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venerdì 27 gennaio 2017

Lo stato ha abbandonato il territorio italiano

Solo oora, dopo terremoti, valanghe e devastazioni, con oltre 10 mila cittadini per giorni senza luce, distruzione di interi paesi e decine di morti, il Governo prende atto della esistenza dell'emergenza per anni sottovalutata: la prevenzione del territorio e la sua messa in sicurezza.

Sicuramente la storia è maestra di vita, ma dagli eventi sismici degli ultimi anni e dalle "ricostruzioni" abbiamo imparato ben poco, la nostra classe politica TUTTA se ne frega, incapace di cogliere le criticità, per questo solo all'indomani della strage in un albergo, che non avrebbe dovuto essere costruito ove invece si trovava, all'indomani di un allarme mai raccolto e sottovalutato, a palazzo Chigi si torna a parlare della legge delega per la riforma della Protezione civile.

Dire che la macchina della protezione civile non funziona vuol dire rendere atto che senza vigili del fuoco e volontari le zone colpite dal sisma sarebbero in una situazione ancora piu' drammatica di quella attuale. La distruzione del Corpo Forestale dello Stato è stata un grave errore che il Pd non ha mai ammesso fino ad oggi


La questione non puo' quindi ridursi allo stanziamento di fondi straordinari per la nuova emergenza terremoto e maltempo, quello che serve è ben altro.

Vogliamo fare alcuni esempi?

un piano di assunzioni nei vigili del fuoco e di fondi destinati al potenziamento della struttura di pronto intervento. Per fare cio' bisogna rivedere i blocchi in materia di assunzione nella pubblica amministrazione, al contrario ci sembra che il Governo perseveri sulla strada dissennata dei decreti Madia, nel silenzio assenso dei sindacati.

Ammesso, ma non concesso, che sia impossibile ripristinare il corpo forestale dello stato, vogliamo capire chi e come sostituiranno i forestali. Per capirci le funzioni trasferite dalle Province ai Comuni sono presenti solo sulla carta e in questi giorni tocchiamo con mano strade dissestate e plessi scolastici senza manutenzione. IL trasferimento delle funzioni è solo lo strumento con cui disimpegnarsi, il caso delle Province e della anticostituzionale Legge Del Rio è emblematica.

Pensavamo che l'esperienza della Protezione civile spa fosse stata di insegnamento ma evidentemente ci sbagliavamo.
Oggi si continua a parlare non di un piano per ricostruire velocemente aziende e case, per la messa in sicurezza del territorio, per far ripartire l'economia e la vita di territori distrutti.

Ben vengano i pareri dell’Anac (anticorruzione) per dare il via ai lavori ma della anticorruzione non facciamo una scusa per ritardare gli interventi e soprattutto per rivedere in toto le politiche in materia di gestione e manutenzione del territorio.

Siamo quindi sicuri che ci si possa limitare ad approvare il ddl delega in materia di protezione civile che venne approvato dalla Camera nel settembre del 2015 e da allora è inspiegabilmente bloccato?

Noi pensiamo di no perché ancora una volta si evita di affrontare i problemi reali scaturiti dalla gestione affaristica delle grandi opere che hanno attirato capitali che avrebbero dovuto essere spesi per la messa in sicurezza del territorio.

Ancora una volta si fa finta che non ci siano state le soppressioni di Province e Corpo Forestale con innumerevoli e negative conseguenze, anzi si persevera nell'errore e chi come noi evidenzia contraddizioni e problemi reali viene presentato con un disfattista.

Allo stesso tempo il sistema attuale delle autonomie locali non è certo un modello da seguire tra esternalizzazioni dei servizi e un ruolo da padre padrone dei sindaci.

Il doppio controllo della Consip e dell'Anac sulle gare pubbliche avrà sicuramente accresciuto la trasparenza amministrativa ma dai fatti di cronaca capiamo che la corruzione sia tutt'altro che debellata e allo stesso tempo ci si dedica per lo piu' alle grandi opere, non certo alla ricostruzione dei paesi e alla messa in sicurezza dei territori.

Serve oggi un grande investimento economico ma soprattutto chiarezza, quella chiarezza che non puo' scaturire dal mantenimento dei vincoli in materia di spesa pubblica, dalle priorità assegnate all'alta velocità quando aree del sud continuano ad avere il binario unico.

Da un recente.rapporto di Legambiente si scopre che sono stati soppressi nel silenzio oltre 1.120 chilometri di linee ferroviarie, a cui aggiungere 412 km di rete ordinaria che risulta “sospesa” per inagibilità dell’infrastruttura, come per la Trapani-Palermo, la Gemona-Sacile, la Priverno-Terracina, la Bosco Redole-Benevento e la Marzi-Soveria Mannelli in Calabria. In Molise non esiste più un collegamento ferroviario con il mare: da qualche mese sono scomparsi i treni che dal 1882 collegavano Campobasso con l’Adriatico e con Termoli. In tutto sono 1.532 km di linee ferroviarie su cui non esiste attualmente alcun servizio passeggeri.

Il Governo Gentiloni ha ben altri obiettivi e cerca solo qualche finanziamento europeo con cui partire con le prime ricostruzioni, un equilibrio, pardon compromesso, che accontenti tutti i soggetti istituzionali ed economici senza mai rimettere in discussione le politiche nefaste degli ultimi anni.

Servirebbe invece ben altro a partire dalla rottura dei vincoli europei fino a una responsabilizzazione dei comuni come soggetti primari della ricostruzione e manutenzione dei territori, la abrogazione della Legge Del Rio e obiettivi stringenti alle autonomie locali non sul pareggio di bilancio ma per una veloce ed efficace messa in sicurezza si strade, scuole, territori e corsi d'acqua.

E per chi pensa di speculare sulle opere necessarie meriterebbe una bella requisizione delle proprietà da riportare sotto il controllo dello stato.

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