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martedì 14 febbraio 2017

San Valentino: il Santo degli Innamorati tra storia, miracoli e leggende

Oggi è la festa dell’amore: in tanti già nei giorni scorsi hanno ultimato i preparativi e oggi c’è chi non sospetta sorprese, chi non ha voglia di festeggiare e chi, invece, indifferente alle ricorrenze, si “accontenta” di avere accanto una persona che lo/a ami incondizionatamente. Ancora prima di cioccolatini, rose, gioielli ed altri impensabili gadget che hanno trasformato il 14 febbraio nella sagra del consumismo, del materialismo e dell’eros sfrenato, al punto da dimenticare le reali origini della festa, è opportuno conoscere qualcosa in più su San Valentino.

Nato a Interamna Nahars, l’attuale Terni, da una famiglia nobile, nel 175 d.C,, fu consacrato vescovo di Terni a soli 21 anni da San Feliciano di Foligno e nel 270 venne chiamato a Roma, su invito del filosofo e oratore greco e latino Cratone, dove predicò il Vangelo, convertendo molti pagani, anche grazie alla sua eloquente oratoria. Si dice, infatti, che quando parlava tutti pendessero dalle sue labbra che sapevano aprire il cuore anche ai pagani più incalliti nei vizi. Valentino fu molto amato e rispettato dal popolo, soprattutto da bambini, malati e giovani. Morì decapitato nel 273, dopo essere stato flagellato fuori le mura di Roma, lungo la via Flaminia, a causa delle persecuzioni contro i Cristiani sotto l’imperatore Aureliano. Purtroppo i documenti riguardanti la vita del Santo martire sono pochi: il più antico risale all’VIII secolo e racconta alcuni particolari del martirio, la tortura, la decapitazione e la sepoltura ad opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio, anch’essi decapitati per aver raccolto il corpo del Santo. Gli stessi discepoli ci raccontano del miracolo che scatenò l’immediata conversione di moltissima gente, loro compresi: la guarigione di Chermone, il figlio di Cratone, afflitto da una paralisi. Dopo questo miracolo, lo stesso Cratone, nato da una famiglia pagana, si convertì al Cristianesimo, facendosi battezzare assieme alla moglie, a tutta la famiglia e ai suoi allievi. Anche Cratone, assieme a tutta la famiglia, venne condannato a morte con l’accusa di seguire Valentino e l’unico superstite fu il figlio Chermone. Si dice che fu quest’ultimo a edificare la prima Basilica dedicata al Santo Patrono di Terni.

Tra i miracoli compiuti dal Santo: quello secondo cui ridiede la vista alla figlia cieca del suo carceriere Asterius (quando fu catturato e messo in carcere per la prima volta su ordine dell’imperatore Claudio II il Gotico). Nel corso della sua vita San Valentino rivolse un’attenzione particolare verso i giovani e le famiglie, che accoglieva all’interno del suo bellissimo giardino fiorito, dando a tutti consigli e sostegno; ripetendo in continuazione “Dio ci ama e noi dobbiamo restituirgli questo amore, amando il prossimo come lui ci ha amato”.Era solito donare una rosa ai giovani fidanzati che si recavano da lui chiedendo una benedizione ed invitava lLe famiglie che erano in difficoltà economica o che non riuscivano ad avere figli, a guardare alla Sacra Famiglia di Nazaret, ad avere fiducia nella divina provvidenza, insistendo nel rivolgere lo sguardo alla figura della Vergine Maria, incoraggiandoli, benedicendoli e pregando con loro, assicurando sempre le sue preghiere. Forse è per questo che San Valentino viene associato agli innamorati: nel suo lungo cammino di vita ebbe molto a cuore i giovani fidanzati e le famiglie.

L’origine della festa degli innamorati, però, rappresenta soprattutto il tentativo, da parte della Chiesa cattolica, di porre fine ad un popolare rito pagano per la fertilità. Fin dal quarto secolo a.C. i romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, il dio Lupercus. Lungo le strade della città veniva sparso il sangue di alcuni animali, come segno di fertilità, ma il vero e proprio rituale consisteva in una specie di lotteria dell’amore: i nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo dio venivano messi in un’urna e opportunamente mescolati, quindi un bambino sceglieva a caso alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità, affinché il rito della fertilità fosse concluso. I padri precursori della Chiesa, determinati a porre fine a questa pratica licenziosa, si prodigarono per cercare un santo “degli innamorati” in sostituzione dell’immorale Lupercus. Nel 496 d.C. Papa Gelasio annullò questa festa pagana e si diede il via al culto di San Valentino, un vescovo che era stato martirizzato circa duecento anni prima e che si era distinto in vita per aver diffuso l’importanza dell’amore.

