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giovedì 22 settembre 2016

Scocca l'ora del #fertilityday

Mettiamo in chiaro: esser genitori può rappresentare veramente il senso della vita. Nessuno nega sia una delle esperienze più intense e meravigliose della propria esistenza. Sarebbe però opportuno accettare che ci son donne che, esattamente come ci son uomini -ma su loro non pesa l'accusa della società- che, di figli, non ne vogliono. O ci sono donne che, quegli stessi figli, per vari motivi non possono averli. Non per questo possono essere considerate donne a metà, come invece vorrebbe una certa corrente di pensiero, prettamente medioevale.


A poco a poco, tra insulti e accuse, alcune donne stanno uscendo allo scoperto e, pubblicamente, spiegano le loro ragioni per cui preferiscono evitare -non si parla di chi non può, in questo caso, ma di chi non vuole- la maternità. E, ogni volta, apriti cielo, perché, questo il pensiero comune, una donna che non partorisce, non può essere una donna in tutto e per tutto. Non può sentirsi realizzata, non è completa e altre bestialità di questo genere, che trasformano la femminilità nella proiezione di un'incubatrice ambulante.

E insomma, proprio ora che questa battaglia di civiltà è stata avviata, ci si mette di mezzo anche il Ministero della Salute, a render il tutto più complicato. Quasi come se la materrnità di una donna sia una questione di Stato, e non una libera scelta di chi, analizzate le contingenze, ponderando su sé e sul momento che viviamo, dovrebbe decidere autonomamente se restare incinta o meno.

Nasce così il "fertility day", la nuova giornata voluta dal ministro Lorenzin oggi 22 settembre. Ad annunciarla, una serie di cartoline che qualsiasi donna emancipata, madre o meno, potrebbe riconoscere come pura aberrazione. Non troppo lontana dall'idea mussoliniana della riproduzione a tutti i costi, ché la Patria necessita di nuove leve, tanto che sono stati in molti a compiere il paragone con il Duce.

Quasi tutte le cartoline sono dedicate alle donne. Poco sorprendentemente. Una delle più diffuse mostra una ragazza con in mano una clessidra: "La bellezza non ha età, la fertilità sì". Insomma, giovani, datevi da fare, non importa con chi, non importa se volete studiare, se non avete un lavoro, una stabilità, niente: fate figli, che importa. Quello è il vostro compito, i soldi si troveranno, o meglio ancora lo troverà l'uomo, mentre voi vi occuperete della nidiata, come nel Medioevo.

Poco diverso dal significato di un altro invito: "Genitori giovani, il miglior modo per essere creativi", o "Datti una mossa! Non aspettare la cicogna!". E ancora: "La fertilità è un bene comune", a cui si accompagna l'immagine dell'acqua. Peccato che Il problema principale riguarda il fatto che la più importante politica a favore della natalità avrebbe dovuto essere un’altra: aumentare il numero degli asili nido pubblici, favorire l’occupazione femminile, rimuovere insomma tutti quegli ostacoli che impediscono alle donne di autodeterminarsi, piuttosto che invitarle a riprodursi il prima possibile. Non era stato criticato tanto il fatto di voler informare le donne e gli uomini che la fecondità avesse un suo tempo e che l’infertilità si potesse prevenire, ma che la denatalità venisse ricondotta a una semplice mancanza di informazioni.
Il problema, dunque, non era solo quello di una comunicazione sbagliata. Il “Fertility Day” è stato istituito a partire da un documento del ministero della Salute intitolato “Piano nazionale per la fertilità”, lungo 137 pagine e pubblicato nel maggio 2015. Nel documento ci sono passaggi discutibili: in apertura si dice per esempio che «l’attuale denatalità mette a rischio il welfare», mentre diversi studi internazionali sulle cause della bassa natalità hanno dimostrato che casomai è il contrario e che cioè è la mancanza di welfare a mettere a rischio la natalità; si afferma che della tendenza a rinviare la maternità la colpa è in qualche modo delle donne che preferiscono l’affermazione personale.

1 commenti:

  1. Ci sono donne che vogliono essere madri e lo diventano (Anche perchè economicamente se lo possono permettere, non raccontiamoci stronzate).
    Ci sono donne che non vogliono figli e non li fanno, si dedicano ad altro, come molti uomini che, appunto, non hanno figli.
    Ci sono donne che vogliono essere madri, ma non possono esserlo.
    Potremmo parladi di problemi di salute, ed allora il ministro dovrebbe seguire con più interesse i percorsi di adozione, ancora oggi lasciati agli enti singoli che si prendono il carico di seguire le famiglie.
    Non solo, in altri paese si può fare richiesta di adozione presentando la propria storia personale, in italia invece, matrimonio o convivenza di almento tre anni. (la convivenza è stata messa da poco, perchè solo una famiglia tradizionale può, secondo questo governo bigotto, essere capace di educare un figlio).
    Ma volgio anche soffermarmi su quelle donne che vogliono un figlio, ma sono precarie, che vogliono un figlio e il marito non lavora, che vogliono un figlio ma lavorano 12 ore al giorno e non saprebbero come fare.
    Forse prima di sparare tutte queste stronzate, il "ministro" dovrebbe farsi un esame di coscienza, ma una donna così meschina non ne ha una.

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