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sabato 17 settembre 2016

#Ilva, un altro omicidio sul lavoro

Appena 27 anni, con poca esperienza e sotto gli occhi dei responsabili che avrebbero dovuto farlo lavorare in sicurezza. Giacomo Campo è morto stanotte nello stabilimento di Taranto dell'Ilva, che continua a seminare morti anche da "commissariata".


Giacomo lavorava per una delle tante ditte in subappalto che quotidianamente svolgono lavori propri della lavorazione industriale, ma "esternalizzati" per risparmiare o far guadagnare qualche amico degli amici. In questo caso per la Steel Service. 

L'attività per cui era stato chiamato è di routine: un nastro trasportatore si era bloccato meccanicamente a causa di un eccesso di materiale rimasto fermo nell’area dell’altoforno Afo4. Per rimuoverlo, Giacomo era dotato di un aspiratore ed è stato posizionato in un punto altamente pericoloso – tra il nastro e la passerella – ma ben conosciuto dai responsabili dell'Ilva, lì presenti.

Per lavorare in sicurezza bisognava far intervenire una gru per alleggerire il nastro, in modo da bloccare il tamburo e scaricare il contrappeso. Contrariamente al solito e a tutte le regole di sicurezza in vigore, Giuacomo è stato fatto partire con l'aspiratore. Appena rimossa partte del materiale (diminuendo così il blocco), il tamburo è svattato facendo partire il carrellino che corre su due tubolari che fanno da binario. Ed morto schiacciato da questa macchina infernale, sotto gli occhi di quelli che avrebbero dovuto indirizzarlo e proteggerlo.

Un vero e proprio omicidio, per incuria e leggerezza, che ha spezzato la vita di un ragazzo che sperava forse di aver iniziato la sua lunga camminata attraverso le forme della precarietà verso un lavoro stabile e sicuro… 

Si tratta del quarto incidente mortale nel siderurgico da quando lo stabilimento è commissariato. Il 17 novembre 2015 Cosimo Martucci, 49 anni di Massafra, anch'egli dipendente di una ditta appaltatrice ha perso la vita schiacciato da un grosso tubo mentre lavorava all'interno dello stabilimento nell'area di agglomerazione dell'acciaieria.


Qualche mese prima, il 12 giugno morì dopo 4 giorni di agonia Alessandro Morricella, 35 anni, travolto dalla ghisa fusa e vapore mentre lavorava alla base dell'altoforno numero 2. L'impianto fu sequestrato dalla magistratura perché ritenuto pericoloso. A settembre del 2014 un altro incidente riguardò una ditta dell'appalto. Angelo Iodice, 54 anni di Caserta, responsabile della sicurezza di una ditta dell'appalto, fu investito ed ucciso da un mezzo che si spostava a marcia indietro.

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