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lunedì 9 gennaio 2017

MPS, I RICCHI RUBANO E NOI PAGHIAMO


L’aumento di capitale di Montepaschi non sarà di cinque miliardi, ma di 8,8. Dei quali 6,5 a carico dei contribuenti: vale a dire 251 euro per ciascuno di noi.  Dopo il referendum la banca ha assistito alla fuga dei risparmiatori e dei correntisti, pertanto il buco si è allargato a voragine e la Bce impone di immettere più liquidità nelle casse dissestate di Montepaschi.

Ma ciò che lascia basiti è la sconsiderata gestione del credito da parte della banca senese, con molti finanziamenti che si sono trasformati in sofferenze. Da un’analisi sommaria si scopre che il 70% degli insolventi del Monte non sono artigiani o commercianti travolti dalla crisi, ma sono da attribuire a prestiti a ricchi.

Capitani d’industria, politici, finanzieri spregiudicati rappresentano la lista dei cattivi che hanno avuto rapporti con l’istituto di credito toscano.

Sogenia, ad esempio, il gruppo energetico riconducibile alla famiglia De Benedetti, oberato da 600 milioni di perdite. Le banche finanziatrici esigevano un rientro ed Mps ha convertito il debito in azioni, intervenendo di fatto a gestire l’azienda.

Poi il gruppo Marcegaglia, il colosso dell’acciaio di proprietà di Emma e Antonio Marcegaglia, destinatario il marzo scorso di un ennesimo finanziamento di mezzo miliardo di euro, nonostante la società fosse gravata di debiti per 1,5 miliardi.

Un prestito spalmato nei prossimi sette anni, a fronte di una liquidità del Mps, certificata dalla Bce, che non va oltre i quattro mesi.

L’Europa è anche disponibile a concederci un aumento del debito pubblico di 20 miliardi per mettere in sicurezza le banche, costringendoci negli anni a venire al rispetto del Fiscal Compact, cioè la diminuzione del nostro debito pubblico.

In che modo?

Nel solito: aumenti delle tasse e tagli alla spesa, sanità, trasporti e scuola in primis e non strappiamoci i capelli se la gente alle prossime elezioni voterà Salvini o Grillo.

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