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domenica 11 dicembre 2016

12 dicembre ’69: STRAGE DI STATO


Il 12 dicembre del 1969 alle 16:37 una bomba esplose nella Banca Nazionale dell’Agricoltura a Pizza Fontana, Milano. Era l’inizio degli “anni di piombo” e della cosiddetta strategia della tensione, che caratterizzò il decennio successivo alla strage di Milano. Nello stesso giorno esplosero altri due ordigni a Roma, uno davanti l’Altare della Patria e l’altro all’ingresso del Museo del Risorgimento a Piazza Venezia. Il bilancio fu di quattro feriti a Roma, mentre l’esplosione più potente di Milano causò 17 morti e 88 feriti.

L’attentato di Piazza Fontana rientra a pieno titolo nei “misteri d’Italia”, dove le responsabilità sono ancora incerte e le indagini non sono riuscite a far emergere responsabilità provate e oggettive. Infatti, proprio durante le indagini, che pur vagliando ogni possibilità, in un primo momento seguirono soprattutto la pista anarchica, si ebbe la morte dell’indagato e anarchico Giuseppe Pinelli (ufficialmente caduto a causa di un “malore attivo” dal balcone della Questura milanese). Altro indagato fu Pietro Valpreda, facente parte del Circolo anarchico 22 marzo di Roma, incastrato da un presunto riconoscimento di un tassista che lo avrebbe accompagnato a Piazza Fontana il pomeriggio della strage. Successivamente furono coinvolti nell’indagine anche i neofascisti Franco Freda e Giovanni Ventura, avallando così una pista che riconduceva all’estrema destra. Tale pista fu confermata dal ritrovamento di un arsenale di munizioni, compatibili con quelle utilizzate nella strage, presso l’abitazione di un esponente veneto di Ordine Nuovo, gruppo neofascista.
Alcune ipotesi vorrebbero che gli esecutori materiale fossero stati aiutati da servizi segreti deviati sia italiani che americani (Strage di Piazza Fontana, la Repubblica), ipotizzando, dunque, un coinvolgimento dello stesso apparato dello Stato italiano. Ma anche in questo caso le prove certe scarseggiano.
I sette processi celebrati riguardanti la strage di Piazza Fontana terminarono tutti con l’assoluzione degli imputati. Dunque, almeno dal punto di vista legale, la strage rimane ancora tutt’oggi senza colpevoli. Tuttavia, la sentenza della Cassazione del 3 maggio 2005 che assolve gli ultimi indagati, afferma che Franco Freda e Giovanni Ventura, assolti con terzo grado di giudizio nel 1984 e quindi non più processabili, alla luce delle nuove prove raccolte, sarebbero stati condannati (Sentenza della Cassazione del 3 maggio 2005).
La strage del 12 dicembre 1969 rimane un capitolo oscuro da affidare agli storici, la cui sentenza sarà più ardua del solito per l’inestricabile filo di relazioni, prove farraginose, interessi politici contrapposti e depistaggi.

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