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sabato 18 febbraio 2017

Riflessione sull'ignoranza in Italia

Ciascuno di noi lo sperimenta ogni giorno. Sempre più persone hanno difficoltà a compilare un modulo, anche quando ci sforziamo di renderli semplici e comprensibili. Troppe volte ci capita di leggere errori grammaticali in articoli di giornale o di ascoltarli in televisione. E non si tratta di un problema “minore” rispetto a quelli gravissimi in cui si dibatte il nostro paese, anzi, è il più grave di tutti. La mancanza di istruzione è uno dei più gravi limiti dello sviluppo democratico di un paese: non ci può essere vera democrazia in un paese in cui le persone non sanno leggere, scrivere e far di conto, come si diceva un tempo. Sconfiggere l’ignoranza è il primo dovere dI uno stato serio, a ogni latitudine e in ogni tempo.
Di questa lettera però mi interessa soprattutto un altro aspetto: il suo essere così intrinsecamente italiana. Perché vede che c’è un problema e ne individua le responsabilità; degli altri. In Italia è sempre così: è sempre colpa di altri. Gli estensori e i firmatari di quella lettera dal contenuto sacrosanto non sono marziani arrivati all’improvviso nel nostro paese e chiamati a osservare, a giudicare e, nel caso, a condannare. Sono seicento professori universitari, molti di loro hanno o hanno avuto altri incarichi, molti di loro fanno o hanno fatto politica, sono seicento persone che fanno parte a tutti gli effetti della classe dirigente di questo paese. Forse se siamo a questo punto, cari professori, è anche colpa vostra. Quegli insegnanti poco preparati delle scuole elementari, che non insegnano più la grammatica, sono stati vostri allievi, quei politici che hanno tolto peso all’insegnamento della grammatica sono stati vostri allievi o militano nel vostro partito, ci potete parlare anche senza bisogno di scrivere una lettera. E’ anche colpa vostra, cari professori, perché è anche colpa nostra, di noi cittadini, perché quei politici li abbiamo votati, perché alla grammatica diamo poco peso, perché – quando siamo genitori – poco ci curiamo di quello che viene insegnato a scuola ai nostri figli. E anche voi, cari professori, come noi, siete cittadini e quindi condividete questa responsabilità e in più siete anche voi scuola, anche voi fate parte delle persone a cui è demandato il compito di educare le cittadine e i cittadini. Certo voi non dovete insegnare a leggere e a scrivere, a quello devono pensarci i maestri elementari, ma non pensate che forse il vostro latinorum può fare altrettanti danni?

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