In una notte d’inverno del 1919 un corpo senza vita giaceva tra le acque gelide di un canale, nel cuore di Berlino. Era il corpo di Rosa Luxemburg, crudelmente assassinata dai Frainkorps. Quella notte, per un istante, le lancette della Rivoluzione si fermarono. Rosa Luxemburg nacque nella fredda cittadina di Zamosc, tra le imponenti roccaforti e i colori pastello delle palazzine. Lo sguardo severo e deciso; l’animo indomabile; il cuore totalmente devoto alle idee marxiste. Una vita scandita dal suono della Rivoluzione. Questa è Rosa Luxemburg. Fin da giovane si avvicinò alle idee socialiste, aderendo al movimento clandestino di sinistra, il “Proletariat”, ma per sfuggire ad un arresto, fu costretta ad abbandonare la propria terra. Si trasferì, dunque, prima in Svizzera e poi in Germania, dove, con un matrimonio di convenienza, ottenne la cittadinanza tedesca. A quel tempo però il primordiale pensiero socialista di Marx, era intaccato da varie correnti, spesso contrastanti, le cui principali furono: il riformismo socialdemocratico e il centralismo burocratico.
Rosa Luxemburg si collocò in una posizione radicale e rivoluzionaria, adottando un atteggiamento critico e diffidente nei confronti delle teorie revisioniste, al fine di ripristinare il pensiero marxista, quello originale, depurato da tutte le varianti contemporanee. Da una parte, in netto contrasto con le teorie riformiste di Berstain, Rosa Luxemburg sosteneva che il capitalismo poteva essere sconfitto, solo con l’attuazione della rivoluzione socialista e non mediante il dibattito e la burocrazia parlamentare. Una rivoluzione dal basso e di tutti, eseguita quotidianamente e spontaneamente dalle masse, nella quale il partito avrebbe dovuto solo indicarne la direzione. Dall’altra parte la Luxemburg si pose in netto contrasto anche con l’idea dell’inevitabilità del socialismo di Kautsky. Ella, al contrario, riteneva che ad essere inevitabile fosse il crollo del capitalismo, dopo il quale si sarebbe presentata una scelta: socialismo o anarchia, “socialismo o barbarie”? Nel 1905 Rosa Luxemburg tornò in Polonia, per partecipare alla prima rivoluzione russa. Sebbene la Luxemburg desiderava ardentemente l’indipendenza della sua terra, riteneva che solo con la lotta al capitalismo si potesse aspirare alla libertà. Questa idea, considerata eretica dai nazionalisti, venne esposta nella rivista “ La causa dei lavoratori,”fondata dalla stessa Luxemburg.
Di fronte agli orrori della prima guerra mondiale ed essendo fermamente antimilitarista, ella istituì la “Lega Spartachista”, un gruppo rivoluzionario, nato da un movimento pacifista, con l’obbiettivo di attuare la rivoluzione sul modello della Russia bolscevica. La devozione della Luxemburg alle idee marxiste era viscerale, ma non assoluta. Difatti nella sua opera più importante “L’accumulo del Capitale”, elaborò una minuziosa analisi riguardo la crisi del capitalismo che, al contrario di Marx, individuò nella fase della formazione del monopolio, rappresentata dall’imperialismo. Quest’ultimo, che apparentemente rappresenta lo strumento di diffusione del capitalismo, in quanto assoggetta nuove aree di mercato non ancora capitalistiche, non è altro che il suo maggior limite, nel momento in cui l’espansione del mercato non è più possibile. In questa fase il crollo del capitalismo è una certezza e la rivoluzione diventa indispensabile. Nel 1918 la Luxemburg, assieme a Karl Liebknecht, venne arrestata e condannata a due anni di reclusione. Partecipò alla Rivoluzione Tedesca del novembre 1918 e contribuì a fondare il Partito Comunista tedesco. Durante la “Rivolta di Gennaio” del 1919 venne rapita ed in seguito assassinata.
In prigione Rosa Luxemburg, scrivendo ad una cara amica ricordò un’afosa estate nei pressi della Liguria. Racchiusi in quelle memorie vi sono semplici e puri attimi di vita quotidiana, momenti di serenità lontano dalla politica, lontano dalla rivoluzione.
“ Rimanere umani – scrive – significa gettare con gioia la propria vita sulla grande bilancia del destino, quando è necessario farlo, ma nel contempo gioire di ogni giorno di sole e di ogni bella nuvola; ah, non so scrivere una ricetta per essere umani, so soltanto come si è umani…”. 
Questi ricordi accompagnarono Rosa lungo il drammatico destino della morte.