Tante le leggende legate al Santo. Tra le più famose, quella della rosa della riconciliazione. Si narra che un giorno il Santo ascoltò due giovani fidanzati discutere, andando loro incontro con il volto sereno e sorridente, tenendo in mano per loro una rosa che ebbe il magico potere di calmare i due innamorati in lite. I due tornarono da lui per ricevere la benedizione per il matrimonio, proprio come aveva desiderato il Santo Vescovo. Molti vennero a conoscenza dell’accaduto, invocando la sua benedizione sulle famiglie appena nate. Un’altra leggenda dice che San Valentino permetteva a tutti i bimbi di giocare liberamente nel giardino che egli coltivava con tanto amore, affacciandosi ogni tanto dalla sua cappella per sorvegliarli. Ogni sera scendeva in giardino, accolto dalla vivacità di quei bimbi e li benediceva tutti, dando a ciascuno un fiore da portare alla loro mamma, assicurandosi che tornassero presto a casa, mostrando amore e rispetto per i loro genitori. Si narra anche che un giovane centurione romano, Sabino, era follemente innamorato di una bella ragazza, Serapia, chiedendola in sposa. I genitori della fanciulla, dato che Sabino era pagano e loro cristiani, non erano favorevoli al matrimonio. Serapia, allora, suggerì al suo amato di andare dal loro Vescovo per ricevere il battesimo; cosa che egli, per amore, decise di fare. Presto però, scoprì che Serapia era affetta da una grave forma di tisi. All’arrivo del Vescovo, presso il letto della moribonda, Sabino lo supplicò di non essere separato dalla sua amata. Valentino, allora, alzò le mani verso di loro e quei due cuori furono uniti per sempre da un dolce sonno.

Si narra anche che Valentino possedeva un grande giardino che nelle ore libere dall’apostolato coltivava con le proprie mani. Egli era veramente buono e permetteva ai bambini di andare a giocare lì, regalando loro un fiore da portare a casa la sera. Quando Valentino fu condannano dal re al carcere a vita, i bimbi, sentivano molto la sua mancanza ed il Santo, dal suo canto, pensava che loro non avrebbero più avuto un luogo sicuro in cui giocare. Fu allora che il Signore fece fuggire dalla gabbia del custode 2 dei piccioni viaggiatori che, guidati da un misterioso istinto, ritrovarono il carcere dove era rinchiuso il Santo. Valentino li riconobbe da dietro le sbarre della sua piccola finestra del carcere, li prese tra le mani, li accarezzò e legò al collo di uno un sacchetto fatto a cuoricino con dentro un biglietto e al collo dell’altro una chiavetta. Quando i piccioni ritornarono, i bimbi e i loro familiari notarono quello che era appeso ai loro colli: la chiavetta era quella del giardino e sul biglietto c’era scritto: “A tutti i bimbi che amo… dal vostro Valentino”.

Secondo una tra le tesi più accreditate, fu il circolo di Geoffrey Chaucer a consacrare la festa di San Valentino come festa per antonomasia degli innamorati. Chaucer, nel suo poema“Parlamento degli uccelli” , associa la ricorrenza al fidanzamento di Riccardo II d’Inghilterra con Anna di Boemia. In ogni caso, in Francia e Inghilterra, nel Medioevo, si riteneva che a metà febbraio iniziasse l’accoppiamento degli uccelli; evento che si prestava a far consacrare il 14 febbraio come festa degli innamorati. Ma a quando risale la connotazione più commerciale della festa? Nei Paesi anglosassoni il tratto più caratteristico è lo scambio di“Valentine”, bigliettini d’amore con le sagome dei simboli dell’amore romantico (es. cuori, colomba, cupido). La più antica «Valentine» di cui si abbia traccia risale al XV secolo, e fu scritta da Carlo d’Orléans, allora detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge alla moglie con le parole: «Je suis déjà d’amour tanné, ma très douce Valentinée». A metà Ottocento negli Stati Uniti tal Esther Howland iniziò a produrre biglietti di San Valentino su scala industriale. Con il passare del tempo la tradizione dei biglietti amorosi divenne secondaria rispetto allo scambio di scatole di cioccolatini, mazzi di fiori o gioielli.ù

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