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domenica 5 marzo 2017

AUGURI PASOLINI

Scrittore, poeta, regista, giornalista, ma anche filosofo e pittore, un intellettuale scomodo e per molti versi profetico, che seppe intuire più di chiunque altro il percorso che stava compiendo la società italiana, ma anche perché, incredibilmente, riuscì a presagire la sua stessa morte, basti pensare al suo film d'esordio, Accattone.

Legato alla sua scomparsa c?è anche un altro presagio: nell'ultima intervista rilasciata da Pasolini a Furio Colombo poche ore prima di essere ucciso, disse:
«Lo sanno tutti che io le mie esperienze le pago di persona. Ma ci sono anche i miei libri e i miei film. Forse sono io che sbaglio. Ma io continuo a dire che siamo tutti in pericolo [?] Io dico che le vostre obiezioni sono sbagliate perché non vi siete accorti che dai codici della malavita, come da quella che voi chiamate 'politica', è ormai esclusa l'umanità. Oggi si deve uccidere, voi non avete idea di quanti siano a crederlo. La morte è un comportamento di massa. A me resta tutto, cioè me stesso, essere vivo, essere al mondo, vedere, lavorare, capire'(1 novembre 1975, La Stampa)».
Furio Colombo ricorda così quell'intervista: «Quella conversazione, la sua ultima intervista, avvenne nella sua casa, seduti accanto al suo tavolo. Niente registratore. Era il Pasolini del suo ultimo film e quindi un Pasolini parecchio più duro e cupo, con gli occhi sgranati su un paesaggio di tragedia. È come se mentre lui guardava me guardava anche una scena alle mie spalle, che io non vedevo, che nel frattempo era diventata molto ma molto più tragica'non ho mai pensato che quell'intervista fosse la rivelazione della sua morte, no, ho pensato che quell'intervista fosse la rivelazione del tempo in cui stavamo entrando'».
A trent'anni dalla sua morte, nel maggio del 2005, Pino Pelosi, il 'ragazzo di vita' condannato per aver ucciso Pier Paolo Pasolini, durante la trasmissione Ombre sul giallo ha confessato, per la prima volta, che quella notte non fu lui ad ammazzarlo, bensì altri uomini di cui però non conosce l'identità. Non ha mai avuto il coraggio di rivelare la verità, dice, per paura, per proteggere la sua famiglia. Queste sue dichiarazioni hanno portato la Procura di Roma a chiedere di riaprire il caso, ma dopo una prima riapertura del fascicolo giudiziario i magistrati di Roma hanno concluso che non c'erano elementi sufficienti.

Chi era PPP?
Nella Cineteca del comune di Bologna è custodito l'archivio di Pier Paolo Pasolini: si tratta di migliaia di documenti, fotografie e filmati, un materiale preziosissimo curato per anni da Laura Betti, musa del regista e interprete di tanti suoi film. È qui che è possibile ripercorrere la storia, l'arte, la personalità e le contraddizioni di Pasolini, come quelle che riguardano la figura più importante della sua vita, la madre Susanna Colussi.

Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo del 1922; è il primogenito del Tenente di fanteria Carlo Alberto Pasolini, discendente di un'antica famiglia nobile, e della maestra elementare Susanna Colussi, di origini contadine. Durante la sua infanzia, a causa dei continui trasferimenti del padre, la famiglia Pasolini cambierà diverse città; l'unico punto di riferimento rimarrà una cittadina friulana, Casarsa: è lì infatti che i Pasolini soggiornano durante l'estate.
Intanto a Belluno, nel 1925, nasce il secondogenito, Guidalberto.
Pier Paolo si caratterizza fin da piccolo per le sue capacità di apprendimento e per la sua sensibilità: si lega alla madre in modo sempre più simbiotico. Dacia Maraini, amica del poeta, a questo riguardo racconta: «Lui diceva che alle elementari, quando era bravo, gli mettevano un fiocco sul petto, e allora lui tornando da scuola vedeva la madre che lo aspettava alla finestra e che spiava questo suo ritorno, e lui da lontano gli indicava il fiocco. Ed era così felice: sapeva che sua madre gli faceva un gran sorriso di accoglienza. Per lui le donne erano tutte o madre o nulla!».
Da Supplica a mia madre di Pier Paolo Pasolini: «Tu sei la sola al mondo che sa del mio cuore ciò che è sempre stato, prima di ogni altro amore. Per questo devo dirti ciò che è orrendo conoscere, è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia'».
Fernaldo Di Giammatteo nel 1967, intervistò Susanna Colussi ne Le confessioni di un poeta: «Questo è lo studio di Pier Paolo, ha voluto lì la camera da letto perché dice: 'Se mi viene qualche ispirazione, magari di notte, o di mattina, io mi alzo e trovo subito da scrivere'? Era molto affettuoso, sì, quando dicevo che stavo male e avevo il mal di testa, lui si inginocchiava di fronte all'immagine della Madonna e là pregava, piangeva, finché non dicevo che stavo bene».
Il rapporto con il padre, invece, diventerà ben presto difficile e pieno di incomprensioni. In un'intervista, Pasolini, lo racconterà come un tipico rapporto segnato dal complesso di Edipo: «Mio padre, è difficile parlar di lui perché era un uomo molto diverso da me, con cui ho avuto dei rapporti molto difficili. Mio padre era un uomo un po' all'antica, un ufficiale; totalmente il contrario di quello che pensassi io allora e adesso. Io inconsciamente forse ero profondamente nemico a lui, e lui a me, ma in realtà poi è stato lui che mi ha quasi spinto a scegliere la carriera che poi ho intrapreso».
Con il fratello minore intanto vive una relazione di amicizia e di stima reciproca. Per Guido, infatti, il fratello maggiore è un esempio da seguire: bravo negli studi (frequenta le elementari con un anno d'anticipo) e anche nei giochi da ragazzi, come le partite a calcetto, da sempre una grande passione per Pier Paolo.

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