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giovedì 23 febbraio 2017

L'odio come chiave di legittimazione politica

La demonizzazione dell’”altro”, del diverso, vero cancro dell’era moderna. Stiamo parlando del tema centrale che ha caratterizzato il consueto Rapporto Annuale 2016-2017 di Amnesty International che la storica organizzazione in difesa dei diritti umani presenta appunto ogni anno per fare il punto della situazione in ogni angolo del pianeta e che ieri è stato reso pubblico a Roma presso presso l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana.


Purtroppo ogni volta che ascoltiamo e leggiamo ciò che dicono e scrivono c’è poco da stare allegri. Quest’anno c’è questo mantra del “noi contro loro” che sta caratterizzando la retorica della politica mondiale soprattutto in Europa e negli Usa, una scelta che fatalmente rende più debole la risposta alle varie atrocità che vengono commesse in ogni angolo della Terra e nello specifico in tutti i 159 paesi che ogni volta vengono presi in esame. Secondo Salil Shetty, segretario generale di Amnesty, “il 2016 è stato l'anno in cui il cinico uso della narrativa del 'noi contro loro', basata su demonizzazione, odio e paura, ha raggiunto livelli che non si vedevano dagli anni Trenta dello scorso secolo. Un numero elevato di politici sta rispondendo ai legittimi timori nel campo economico e della sicurezza con una pericolosa e divisiva manipolazione delle politiche identitarie allo scopo di ottenere consenso. Una vera e propria fabbrica che produce divisione, paura e odio e che vede messi insieme personaggi di provenienza diversa ma accomunati dalle stesse pericolose parole d’ordine.

Da Trump a Orbán, da Erdogan a Duterte, sempre più politici che si definiscono anti-sistema stanno avanzando politica che perseguita, usa come capri espiatori e disumanizza interi popoli. Le odierne politiche di demonizzazione spacciano vergognosamente la pericolosa idea che alcune persone siano meno umane di altre. Così si rischia di dare via libera ai lati più oscuri della natura umana. Per questa ragione anche democrazie consolidate hanno “chiuso gli occhi di fronte a crimini di guerra, favorito accordi che pregiudicano il diritto a chiedere asilo, approvato leggi che violano la libertà di espressione.

Ben 36 paesi hanno violato il diritto internazionale respingendo illegalmente rifugiati in paesi dove i loro diritti umani erano in pericolo. Come di consueto ce n’è anche per il nostro Paese. In italia, non possiamo non constatare che quella retorica divisiva, del ‘noi contro loro’, è spesso presente nei discorsi di alcuni leader nazionali, in quelli di Matteo Salvini della Lega Nord, ma anche di Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia oltre a essere piuttosto diffusa a livello di esponenti politici locali, anche di altri partiti. Un paio di giorni fa, nel contesto di una campagna di tesseramento, Salvini ha detto che "ci vuole una pulizia di massa anche in Italia ... via per via, quartiere per quartiere e con le maniere forti”. In questo contesto il permanere del reato “di ingresso e soggiorno irregolare”, insomma di clandestinità, dimostra quanto ci sia ancora da fare ad ogni livello contro la criminalizzazione nei riguardi di chi fugge da guerre e povertà.

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