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mercoledì 25 gennaio 2017

L'Italia e l'uomo forte: un pò di storia

È endemico. È nella nostra natura di Italiani. Abbiamo bisogno dell’uomo forte. Il capopopolo. Quello che distrugge i nemici e prende in mano le sorti di un popolo un po’ bellicoso e litigioso, ma molto pigro e indolente.
Siamo abituati così. Gli arroganti piacciono, quelli che la sparano più grossa fanno faville, raccolgono il coro dei “poco” pensanti, del borbottoni, di quelli che sanno tutto ma in sostanza non fanno nulla.
È sempre stato così. Deriva dalla nostra storia, da come è nato il nostro Paese.
Partiamo dai Romani (addirittura?). Qualche tempo fa lessi, non ricordo dove, che anche se eravamo il centro di uno dei più grandi Imperi della Storia, i “Romani” non sapevano assolutamente cosa succedeva nei territori conquistati e alla frontiere. Uno dei miti dell’Invasione Barbarica insegnata nei libri di storia è proprio che a un certo punto i Barbari fossero arrivati debellando eserciti imbelli che non avevano voglia di difendere i confini. In realtà i confini erano protetti da milizie locali al comando di patrizi locali, spesso neanche consapevoli della “politica” romana. Questa digressione per dire che, in realtà, poco al di là dei confini dell’area intorno a Roma il resto degli Italiani non si sentiva per niente Italiano e quando scoppiava qualche minimo moto di rivolta questo era sempre sedato dal patrizio romano insediato nel territorio, e magari dalla piccola guarnigione in grado di disperdere con il sangue l’abbozzo di rivolta. Nei libri di Storia ci hanno parlato di “Romani” e invece eravamo, anche solo nella penisola, una accozzaglia di tribù ben assoggettate e gestite con la mano rigida dei militari e con qualche buona innovazione, come le strade (per far muovere velocemente truppe e merci) e dalla posta, che non era certo destinata al popolo (non si spedivano molte cartoline all’epoca).
Torino ne è un esempio. Non eravamo una città romana, ma un presidio armato molto molto definito e strutturato. Un enorme centro difensivo, che è rimasto simile a sé stesso per secoli e che in parte gli stessi Savoia, a distanza di secoli, hanno ristrutturato e poi ben organizzato sulla base del castrum romano.

Quindi identità nazionale nessuna. Non ve n’è traccia.

Non parliamo poi dell’arrivo dei Barbari con tutte le loro tribù e usanze provenienti da mezzo mondo (almeno quello conosciuto all’epoca).
Non parliamo poi dei Saraceni, degli invasori delle coste, dei pirati e via discorrendo. Ci siamo attrezzati con cittadine piene di mura e asserragliati dentro a tante torri anche nelle città più antiche, che erano diventati piccoli Stati. Il più forte aveva un minimo di esercito, molto denaro per corrompere, un buon contatto con la Chiesa… (che non si sa mai).

Ecco, la Chiesa. Averla in casa ha influito sicuramente, ma troppo tempo ci vorrebbe per trattare questa “variabile” territoriale e politica, che vive con le sua anomalie anche ai giorni nostri. Va da sé che anche i vescovi o i grandi prelati erano comunque signorotti feudali potenti e ben armati, non molto venerati dal popolo, ma comunque in grado di dominarlo, anche solo con la presenza di un convento ben organizzato ma feudale.

Poi viene il Rinascimento, l’Italia fatta di tanti Principati e qualche abbozzo di micro-nazione nella Nazione che ancora non c’è.
Il doge veneziano che combatte come un dannato in mezzo Mediterraneo, portando avanti il mito della Serenissima, che tanto serenissima non è, è l’esempio emblematico di una nazione ben organizzata e civile (abbastanza) che si sente più “mediterranea” che “italiana”.
Poi c’è tutta la schiera di Principi locali che invece di dar fastidio ai vicini con mire espansionistiche decide di prendersela quasi sempre con il popolo che ogni tanto si ribella, ma solo ogni tanto. Ho un vecchio Atlante storico De Agostini. Ogni tanto lo sfoglio e mi rendo conto che proprio in quel periodo mentre le altre nazioni nascono (Spagna, Francia, Germania, Inghilterra, Portogallo, la stessa Svizzera) noi siamo su una mappa l’equivalente del disegno della trama del vestito di Arlecchino (la maschera perfetta per noi e per il nostro popolo).

