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domenica 8 gennaio 2017

Non è la neve ma l’indifferenza a uccidere

Può esssere normale che in inverno che cada la neve. Poi esiste anche quela artificiale, abbiamo in qualche modo “inventato” la neve, in bombolette da mettere sui presepii e soprattutto con i cannoni, per allungare la stagione sciistica nelle località invernali. Non è ammissibile che delle persone muoiano a causa del freddo e della neve in una società in grado di fabbricare la neve a proprio piacimento,
E' doveroso– ed è possibile, se lo vuole – essere in grado di impedire queste morti. Così come deve essere in grado di garantire che i mezzi di soccorso possano raggiungere chi si trova in difficoltà.

Può essere vero che la neve ci “disturbi” così tanto perché ci mette di fronte ai nostri limiti, ci ricorda che la natura è ancora, per fortuna, più forte della nostra specie, che pure ha l’ambizione di controllarla, sfruttarla, dominarla. La neve ci costringe a fermarci, e noi viviamo in un mondo in cui sembra impossibile fermarsi: abbiamo bisogno di essere sempre connessi, abbiamo bisogno di comunicare in ogni momento, abbiamo bisogno di sapere tutto quello che succede in ogni parte del mondo. E soprattutto abbiamo bisogno di muoverci in ogni momento per andare a comperare qualcosa. E’ come se avessimo paura di fermarci, perché quella sosta forzata ci costringe a pensare, a riflettere, a stare con chi non vorremmo mai stare, ossia con noi stessi.
E forse dovremmo anche ricordare che il problema di questa socetà di cui tutti noi siamo responsabili, non è il freddo, ma la nostra indifferenza. Appiamo perso il valore dell'aiuto e dispezziamo coloro che non hanno un posto in cui stare. E sono molte di più le famiglie che vivono in condizioni precarie, sono costrette a lasciare le loro case, magari perché qualcuno di noi ha bisogno delle neve artificiale.

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