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domenica 11 settembre 2016

L'11 settembre io ricordo Gino Lucetti.


«Non sono venuto con un mazzo di fiori per Mussolini. Ero intenzionato di servirmi anche della rivoltella qualora non avessi ottenuto il mio scopo con la bomba». Erano le 10.20 di sabato 11 settembre 1926 quando, sul piazzale di Porta Pia a Roma, l'anarchico carrarino uscì dal riparo che si era scelto dietro ad un chiosco di giornali e lanciò una bomba contro l'automobile su cui viaggiava il dittatore. La bomba purtroppo rimbalzò sulla macchina ed esplose a terra. Lucetti venne arrestato e in commissariato rivendicò il suo gesto.



Mussolini restò particolarmente turbato dal fatto che un potenziale tirannicida potesse arrivargli tranquillamente a pochi passi e per attenatare alla sua vita. Quasi immediatamente, per reazione, ordinò la sostituzione del capo della polizia e iniziò una repressione che mai si era vista prima di allora verso gli antifascisti. Furono puniti esemplarmente episodi anche  marginali come quello di Caldo Doria (9 mesi di reclusione) che aveva esaltato l’atto di Lucetti o quello di Vicenzo Baldazzi, un esponente del Partito d’Azione che si fece 5 anni di reclusione per aver dato un sussidio di 300 lire alla madre di Lucetti. E ancora Giuseppe Pira che fu condannato a 9 mesi di carcere per aver esclamato, riferendosi al Duce: «Li mortaci sui, stò puzzolente».
Lucetti venne processato nel giugno 1927 e condannato all'ergastolo (la pena di morte venne reintrodotta nell'ordinamento italiano solo in seguito). Nel 1943, dopo 17 anni di detenzione, Lucetti fu liberato dagli alleati ma morì poco dopo ad Ischia a causa di un bombardamento il 17 settembre 1943.

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