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mercoledì 11 gennaio 2017

Capodanno sotto le mura

L’anno che si è appena concluso,doveva essere l’anno che consegnava alla memoria la violenza dell’attuale sistema penale e carcerario. Alte sono state le aspettative rispetto agli Stati generali dell’esecuzione penale voluti dal ministro della giustizia, migliaia di operatori coinvolti, tavoli tematici che hanno analizzato a fondo l’attuale sistema e i suoi meccanismi più perversi.
Tante le proposte e le promesse che per mesi hanno illuso detenuti e familiari che qualcosa potesse cambiare: hanno creato l’illusione che potesse essere data, finalmente, l’amnistia e l’indulto, hanno lasciato credere che non ci sarebbero stati mai più bambini in carcere, che sarebbero abrogati una serie di reati che causano l’attuale situazione di sovraffollamento, che venisse introdotto il reato di tortura, che si sarebbe ridata speranza ai sepolti vivi del 41bis ed agli ergastolani ostativi.
Invece, la tanto attesa riforma è ferma al palo del giustizialismo che ormai ha preso il sopravvento in Italia.
Un paese che si continua a trincerare nel vuoto semantico che ormai caratterizza la parola legalità e nello stato d’emergenza che dagli anni 70 ad oggi continua ad opprimere le nostre vite in ogni aspetto del nostro agire. Uno stato d’emergenza e d’eccezione posti a giustificazione dell’abuso di potere e della repressione, preventiva anche, di interi territori e numeri spropositati di gente, della tortura.
La legalità per chi è costretto a vivere in parte, o tutta, la propria vita in prigione, dove viene violata costantemente, a partire dal senso stesso che può avere il carcere, è pura ipocrisia.
D’altra parte, nell’ultimo anno, abbiamo assistito ad una ripresa di mobilitazioni partite da dentro, una ripresa di coscienza da parte della popolazione detenuta stanca di subire in silenzio gli abusi e le torture. Quello che è avvenuto in tantissime carceri durante quest’anno lascia ben sperare per il futuro, persone che riprendono parola anche a costo di subirne le ulteriori conseguenze. Dalle mobilitazioni per l’abolizione dell’ergastolo partita da Siano e che ha visto il coinvolgimento di migliaia di detenuti  a quelle contro il costo spropositato del sopravvitto, dalle proteste contro il sovraffollamento a quelle contro i morti di malasanità penitenziaria. Da Palermo a Tolmezzo sono state decine e decine le carceri dove la gente ha avuto uno scatto di orgoglio per riacquistare la dignità negata da un potere che crea le emergenze solo ed esclusivamente per ingenerare paura e diffidenza nella società, perché un popolo impaurito è un popolo più facilmente governabile.
Noi non abbiamo paura dei nostri fratelli detenuti, abbiamo paura di un sistema che ci vuole criminali e che su questo crea profitto e privilegi. Continueremo a lottare giorno dopo giorno per una società più giusta e più equa.
#AMNISTIA #INDULTO #BASTABAMBININCARCERE #NOERGASTOLO #NOTORTRURA #NO41BIS

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