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lunedì 7 novembre 2016

I manganelli di Firenze e l'apologia del potere di Renzi. La soluzione è votare NO

La kermese messa in scena alla Leopolda ha tentato di individuare ancora una volta esaltare la contraposizione tra il vecchio e il nuovo corso del sistema politico italiano. il "nuovo" che dovrebbe essere leggittimato definitivamente il prossimo 4 Dicembre, giorno del referendum confermativo considerato “la madre di tutte le battaglie”.


Naturalmente non è possibile semplificare, anche se è indubitabile che su quella scadenza s’intreccino elementi di diversa natura che rendono il quadro molto complicato.
Si può però cercare un punto sul quale ragionare in profondità dobbiamo cercare altrove rispetto allo scontro “passato – futuro” disegnato da Renzi e i suoi.

Sarebbe forse il caso che qualcuno dei fautori della governabilità ad ogni costo riflettesse sulle condizioni di fortissimo disagio in cui versa il sistema politico italiano nei riguardi del complesso della società e sulla risposta di tipo autoritario che emerge dalla compagine governativa.



Siamo di fronte ad un ceto (politici di professione, banchieri, la parte deviata del capitalismo italiano, massoni) che ha assunto una funzione di potere al di fuori da un qualsiasi credibile meccanismo di legittimazione. Un ceto che ha assunto il potere facendosi rappresentare da un cosiddetto “uomo solo al comando” il cui unico titolo, in questo senso, è quello di essersi imposto in cosiddette “ primarie” di Partito.

Una manovra, quella che ha portato alla formazione del governo Renzi, del tutto da considerarsi ai limiti della legalità costituzionale e verificatasi per di più in un quadro di crisi verticale nella credibilità complessiva del sistema.

Una crisi verticale del sistema che si esprime in varie forme ben oltre a quella assolutamente evidente del calo verticale nella partecipazione elettorale. 


Quei manganelli rivolti alle parti più coerenti del dissenso è , tra l’altro, davvero quella che esprime “l’anima” di questo gruppo dirigente oggi al potere.

Tutto ciò avviene, per giunta, in una fase di profonda crisi della democrazia liberale i cui fautori tendono a modificarne i meccanismi in senso verticistico (attraverso cambiamenti ai metodi di espressione della sovrastruttura politica e della rappresentanza istituzionale) che si scontrano con il prevalere di un’organizzazione “orizzontale” di una società sempre più articolata nell’espressione delle sua contraddizioni.

E’ almeno sorprendente che, in questo senso, si facciano passare per “novità” antiche teorie oggi riscoperte sotto falso nome: dal plebiscitarismo di Le Bon alla teoria delle élite di Mosca e Pareto.

Un sistema, quello prefigurato soprattutto nelle modifiche costituzionali, all’interno del quale è assente pressoché completamente l’espressione della rappresentanza politica.

Così si è creato un vuoto nella società italiana (fenomeno che ha trovato riscontri anche in altre situazioni, peraltro) che si sta cercando di riempire con questo tentativo di superamento del concetto di democrazia repubblicana sancito dalla Costituzione. Un pericolo da respingere immediatamente :Il mezzo più efficace, in questo senso, r
imane il NO nel referendum del 4 Dicembre

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