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mercoledì 28 dicembre 2016

Ministro Poletti: si vergogni

“conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Questo il pensiero che un ministro della Repubblica, Giuliano Poletti, esprime sulla condizione di migliaia di ragazzi costretti ad emigrare per vedere valorizzate le proprie competenze e capacità. Pensiero che si commenta con una sola parola: indignazione.


Un ministro arrogante che, invece di vergognarsi, in quanto appartenente a quella classe dirigente che non ha saputo dare ai giovani le possibilità sancite e garantite dalla Carta Costituzionale, non dimostra un minimo di rispetto e di preoccupazione per chi abbandona il Paese in cerca di un lavoro dignitoso.

Poletti ministro della propaganda, membro autorevole (o autoritario?) di un governo che quotidianamente ha tentato di propinarci la panzana che viviamo nel paese di Bengodi.

Poletti artefice di Riforme che hanno dato il colpo di grazia ai diritti e alla dignità dei lavoratori, tra l’ignominia dei voucher e l’abolizione dell’articolo 18.

Le sue dichiarazioni la qualificano, ministro Poletti, e tantomeno interessano le sue scuse, sincere o meno che siano. La ferita che ha provocato in chi è costretto a lavorare all’estero, ma anche nei giovani che lavorano con i voucher nei call-center, nei bar o nei supermercati, non si sana con scuse insulse e non richieste, ma con doverose dimissioni.

La storia di ciascuno di questi ragazzi, di questi lavoratori, avrebbe molto da insegnare a Giuliano Poletti, ricacciandogli in gola insulti e sberleffi, e facendolo anche riflettere sul perché siamo arrivati a questo punto, ma sarebbe troppa grazia.

E rifletta anche signor ministro, su quella foto che la immortalava insieme ai protagonisti di Mafia Capitale.

In un Paese normale lei non sarebbe mai stato ministro, ma l’Italia non è un Paese normale.

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