BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

martedì 25 ottobre 2016

Van Loon guccini

Van Loon
Francesco Guccini Van Loon, uomo destinato direi da sempre ad un lavoro più forte che le sue spalle o la sua intelligenza non volevano sopportare sembrò quasi baciato da una buona sorte quando dovette andare; sembra però che non sia mai entrato nella storia, ma sono cose che si sanno sempre dopo, d'altra parte nessuno ha mai chiesto di scegliere neanche all'aquila o al topo; poi un certo giorno timbra tutto un avvenire od una guerra spacca come una sassata, ma ho visto a volte che anche un topo sa ruggire ed anche un' aquila precipitata...
Quanti anni, giorno per giorno, dobbiamo vivere con uno per capire cosa gli nasca in testa o cosa voglia o chi è, turisti del vuoto, esploratori di nessuno che non sia io o me; Van Loon viveva e io lo credevo morto o, peggio, inutile, solo per la distanza fra i suoi miti diversi e la mia giovinezza e superbia d'allora, la mia ignoranza: che ne sapevo quanto avesse navigato con il coraggio di un Caboto fra le schiume di ogni suo giorno e che uno squalo è diventato, giorno per giorno, pesce di fiume... Van Loon, Van Loon, che cosa porti dentro, quando tace la mente e la stagione si dà pace? Insegui un' ombra o quella stessa pace l'hai in te? Vorrei sapere che cosa vedi quando guardi attorno, lontani panorami o questo giorno è già abbastanza, è come un nuovo dono per te? Van Loon, Van Loon, a cosa pensi in questo settembrino nebbieggiare alto che macchia l'Appennino, ora che hai tanto tempo per pensare, ma a chi? Vai, vecchio, vai, non temere, che avrà una sua ragione ognuno ed una giustificazione, anche se quale non sapremo mai, mai! Ora Van Loon si sta preparando piano al suo ultimo viaggio, i bagagli già pronti da tempo, come ogni uomo prudente, o meglio, il bagaglio, quello consueto, di un semplice o un saggio, cioè poco o niente e andrà davvero in un suo luogo o una sua storia con tutti i libri che la vita gli ha proibito, con vecchi amici di cui ha perso la memoria, con l'infinito, dove anche su quei monti nostri è sempre estate, ma se uno vuole quell' inverno senza affanni che scricchiolava in gelo sotto le chiodate scarpe di un tempo, dei suoi diciottanni, dei suoi diciottanni..


0 commenti:

Posta un commento