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sabato 1 ottobre 2016

FABER

Alle elementari ero sola, non conoscevo le canzoni che ascoltavano i miei compagni, quando portarono una poesia a scelta io consegnai "Se questo è un Uomo" di Primo Levi; quando portarono una canzone io mi presentai con Faber.
A casa mi leggevano Dante, Levi, Hesse..
A casa mi facevano ascoltare Fabrizio de André, perchè mio padre lo preferiva su tutti.


Nel tragitto da casa a scuola, cantavamo Bocca di Rosa, cantavamo La Guerra di Piero, Andrea.. ed io memorizzavo, chiedevo spiegazioni sulle parti che non capivo.
Mio padre mi Rispondeva, mi spiegava.
Quando ascoltai La Buona Novella, ci pensò anche nonna a parlrmi della Bibbia, perchè era la numero uno su queste cose.

Io ci sono nata con Faber dentro casa, sono 30 anni che lo ascolto, che lo seleziono, che mi servo della sua musica quando mi sento triste.
Una volta sul mio vecchio posto di lavoro, dove odiavo tutti, dove non pagavano mai, misi il Bombarolo, sperando di essere capita, nella mia sottigliezza.
Forse, visto che non ci lavoro più, afferrarono il concetto.

Fabrizio nasce a Genova nel 1940, Morirà a Milano nel 1999.
Dal 1961 fino al 1998 canterà il mondo di tutte quelle persone invisibili, canterà la parte nera della luna.
Canterà per tutte quelle person,e che entrano nel buoi e fischiettando si fanno coraggio.

 "Lessi Croce, l'Estetica, dove dice che tutti gli italiani fino a diciotto anni possono diventare poeti, dopo i diciotto chi continua a scrivere poesie o è un poeta vero o è un cretino. Io, poeta vero non lo ero. Cretino nemmeno. Ho scelto la via di mezzo: cantante."

Avevo 12 anni quando Faber morì.
Mio padre, mi ricordo ci restò malissimo.

Anni dopo insieme al "mio vecchio" siamo andati alla Mostra dedicata a Roma al cantature Genovese del nostro cuore.
Ammetto che ero molto emozionata, non avrei potuto andare alla mostra che nessun'altro.
Faber è stato il cantante della mia infanzia, ma anche quello dell'adolescenza di mio padre.
Trovarci fra i suoi scritti non ha avuto prezzo, mio papà era elettrizzato, mi ricordava del come e del perchè di tante cose riportate nella mostra.
Questo, per me, è un ricordo bellissimo.

Fabrizio ha scritto Inverno, ed è la mia stagione preferita.
Fabrizio ha scritto Il cantico dei Drogati, ed io ho fatto uso di droghe.
Fabrizio ha scritto La guerra di Piero, ed io ho capito l'orrore della guerra, l'alienazione.
Fabrizio ha scritto La Morte, ed io mi sono dovuta confrontare con la perdita di chi amavo.
Fabrizio ha scritto Volta la Carta, ed io ho imparato a chiamare i ricordi con il nome che hanno.
Fabrizio ha scritto Amore che vieni, Amore che vai, ed io ho imparato ad aspettare, a custodire.
Fabrizio ha scritto Andrea, ed io ho capito che potevo perdermi.
Fabrizio ha scritto Maria nella Bottega del Falegname ed io ho capito che la verità porta anche al dolore, ma che bisogna combattere lo stesso, con coraggio.
Fabrizio ha scritto Oceano, ed ho provato a vedere il sole, anche se gli occhi mi facevano male, perchè la "mia stanza" durava da troppo tempo, e non mi sono sentita sconfitta.
Fabrizio ha scritto Il Bombarolo ed io ho compreso, che le persone abbandonate sono capaci ti tutto, pur di non svanire nell'ipocrisia della società.
Fabrizio ha scritto Un malato di cuore, ed io ho visto trascritti in musica i dolori della mia infanzia, passata senza poter correre, pensando di non poter fare tante cose.
Fabrizio ha scritto Il Fannullone ed ho pensato che non avrei mai lavato i piatti di nessuno.
Fabrizio ha scitto La Ballata di Miché ed ho capito che avrei potuto morire, pur di non tradirmi.
Fabrizio ha scritto Un Blasfemo, ed ho imparato che alcuni sono disposti a togliere la vita alla gente libera.
Fabrizio ha scritto Un Giudice, e mi sono ripromessa di non arrendermi mai.
Fabrizio ha scritto Un Matto, ed io ho imparato ad accettarmi, a non voler mai essere come gli altri, preferendo anche la solitudine.

Potrei proseguire, fino a scriveredi  tutte le sue canzoni, perchè tante altre cose mi ha insegnato, tanto coraggio mi ha dato, consapevolezza, voglia di capire e di non giudicare.

Penso sempre a Faber, nella mia ora di libertà, mi domando sempre come poter guardare alla vita, cercando di andare al di là del mio naso, per non cadere nel qualunquismo.

Faber è morto da anni, ma ogni volta che sento una sua canzone, quando rivedo una sua intervista, mi sembra di avercelo davanti,  mi sembra di poter fumare due sigarette insieme, berci un bicchiere di vino.
Gli chiederei di parlarmi di lui, di spiegarmi cosa sente, uno come lui, quando si alza la mattina presto e non c'è ancora nessuno con cui parlare, quando si ha solo una chitarra fra le mani, ed un mondo dentro al cuore.

Il più grande cantautore, un Poeta, forse perchè era vero, pieno di difetti, che quando parlava, sembrava voler solo capire anche lui come fare.


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