Andiamo avanti e con l’arrivo di uno che non si sentiva manco italiano, il Principe di Savoia, che parla francese e cerca disperatamente di prendersi terreni al di là della piccola e francofona Savoia. Anche lui generalmente non fa molto per farsi amare. Il popolo lo segue perché se no finirebbe quasi sempre al patibolo, che nel frattempo è diventato la democratica “ghigliottina” francese. Il Piemonte stesso di quell’epoca è ancora un melting pot di territori gestiti da Conti, Marchesi, Visconti e qualche alto prelato.

Di Nazione proprio non se ne parla. Gli Italiani nei loro “Principati” sono toscani, veneti, papalini, borboni e non si sentono molto Italiani. Qualcuno si ribella e viene passato per le armi. Altri emigrano (iniziano), ma sanno sempre che tanto lo Stato Feudale è ancora un modello assolutamente vigente. Il Signore forte comanda e se non è un Principe è un Vescovo e se non è neanche quello è un Vicerè spagnolo che non perde certo molto tempo con la ricerca dell’identità di popolo e di nazione, anzi…

Qualcuno dice che sia proprio così che, ad inizio del 1800, dopo il banditismo, nel regno Borbonico si consolida il potere della Mafia… In assenza del potere dei viceré spagnoli e in attesa dei bastoni e delle spade dei Piemontesi la Mafia è un “secondo potere” che diventa primo in poco tempo. Il capo mafia è un piccolo Re che comanda e viene rispettato. Il “don” di origine spagnola, che noi conosciamo bene, ma solo perché lo abbiamo visto in Zorro qualche volta fare un po’ il gradasso.

Gli Italiani (liguri, piemontesi, lombardi, toscani, ecc. sarebbe meglio dire) si sono spesso ribellati. Ma alla fine il bastone li ha tenuti dentro alle loro mura. Magari con qualche Palio da correre in modo da sfogare le loro indole guerresche.

Poi arriviamo ai Savoia che conquistano un Paese separato (che non è mai stato unito), ma controvoglia. E questo lo sappiamo tutti. Garibaldi ha fatto operazioni un po’ sgradite, poco previste e non proprio in linea con i desiderata dei poco lungimiranti e poco Italiani Savoia. Nasce uno Stato che coeso non è e dove vige il mito del più forte. Il Signorotto locale magari si chiama Prefetto, magari si chiama Conte o magari è ancora il Vescovo ma è sempre lì a ricordare a tutti che tanto il potere non è nella mani del Popolo. Il Popolo a questo punto secondo me ha persino deciso che non aveva nessuna voglia di essere “Popolo”. Tanto finiva sempre molto male. Meglio farsi i fatti propri e iniziare a delegare al “grande uomo” che tanto faceva comunque quello che voleva.

Meglio lasciar fare. I Mille di Garibaldi, in fondo, in Sicilia e da altre parti, sono stati visti come delinquenti invasori. No?
Garibaldi stesso era considerato un “terrorista”. E forse un po’ lo era anche.

Poi veniamo ai giorni nostri passando dal Fascismo, l’apoteosi di tutti i poteri forti che partono da un Popolo che chiede di essere governato da un “condottiero” in cui ormai si identificano. Le atrocità non le vedono neanche, tanto le hanno sempre viste. Sbottano un pochetto per l’entrata in guerra e iniziano a storcere il naso per le leggi razziali, ma nel loro DNA il potere forte è sempre sostituibile. Via uno dentro un altro. La democrazia è un concetto troppo naive e impegnativo, anche quando si può decidere votando.

Il resto lo sapete tutti.
Qui siamo sempre alla ricerca di quello che sappia urlare più forte e decidere cosa è meglio per noi, onde poi criticarlo (lui, non noi, sia mai!) e sostituirlo con un altro. Quando uno è troppo democratico e poco arrogante non ha le palle e non può essere scelto alla guida del “popolo” italiano. Siamo così, secondo me si può far poco. Felici della nostra ignoranza, che ci protegge e ci consola, e che in fondo ci dona qualcosa che solo noi possiamo vantare, la possibilità di lamentarsi dei danni che noi stessi creiamo.

Ma sempre senza colpa.
Forza Italia, bandiere che sventolano, tutti uniti solo se gioca la Nazionale.

1 commenti:

  1. E' UN GIUDIZIO AMARO, molto realistico, ma: SI DOVREBBE ANALIZZARE LA NOSTRA STORIA A PARAGONE DI QUELLA DEGLI ALTRI POPOLI. Il giudizio non è diverso!.Per quanto ci riguarda ( occorre RILEGGERE la grande storia italiana dei PROMESSI SPOSI) UN Pò TROPPO SERVILISMO, FACILONERIA, PRESSAPOCHISMO, IRRESPONSABILITà, INFANTILISMO, di gente fiacca e smorta, è sicuramente dovuto alla presenza incombente ed ossessiva di Santa Madre Chiesa.

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