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venerdì 27 gennaio 2017

#giornatadellamemoria, Le Vittime dimenticate

Il Nazismo non fù solo sinonimo di shoah, ma anche di altri orrori. Il numero preciso degli omosessuali e disabili internati e assassinati nei campi di sterminio non si conosce, ma si ritiene che siano almeno 80 mila “i soggetti pericolosi per il Reich” eliminati. Vittime dimenticate.


Sull’orrendo fenomeno la maggior parte degli storici preferisce stendere una coltre di silenzio, a parte il riportare alcuni aspetti pruriginosi della vita privata dei gerarchi nazisti, considerati gay, con dubbi anche sulla sessualità di Herman Goering e dello stesso Adolf Hitler.

Il nazismo comunque fa della repressione dell’omosessualità una delle sue bandiere, una micidiale arma politica per distruggere l’opposizione.

Il 23 febbraio 1933 Hitler emana un decreto in cui dispone la chiusura di tutti i luoghi pubblici in odore di frequentazioni gay, di conseguenza la sede del Comitato Scientifico umanitario viene devastato e dato alle fiamme dalle camicie nere, distrutti oltre 10 mila volumi della biblioteca.

Intorno alla fine del 1933 la polizia politica riceve l’ordine di tenere sotto controllo i travestiti, individuarli, schedarli e deportarli al campo di concentramento di Fuhlsbuttel.

L’ideologia antiomosessuale è enunciata da un giurista nazista, Rudolf Klare al convegno della Federazione Internazionale delle Organizzazioni Eugenetiche, che si tiene a Zurigo nel luglio 1934.

Il suo pensiero è in seguito enunciato nel libro “Omosessualità e diritto penale” nel quale auspica l’aggravamento delle sanzioni a carico degli omosessuali maschi ed anche la repressione dell’omosessualità femminile non prevista dal Paragrafo 175 del Codice Penale.

La Gestapo invia una Circolare segreta a tutti gli uffici della Polizia con l’ordine di inviare l’elenco delle persone considerate omosessuali e l’organo ufficiale delle SS, Il Corpo Nero, auspica la pena capitale per gli omosessuali tedeschi.


Addirittura, per legge, vengono perseguite le sole ‘fantasie sessuali’ e i reprobi inviati in campo di concentramento a scopo rieducativo.


Himmler, in un discorso pubblico, afferma la necessità della eliminazione fisica degli omosessuali, considerati dei “degenerati” che possono distruggere la razza tedesca con il loro comportamento sessuale. Intanto Goebbels, Ministro della Propaganda, attacca violentemente le organizzazioni cattoliche, considerate “focolai di omosessuali” e invita la Gestapo ad arrestare i preti gay che “fornicano nelle sacrestie diventate bordelli per omosessuali”.

Nel 1939 la svolta: Himmler dispone che gli omosessuali arrestati per “atti contrari alla morale” siano inviati direttamente nei Lager, senza processo. Così la repressione si intensifica. Il 1 gennaio 1939, è pubblicato l’Annuario del RSHA dal quale risulta che circa 33.000 omosessuali sono stati processati; la maggior parte sono stati condannati e deportati nei Lager.

I “criminali devianti” minacciano la salute del popolo tedesco con i loro “comportamenti indecenti di uomini con altri uomini”, minano il “mantenimento della purezza ariana”.

All’interno dei Lager, gli omosessuali, che portano sugli abiti un contrassegno a forma di triangolo di colore rosa , con chiaro intento spregiativo, svolgono i lavori più ripugnanti, come lo svuotamento delle latrine, oppure quelli più pesanti, come il lavoro nella cave di argilla, per la fabbricazione delle ceramiche Klinker, a Sachsenhausen. Alcuni sopravvivono diventando ‘dolly-boy’ per molti kapò ed SS, in cambio di favori sessuali ricevono razioni di cibo abbondanti e protezione da trattamenti brutali e punizioni.

I più utilizzati come cavie negli pseudo-esperimenti scientifici attuati dai medici delle SS.

Inoltre, spesso sono vessati ed anche stuprati dai loro compagni di baracca. I medici nei loro rapporti sostengono che gli omosessuali non sono recuperabili, pertanto vanno eliminati. Ma una soluzione al problema va trovata e se ne incarica l’endocrinologo danese Karl Vernaet.

Vernaet ritiene che gli omosessuali si possano guarire attraverso la castrazionee poi con l’innesto di un glande artificiale e l’immissione di un ormone maschile sotto l’inguine o sotto la pelle dell’addome.

Himmler è entusiasta della teoria e gli mette a disposizione il Lager di Buchenwald ed il chirurgo Gerhard Schiedlavsky per gli esperimenti medico-chirurgici, che però sono interrotti, probabilmente in seguito ad un’epidemia di febbre gialla, dato che nel Lager si effettuano anche esperimenti su diverse malattie infettive.

Vernaet così continua gli esperimenti nel Lager di Neuengamme, dove molti omosessuali vengono sottoposti al trattamento chirurgico ed ormonale, ma non “guariscono”. Muoiono invece per essere stati imbottiti di ormoni. L’operazione Vernaet fallisce miseramente in un bagno di sangue.

Però la castrazione degli omosessuali diventa così una pratica molto diffusa.

Gli omosessuali, dopo l’intervento, sono inseriti in reparti di disciplina ed inviati a combattere in prima linea, nella formazione Dirlewanger.

Ma molto di ciò che accadde è ancora segreto.

Lo sterminio dei triangoli rosa, così come quello di ebrei, rom, disabili e avversari politici, ha rappresentato lo scoperchiamento del vaso di Pandora, la valvola di sfogo di pensieri inconfessabili che non erano estranei alla società dell’epoca, in Germania come in Italia, in Inghilterra come in Francia o in Russia.

E Berlino, che fino all’avvento del nazismo era stata la capitale delle libertà dell’epoca, si trasformò di colpo in base mondiale del rigurgito omofobico, inferno in terra di uomini e donne che pagavano con la vita la loro inclinazione sessuale.

Questo dovrebbe far riflettere gli ipocriti ultracattolici senza vergogna e soprattutto senza memoria.

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