BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

mercoledì 9 novembre 2016

#TrumpPresident e le conseguenze economiche

Nuovo deficit fiscale e quindi maggior debito pubblico interno, che sfonderebbe oltre quota 100% del Pil. "Indipendenza" della Banca centrale. Ma, soprattutto, dazi alle importazioni cinesi e zona di libero scambio transatlantica con l'Ue piu' incerta. Il nuovo scenario dei nodi economici di base dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni Usa sta mandando in tilt le borse di mezzo mondo. Mentre gli analisti diffondono le loro prime 'proiezioni', nel mondo della politica c’è chi comincia a riflettere sulla morte definitiva dell’austerità. Bene, ma quello che arriverà, per certi aspetti, sarà anche peggio. E’ urgente cambiare politiche, ma non si può fare da un giorno all’altro. E nel frattempo che gli Usa disegnano un autarchismo di stampo ottocentesco, l'Europa che strada pensa di imboccare?

La vittoria a sorpresa di Donald Trump alle elezioni presidenziali statunitensi non ha messo in subbuglio solo i mercati finanziari ma anche l’agenda politica europea. Le conferenze stampa e riunioni della Commissione europea in programma sono slittate a una data da definirsi. Secondo quanto riferito alle agenzie stampa da una fonte comunitaria, le discussioni in corso al collegio dei commissari iniziato stamattina si sono “inevitabilmente” focalizzate sull’affermazione del candidato repubblicano e non sui bilanci e le prospettive economiche dei paesi europei.

E' stata inoltre rinviata la pubblicazione delle previsioni economiche autunnali, così come la conferenza stampa di presentazione delle cifre che doveva tenere il Commissario agli Affari economici Pierre Moscovici. Si tratta di numeri importanti, perché saranno la base statistica su cui l’Ue fonderà l’elaborazione dei suoi giudizi sui piani di bilancio presentati dai singoli Stati membri per il 2017.

Intanto, come riassume Nomisma, diversi elementi della "Trumpnomics" appaiono piu' che mai critici, tre in particolare. Anzitutto, con gli annunciati tagli (regressivi) nelle aliquote e con l'aumento delle spese, negli Usa si allargherebbe molto il deficit fiscale e, secondo l'indipendente Committee for a responsible federal budget, il debito pubblico passerebbe dal 77% al 105% del pil. E, se Trump sostiene che le sue ricette favorirebbero l'attivita' economica, si stima che la semplice stabilizzazione del debito al livello attuale richieda 10 anni di crescita al 3,5%, cosa che nessuno considera possibile. Altro aspetto e' quello che riguarda l'indipendenza della Federal Reserve, fin qui bastione della bassa inflazione: Trump ha criticato pesantemente la presidente Janet Yellen e avrebbe la possibilita' di nominare suoi alleati nel "Board of governors", dove, non a caso, rimangono due posti vacanti.

Il terzo nodo e' quello che, nell'agenda del nuovo presidente repubblicano, intreccia la politica economica internazionale e quindi piu' direttamente le imprese italiane. Trump ha minacciato di ripudiare il North America free trade agreement (Nafta) e di imporre dazi del 45% sull'import dalla Cina? Ci perderebbero in primis gli americani piu' poveri, che finirebbero per pagare di piu' per i prodotti made in China, ma appunto si stagliano prospettive non certo positive per i vari accordi di libero scambio da ratificare, come il Ttpa, e da negoziare, come il Ttip. Se dunque solo nelle prossime settimane Nomisma analizzera' nel dettaglio le implicazioni italiane del voto di ieri, "e' facile prevedere che non saranno positive", anticipa e conferma Goldstein. Certo, la preoccupazione traspare: con meno soldi disponibili, infatti, i cinesi spenderebbero meno anche per macchinari, vini e abbigliamenti italiani. E, magari, proprio mentre l'euro si sta gia' rafforzando, lo stesso farebbero gli americani se la loro economia entrasse in recessione. La flight to quality che ne deriverebbe, la ricerca di massima stabilita' negli investimenti, penalizzerebbe i titoli italiani.

0 commenti:

Posta un commento