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venerdì 2 settembre 2016

quando insieme ad amici scrissi al MAESTRO


Lettera aperta a Francesco Guccini

Caro Francesco Guccini,
intanto scusa se ti diamo del tu, ma non ne possiamo fare a meno, ti abbiamo sempre conosciuto. Per noi, a seconda dell’età, sei un fratello, uno zio, un nonno.
Scusa anche il “noi”, non è plurale maiestatis. Chi scrive è sicuro che questa lettera te la vorrebbero inviare in molti.

Il motivo della lettera lo immaginerai, non saremo i primi a dirtelo. Solo che non ci capacitiamo del fatto che non farai più concerti. Che avresti fatto l’ultimo disco già lo avevamo assimilato, malamente ma lo avevamo assimilato. Ma l’ultimo concerto, no.
Non stiamo a girarci intorno. Ti chiediamo solo di essere conformista per una sola volta. Ti abbiamo sempre apprezzato per la tua coerenza, per la tua schiettezza, per la tua semplicità. Non c’è stato mai bisogno di vederti con giubbotti di pelle, non abbiamo mai voluto un palco con mille effetti speciali, non ci è mai interessato nulla se i tuoi concerti sono iniziati e finiti tutti allo stesso modo. Ci sono bastate le tue canzoni e i tuoi racconti tra una canzone e un’altra.
Ma per una volta, Francesco, fai come avrebbero fatto tutti. Uno solo. Un ultimo concerto. Almeno sappiamo che sarà l’ultimo. Non tutti hanno avuto la fortuna di vederti il 3 dicembre a Bologna e chi ce l’ha avuta non se l’è goduta fino in fondo e sappiamo il perché.
Tu dirai che “non sei più quello e non hai più il coraggio di veleggiare su un vascello morto” e noi lo capiamo. Sappiamo che fare concerti è pesante, sappiamo che dietro c’è un lungo lavoro, sappiamo che gli anni passano e nemmeno la voce è sempre la stessa. Tutto questo lo sappiamo e per questo abbiamo accettato in silenzio l’ultimo struggente album: solo tu potevi fare delle canzoni cosi consapevoli e cosi dure, perfino troppo. Di certo non sei il tipo che và in giro dicendo che ti senti come quando vent’anni.
Ma pensa. Non è un peccato aver scritto un brano come L’ultima Thule e non cantarlo dal vivo? Promettiamo di non chiederti L’avvelenata (certo però che se la facessi…). Non vogliamo niente di diverso, ma solo il nostro classico racconto che inizia con Canzone per un’amica, passa per Amerigo, attraversa Autogrill e arriva fino a La locomotiva (lo sappiamo che è lunga è pesante, ma la cantiamo noi).
Dai Francesco facci un regalo.
Si è sempre parlato di Piazza Maggiore ma ci accontentiamo anche di un garage. Non ti vogliamo mica in piedi, mettiti seduto come ai vecchi tempi.
Abbiamo premesso subito che ti conosciamo ormai da tempo e proprio per questo siamo convinti di non riuscire a convincerti. Si capisce quanto un fratello non ha più voglia di giocare insieme a te, quando uno zio si scoccia a raccontarti sempre la stessa storia o quando un nonno è stanco e vuole andare a fare il riposino pomeridiano. Ma non si smette mai di cercare di convincerli i fratelli, gli zii, i nonni. E non ci stancheremo mai di chiederti un ultimo concerto anche se sappiamo che è tutto inutile.
Grazie di tutto.
E… “con voce sognante: ci piaccion le fiabe raccontane altre”.


P.S.
Nel caso ci ripensassi. Non ci lamenteremo nemmeno della scomoda posizione in cui ci hai costretti a stare in tutti i tuoi concerti.

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