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venerdì 21 ottobre 2016

MARIANO FERREYRA


Durante una mobilitazione di lavoratori terzisti licenziati dalla Ferrocarril Roca che cercavano di fare un’azione di forza per sollecitare il loro inserimento in pianta stabile, è intervenuto un ’gruppo sindacale di scontro’ (patota sindical) della Lista Verde della Unión Ferroviaria, con armi da fuoco, che hanno attaccato i manifestanti per impedire il blocco delle linee, lasciando un morto e altri feriti.Un crimine contro la classe operaia


Mercoledì 20, alle ore 12, via Lebensohn 500, Avellaneda. Da questo appuntamento è nata la mobilitazione dai compagni autoferrotranvieri delle imprese terziste, accompagnati da delegazioni del PO (Partido Obrero) ed altre organizzazioni. A pochi metri, è stata notata la presenza di una banda organizzata sui binari, con uniformi dell’impresa, formata da circa 120 membri. Della banda faceva parte anche il figlio di Antonio Luna, sottosegretario di Trasporto Ferroviario, militante della burocrazia sindacale ferroviaria, che si comporta con fare provocatorio fin dall’inizio dei fatti.Il blocco della linea in quel posto era impossibile da fare per la presenza della banda sindacale e di un cordone della Polizia Federale e urbana. Per questa ragione, la mobilitazione continua ad andare per Lebensohn verso il fondo della Stazione Avellaneda e poi fino alle vicinanze della Stazione Hipolito Irigoyen, dove le organizzazioni hanno deciso di salire sui binari. Fino a quel momento, il gruppo armato sindacale seguiva la mobilitazione occupando e camminando sulla ferrovia, mentre il cordone delle forze di sicurezza seguiva la mobilitazione dei ferrovieri in lotta. All’altezza di Ponte Bosch – che comunica Avellaneda con la Capitale – i manifestanti hanno cercato ancora di concretare l’occupazione delle linee, cosa che è stata violentemente repressa, a sassate, dalla banda sindacale. La polizia urbana, benchè fosse fuori giurisdizione, ha agito in sintonia con la banda, scaricando pallottole di gomma contro gli aggrediti.
Dopo di questo fatto, i partecipanti della mobilitazione hanno deciso in assemblea di ritirarsi e indire un’assemblea per discutere nuove iniziative di mobilitazione per il giovedì 21, alle ore 17. Mentre si stava svolgendo l’ultima parte di questa assemblea, la banda è scesa dai binari di corsa scaricando una pioggia di pietre. Lì si è riarmato il cordone di sicurezza della mobilitazione che ha fatto retrocedere gli aggressori. Ma la polizia, questa volta quella Federale, ha protetto la banda in ritirata, proteggendola dietro la pattuglia. La colonna della mobilitazione, all’altezza di Pedro di Luján e Perdriel, a tre isolati da Avenida Vélez Sarsfield si è fermata, si è sciolta e si è ritirata. In questo momento, la polizia, un’altra volta quella Federale, ha aperto il cordone lasciando passare quelli che sarebbero stati gli assassini. Questi hanno agito professionalmente, coprendosi la mano con la quale azionano la rivoltella affinché le particelle di polvere da sparo non si depositassero nella mano del tiratore, perché questo può essere scoperto dalle perizie fino a due settimane dopo.
Ci sono due tiratori, uno con una rivoltella 38 ed un altro con una 22. Il portatore della 38 ha caricato due volte il tamburo e i bossoli rimangono come prova. Tanto uno come un altro, questo è importante, tirano sul mucchio, vale a dire per ammazzare. La nostra compagna Elsa Rodríguez è caduta per un colpo alla testa a 200 metri da dove si trovava il tiratore, cosa che fa emergere l’ipotesi di un terzo aggressore armato.

Oltre a Mariano Ferreyra e di Elsa Rodríguez, hanno ferite da pallottola Nelson Aguirre, nella gamba, ed Ariel Pintos, un ferroviario terzista, sempre a una gamba.
Nel posto degli scontri esiste una terminal di Chevallier. Tanto le camere del terminal di autobus come quelle di altre fabbriche degli isolati nei quali si è avuta l’aggressione avrebbero dovuto registrare i fatti che, in un primo momento, sono stati filmati dalle camere di C5N. A questo deve aggiungersi quello che è un capitolo sinistro. Con Mariano Ferreyra ferito a morte, la Polizia – sempre quella Federale – non ha fatto niente. E’ stata la risolutezza dei suoi compagni quello che ha permesso di fermare un’ambulanza in transito e caricare Mariano ed Elsa.
In qualunque vagone della Ferrovia Roca può leggersi un volantino che dice: “noi facciamo carico di quello che la polizia non fa”, firmato dalla burocrazia dell’UF (Union Ferroviaria) nascosta dietro il nome di “Lavoratori Ferroviari”. Proprio José Pedraza, attuale titolare dell’UF, è stato riconosciuto come organizzatore della banda.
Ha smentito di aver assistito ad uno scontro con lavoratori di UTA (Union Tranviarios Automotor), confermando che c’era stato con “ex lavoratori ferroviari licenziati accompagnati per il PO ed altre organizzazioni”. Pedraza ha giustificato gli incidenti – senza sapere ancora che c’erano un morto e due feriti di pallottola – precisando che i lavoratori ferroviari hanno impedito il blocco in difesa del loro posto di lavoro” (Télam) 20/10.
D’altra parte, Pablo Díaz, del direttivo dell’UF (Union Ferroviaria), ha affermato: “finché ci saremo noi, non permetteremo nessun blocco della ferrovia” (Infobae) 20/10.


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