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mercoledì 18 gennaio 2017

ATTENZIONE, CI STANNO PRIVANDO DELLE LIBERTA'

Con la scusa dell'anti-terrorismo, le leggi in Europa stanno mettendo in pericolo diritti e libertà fondamentali. Stanno trasformando intere nazioni in stati di sorveglianza, permettono un controllo indiscriminato delle persone da parte dei governi, restringono la libertà d’espressione, hanno un impatto soprattutto su minoranze, migranti e attivisti. Con queste leggi “orwelliane” si negano i diritti col pretesto di difenderli. I governi europei stanno usando le misure anti-terrorismo per consolidare poteri draconiani, prendere di mira determinati gruppi in maniera discriminatoria e togliere diritti col pretesto di difenderli. Vogliono creare una società in cui la libertà sarà l’eccezione e la paura sarà la regola.



Migranti e rifugiati, difensori dei diritti umani e minoranze SONO particolarmente presi di mira dalle nuove leggi. Profilazioni spesso basate su stereotipi producono gravi abusi di legislazioni che già definiscono cosa è terrorismo in modo assai generico.

Le nuove leggi a carattere indiscriminato stanno trascinando l’Europa in uno stato di permanente emergenze sicuritaria, denuncia Amnesty, che ha analizzato le misure antiterrorismo adottate da 14 Stati della Ue (Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Slovacchia, Spagna e Ungheria). All’indomani di una scia di orrendi attacchi, da Parigi a Berlino, i governi hanno frettolosamente adottato leggi sproporzionate e discriminatorie. Considerate singolarmente, queste misure anti-terrorismo sono già sufficientemente pericolose. Ma esaminate tutte insieme, compongono un quadro preoccupante in cui poteri incontrastati stanno compromettendo libertà che da lungo tempo erano date per garantite.

Le leggi che dovrebbero contrastare il terrorismo mettono in pericolo la protezione dei diritti umani. In diversi paesi sono state proposte o adottate misure anti-terrorismo che erodono lo stato di diritto, rafforzano il potere esecutivo, indeboliscono la supervisione giudiziaria, limitano la libertà d’espressione ed espongono potenzialmente chiunque a forme di sorveglianza governativa senza controllo. Il loro impatto sugli stranieri e sulle minoranze etniche e religiose è particolarmente forte. Cosa sta accadendo?
Le modifiche costituzionali, o le leggi adottate, renderanno più facile in alcuni paesi dichiarare lo stato di emergenza, dare poteri speciali ai servizi di sicurezza e di intelligence, con scarsa supervisione giudiziaria: in Ungheria ad esempio la nuova legislazione fornisce ampi poteri al governo, nel caso in cui sia dichiarato lo stato d’emergenza, di vietare le manifestazioni, ridurre notevolmente la libertà di movimento e congelare conti bancari. In Francia lo stato d’emergenza è stato rinnovato cinque volte, standardizzando una serie di misure invadenti, tra cui il potere di vietare le manifestazioni e quello di condurre perquisizioni senza mandato giudiziario.

Gli stati si stanno trasformando poi in “stati di sorveglianza” in cui diventa permessa la sorveglianza indiscriminata e di massa da parte dei servizi di intelligence e di sicurezza, con poteri che ormai rendono possibile l’accesso ai dati di milioni di persone (accade in Austria, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito e Ungheria). Molte persone sono sorvegliate di fatto senza essere incriminate o condannate. 


In un’attualizzazione degli “psicoreati” descritti in “1984” di George Orwell, è possibile incriminare persone per azioni che hanno relazioni estremamente tenui con effettivi comportamenti criminali. Poiché le misure anti-terrorismo insistono sempre di più sul concetto di prevenzione, i governi destinano risorse alle attività “pre-criminali” e si basano sempre di più su ordinanze amministrative di controllo per limitare la libertà di movimento e altri diritti. In tal modo, molte persone vengono poste sotto coprifuoco, sono colpite da divieti di viaggio o sorvegliate elettronicamente senza mai essere state incriminate o condannate per alcun reato. 

Senza contare che le nuovi leggi prendono di mira soprattutto migranti e rifugiati, minoranze, attivisti, difensori dei diritti umani, persone di religione islamica, stranieri, musulmani, spesso sulla base di profilazioni costruite su stereotipi, su definizioni di terrorismo estremamente generiche, sulla volontà di legare la crisi dei rifugiati con la minaccia del terrorismo.
 

La paura di essere considerati una minaccia alla sicurezza nazionale o “estremisti” ha sortito un effetto raggelante, restringendo lo spazio per la libertà d’espressione. In Spagna, due burattinai sono stati arrestati e accusati di “glorificazione del terrorismo” dopo uno spettacolo satirico in cui una marionetta mostrava uno striscione che è stato considerato una forma di sostegno a un gruppo armato. In Francia, l’analogo reato di “apologia del terrorismo” è stato usato per incriminare centinaia di persone, minorenni compresi, per “reati” tra i quali aver postato commenti su Facebook che non incitavano alla violenza. Nel 2015 i tribunali hanno emesso 385 condanne per “apologia del terrorismo”, un terzo delle quali nei confronti di minorenni. La definizione di cosa costituisca “apologia” è estremamente ampia.

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