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lunedì 31 ottobre 2016

THE CURE

Ieri sera era più Halloween di quanto non lo sia oggi, almeno a Roma, dove si è esibito Robert James Smit.
Ieri dovevate esserci, perchè forse quello che manca alla musica di oggi è fondamentalmente la bravuta del cantante, l'arte è stata rimpiazzata dai giochi di ruolo in prima serata e non esiste più lo stupore di voler solo ascoltare la musica. 
Un concerto è un palcoscenico dove sale un gruppo ed ascolti testi bellissime, musica che il tempo passa subito e vorresti tornare indietro.


Oggi la musica è un ora e mezzo di canzoni, balletti, luci, coreografie, lustrini, costumi, che sembra di aver comprato un biglietto per il carnevale di Rio.
Francamente alcune  performance mi imbarazzano veramente, non esiste nessun testo, solo ritornelli per allocchi.

Ieri sera però, finalmente mi sono permessa di rilassarmi, ascoltando qualcosa di familiare, che si sposa perfettamente con la mia persona, il mio umore, il mio modo di stare al mondo.
Sono pochi i gruppi per cui mi faccio in quattro per avere un biglietto, sarebbe stato un delito perdere i The Cure.

Robert, chiamiamolo Roberto, è stato incredibile, una voce così bella che sembrava di aver messo un CD, per tre ore non ha fatto altro che cantare, esibendosi con una passione per il suo lavoro, che gli ha permesso di essere al centro del mondo.
Quando sei un musicista perchè dentro hai un mondo da esprimere lo fai fino alla fine, con grande onestà e meriterai sempre rispetto e grande ammirazione per il tuo lavoro.
Questo è quello che è emerso dalle atmosfere gotiche ed oscure di ieri sera, una foresta di incubi, di caleidoscopici sentimenti, di contrasti, e tutto questo alla fine porta il volto del leader del gruppo.

Nemmeno Sorrentino che a lui si è ispirato è riuscito, nonostante un formidabile Penn ad afferrare fino in fondo che cosa si prova ad avere Smhit a pochi metri da te, quando ti sembra di poterlo quasi toccare con una mano, e lui invece canta, canta e basta, come se fosse immerso dentro un altro mondo, una fiaba scritta da Edgar Allan Poe.

The Cure, sono solo loro, inimitabili, con la loro storia, la loro musica, il loro Clown dal volto lugubre, esaurito, serio, sicuro di se che, non si prende troppo sul serio; non sono paragonabili a nessun'altro.
Questo li rende alla fine icone del loro genere, ed anche portabandiere di un idea di musica che, forse adesso manca.
Forse, come Loro, io ho visto solo i Depeche Mode, salire sul palco senza bisogno di altro, solo di loro stessi, avere centinaia di persone ferme, pronte a seguirli, piene di emozione per un repertorio dove si mescola la vita, al sogno, la realtà con la poetica, la crudeltà con la rivalza.

Della serata di ieri sera restano i filmati, le foto, le luci lungo la platea, la voce meravigliosa, la presenza scenica di un uomo che mette in scena, con tutta la sua persona, una vita intera: questa si chiama Arte. 
Qualcosa per tutti e per nessuno.

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