BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

venerdì 23 dicembre 2016

Riflessione sulla Condivisione e il Regalo

Cos'è la parola "Condivione"? Quale impennata ha avuto questa parola negli ultimi anni? Il concetto di condivisione è stato ribaltato, plasmato, rivoltato, uscendone deformato per sempre. Il Natale è alle porte e da sempre è sinonimo di condivisione. Per un momento bisognerebbe fermarsi a riflettere sul significato della vera condivisione.


La comunione tra il Natale e la condivisione è un qualcosa che nasce come legame religioso, poi esteso a significato comunitario laico. Natale, infatti, è anzitutto dono. Da qui nascono i regali. Il dono è significativo poiché è la concretizzazione di un affetto: trasformare il proprio sentimento in un regalo, investire denaro in un gesto, quindi offrirlo. Quanto più il gesto è sincero, tanto più non pretende simmetria: si dona senza voler ricevere, perché questo è il vero spirito del Natale. La condivisione, insomma, è anzitutto dono: significa privarsi di tempo e denaro per trasformare i propri buoni sentimenti in sorrisi altrui.

Oggi la condivisione è invece qualcosa di differente. Il significato sta cambiando retweet dopo retweet, “condividi” dopo “condividi”, spostando il baricentro della parola verso nuove aree semantiche. La rete plasma una mentalità di condivisione che è sostanzialmente scambio.

Non dono, quindi, ma scambio. Non si condivide per offrire, insomma, ma all’interno di una logica che unisce saldamente il dare e il ricevere come regola comune e comunitaria (non solo sul web). Simmetria come codice dialogico per stare nella cerchia. All’interno di un rapporto privato, infatti, il dono è accettabile e valorizzato; all’interno di una dimensione comunitaria, invece, il dono perde forza all’interno delle dinamiche uno-molti che si vengono a instaurare. Si perde insomma la dimensione privata, l’intimità.

E con il concetto di dono cambia anche quello di prossimo. Al soggetto singolo del destinatario si sostituisce l’utente. In questa condizione il donatore non offre un oggetto che rappresenta in qualche modo il rapporto tra lui e il destinatario.

Quando si condivide online, soprattutto, non si perde nulla: semplicemente si moltiplica un qualcosa di cui si dispone (un post, una immagine, un pensiero). La nuova condivisione non implica dunque alcuna privazione per sé: è dono senza costo, spesso senza impegno. Va da sé il fatto che il concetto puro della “condivisione” rimanga svuotato.


Natale è consumismo? Quando il dono diventa obbligo lo è certamente. Per questo mettere in gioco il significato del Natale non è semplice consuetudine, ma è uno sforzo necessario per tornare a vivere il suo vero spirito. Natale può essere ancora condivisione, purché si dia un significato a ciò che si fa. Il regalo che passa soltanto per la carta di credito e il pacchetto ben confezionato, equivale al “condividi” impulsivo con cui si rilancia una bufala su Facebook. Ma il risultato agli occhi di chi riceve è puntualmente amaro.

Quando dietro una condivisione c’è uno sforzo concettuale e concreto, un cercare di offrire un dono che arricchisca gli altri attraverso una elaborazione intelligente e propria, allora significa che ci si è messi nella posizione di privare qualcosa da sé per offrirlo ai propri amici. Quando si produce una riflessione, o si scatena un sorriso, o si lancia una iniziativa, si è parte attiva di un blog. Questa è condivisione. Non è un “condividi” automatico: quello è un modo facile per dipingere se stessi senza costi, senza sforzi, senza impegno. Quello non è un dono, quella non è condivisione: quello è un Ennesimo rumore inutile di fondo.

Recuperiamo l’originalità. Recuperiamo il senso del dono. Recuperiamo il valore della condivisione. A quel punto è possibile, a quel punto che sia davvero un BUON NATALE!

0 commenti:

Posta un commento