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lunedì 16 gennaio 2017

Lo strano intreccio tra cyberspionaggio, mafia e massoneria

Tutto ha avuto inizio con l’inchiesta condotta dalla Procura di Roma e denominata Eye Pyramid, per la quale la polizia postale ha arrestato, nei giorni scorsi, i due fratelli Occhionero. Quello che viene a delinearsi, dietro le attività di cyberspionaggio dei due, è un intrigo dai contorni inquietanti, forse addirittura internazionali. I due avrebbero infatti spiato personaggi di spicco italiani, tra cui Matteo Renzi, Mario Draghi, Mario Monti, e molti altri, leggendo inoltre le loro conversazioni private.

L’intento? Ancora non è chiaro: per alcuni il timore è che i due fratelli volessero vendere le informazioni raccolte a servizi segreti degli Stati Uniti (anche se all’indagine ha collaborato anche l’Fbi) oppure a soggetti dell’altissima finanza, mondo nel quale i due -residenti a Roma, ma domiciliati a Londra- erano conosciutissimi.

Ma come facevano, i due, a raccogliere le informazioni ritenute interessanti? Gli investigatori, nei giorni scorsi, hanno scoperto che i fratelli si avvalevano di una rete estesa di computer preliminarmente infettati tramite la diffusione del malware “EyePyramid“, da cui il nome dell’inchiesta. Un nome che lascia ben poco spazio a dubbi e rimanda direttamente alla massoneria, che in questo caso gioca un ruolo di primo piano.

Col passare dei giorni, infatti, si è scoperto come Giulio Occhionero sia effettivamente legato ad una loggia massonica, membro della ‘Paolo Ungari – Nicola Ricciotti Pensiero e Azione’ di Roma, della quale in passato ha ricoperto il ruolo di maestro venerabile. Tale loggia fa parte del Grande Oriente d’Italia, il cui maestro, Stefano Bisi era egli stesso controllato e spiato dagli Occhionero, assieme ad altri confratelli.

E non è finita: secondo gli inquirenti gli indizi raccolti in altre inchieste lasciano intendere che la vicenda di spionaggio “non sia stata un’isolata iniziativa dei due fratelli ma che, al contrario, si collochi in un più ampio contesto dove più soggetti operano nel settore della politica e della finanza secondo le modalità” adottate dai fratelli Occhionero.

Una vasta rete, quindi, un intrigo destinato ad allargarsi sempre più nei prossimi giorni e che continua a riservare sorprese, chiamando in causa anche la mafia. Non solo si è scoperto come, tra i collaboratori della società di investimenti Occhionero, Westlands Securities, ci fosse Gianluigi Caruso, secondo alcuni legato alla massoneria e già condannato a cinque anni per ‘ndrangheta, ma pure il caso ha dato il la alla commissione antimafia per cercar di far luce, una volta per tutte, sul potere dei confratelli e i loro legami con la criminalità organizzata. Per questo, la presidente Rosy Bindi, è tornata all’attacco e ha richiesto a Bisi gli elenchi di tutti gli iscritti.

La richiesta, in realtà, era già stata presentata in passato, a seguito di un’altra scoperta inquietante: la presenza di un gran numero di logge a Castelvetrano, in provincia di Trapani, paese natale della “primula rossa” Matteo Messina Denaro. E non è un mistero, da anni, tutti gli inquirenti e pm che indagano sulla sua latitanza, sottolineano come “Diabolik” riesca a nascondersi e sottrarsi alla giustizia grazie, soprattutto, alla fitta rete massonica e di poteri deviati che lo protegge.

Fu in quell’occasione, quindi, che la Bindi domandò per la prima volta i famigerati elenchi. Richiesta sempre rispedita al mittente, svariate volte, almeno fino a oggi, quando, a fronte del caso Occhionero, il Gran Maestro non potrà più tirarsi indietro e verrà interrogato dalla Commissione. Contestualmente, la Bindi potrà avvalersi dei poteri dell’autorità giudiziaria, e contare sull’appoggio delle forze dell’ordine per ottenere l’elenco. “O Bisi fa chiarezza sui rapporti tra massoneria e mafia e sulle attività dei fratelli Occhionero oppure si rischia uno scontro vero e proprio”, ha dichiarato in proposito. Nel frattempo, gli Occhionero restano in carcere (la richiesta di scarcerazione presentata dai loro legali è stata rigettata) e non sembrano intenzionati a parlare.

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