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lunedì 5 dicembre 2016

IL NO IN NUMERI

Possiamo trovare prime indicazioni di carattere politico, rispetto all’esito del referendum costituzionale svoltosi ieri, cominciando ad analizzare qualche numero. Una analisi condotta, per adesso, in maniera superficiale ma che nei prossimi giorni potrà essere ampliata attraverso un’accurata analisi dei flussi.

Esaminando i dati complessivi emerge la curiosità di un’analogia storica con un altro passaggio referendario che significò una svolta nella vicenda politica italiana: il riferimento è al referendum sul divorzio che si svolse il 13 Maggio 1974.

Per una curiosa coincidenza i numeri di allora risultarono alla fine molto simili a quelli di oggi: si ebbero, infatti, 32.295.858 voti validi ( su 37.646.322 iscritte e iscritti nelle liste, il voto era ancora riservato a coloro che compivano 21 anni entro il giorno della votazione). Il Sì (l’Italia la dolce terra dove il Sì suona declamava sulle piazze l’aretino Fanfani, all’epoca segretario della DC) ottenne 13.157.558 voti pari al 40,74% e il NO, sostenuto dalle sinistre e dai partiti laici ne ottenne 19.138.300 pari al 59,26%.

Per un curioso gioco del caso ieri il SI’, sostenuto dal PD di cui è segretario il fiorentino di contado Renzi, ha ottenuto 13.432.208 voti (40,88%), mentre il NO ne ha avuti 19.419.507 per un totale di 32.851.715 voti validi ( 59,12%):le iscritte e gli iscritti nelle liste (comprendendo elettrici ed elettori votanti all’estero) erano 50.773.284. Un’analogia numerica sorprendente.

Esaurito il richiamo storico è il caso di entrare nel merito di un abbozzo d’analisi.

E’ evidente che il dato di maggior importanza fatto registrare dall’andamento della consultazione del 4 Dicembre è quello della ripresa, imprevista dai più, della partecipazione al voto.

Una ripresa che però non ha consentito di colmare il divario nel frattempo creatosi tra la partecipazione al voto verificatasi nelle elezioni politiche del 2013 e in quelle successive.

Si avverte, intanto, che le sole comparazioni plausibili al riguardo delle entità di voto risultano quelle tra le Europee 2014 e il voto referendario del 4 Dicembre: questo per il modificarsi nella composizione del quadro politico avvenuto nel frattempo (scissione di Forza Italia, esaurimento dei soggetti “centristi”).

Sul piano della partecipazione al voto, invece, la comparazione tra Politiche 2013, Europee 2014 e referendum 2016 si può fare.

In sostanza , nell’occasione delle politiche 2013 gli iscritte/i nelle liste risultavano 50.399.841 (comprensivi di 3.494.687 votanti all’estero); si ebbero 34.005.755 voti validi dei quali 982.881 espressi all’estero(67,47%).

Le elezioni europee del 2014 fecero registrare, in questo senso, un brusco calo: con 50.662.460 iscritte/i nelle liste, si ebbero 27.448.906 voti validi pari al 54,17%. Un calo di 6.500.000 voti validi circa, pari al 13,30%.

Il 4 Dicembre 2016 il totale dei voti validi è ripreso a salire. Nell’occasione iscritte/i nelle liste erano 50.773.284 (dei quali 4.052.341 all’stero). I voti validi sono risultati 32.851. 715 pari al 64,70%. Un incremento percentuale tra il 2014 e il 2016 del 10,53%. Una differenza in cifra assoluta di 5.402.809 suffragi.

A questo proposito è da svelare subito una delle menzogne che è stata raccontata dal Governo e raccolta dai mass media nella loro quasi totalità, al riguardo del presunto boom di voto all’estero.

Nel 2013 dall’estero furono conteggiati 982.881 voti validi, nel 2016 1.116.925: una differenza di 134.044 suffragi, che certo non possono far gridare all’impennata storica. Era un modo, come tanti altri, per incitare a votare SI’ sulla scorta di una sorta di processo di trascinamento, assolutamente fallito.

Entriamo allora nel merito delle cifre riguardanti il SI e Il NO, per verificare quale delle due parti ha usufruito di questo vero e proprio “ritorno alle urne”.

IL SI è stato sostenuto da queste forze politiche presenti alla Elezioni europee 2014: PD, NCD, Scelta Europea, IDV e SVP che, in quel frangente, raccolsero 12.922. 933 voti. Il 4 Dicembre 2014 il SI’ ha ottenuto 13.432.208 voti, 509.275 in più pari al 9,42% dell’incremento.

Il NO è stato sostenuto dalle seguenti forze politiche presenti alle Elezioni Europee: Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Lega Nord, Rifondazione Comunista , Sinistra Italiana e PCdI (che facevano parte del cartello Lista Tsipras), Fratelli d’Italia e Verdi per un totale di voti raccolti di 14.474.995. Il No ne ha avuti 19.419.507, con una crescita di 4.944.512 unità. Il NO ha raccolto il 91,51% (praticamente la totalità) dell’incremento avutosi tra il 2014 e il 2016 nell’espressione di voti validi.

In sostanza è stato il NO a chiamare nuove elettrici e nuovi elettori, o meglio a richiamare persone che da tempo non frequentavano i seggi elettori.

E’ difficile in questo momento riuscire a comprendere appieno i riferimenti politici di questi ex-astensionisti e capire se si tratta di un ritorno di fiamma o un recupero duraturo, ma sono questi i dati sui quali confrontarci stabilendo prima di tutto che una deformazione costituzionale così ostinatamente voluta dall’Esecutivo non ha esercitato alcuna capacità attrattiva verso coloro i quali il governo stessa pensava di rivolgersi, cioè, agli apparentemente delusi della politica che invece hanno ritrovato la via delle urne per difendere ed affermare la Carta Costituzionale così come concepita nell’Assemblea Costituente, almeno al riguardo dell’architettura istituzionale (perché brutture, non dimentichiamolo, nell’andare del tempo quella Carta ne aveva subito: dal Titolo V, al pareggio di bilancio). Un’ultima annotazione sul piano statistico: il PD si è cullato a lungo sul’idea di rappresentare un partito del 40% così come fallacemente era stato presentato all’indomani delle elezioni Europee. Si trattava di un effetto illusione ottica dovuto all’alto tasso di astensionismo, come è stato cercato di sostenere da più parti nel corso di questi anni. Ebbene quel 40% nell’occasione di domenica scorsa (senza andare a cercare le percentuali sul totale delle iscritte/i) riferendoci soltanto ai voti validi sarebbe già ridimensionato al 34,10%. 11 milioni di voti su 50 milioni di elettrici ed elettori rappresentano una cifra sicuramente importante ma non possono dare diritto ad usufruire immediatamente della maggioranza assoluta della Camera, e questa distonia è stata sicuramente avvertita da elettrici ed elettori anche se era vero che il sistema elettorale non sarebbe stato possibile fosse sottoposto alla prova del voto confermativo.


In conclusione non rimane che notare due elementi: il primo al riguardo dell’omogeneità sul piano territoriale da parte del NO di “impossessarsi” del voto proveniente dall’astensione. Addirittura nel caso del Sud e delle Isole, nonostante l’incremento nella partecipazione al voto, il SI arretra rispetto al totale delle liste sostenitrici alla elezioni Europee del 2014. Tra regioni meridionali e isole il NO infligge al SI un distacco complessivo di 3.254.524 voti, oltre il 50% del distacco definitivo fatto registrare su tutto il territorio nazionale di 5.987.299 voti.

1 commenti:

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