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venerdì 2 settembre 2016

Beslan, strage dimenticata

Trecentosessanta morti, tra cui 186 bambini e una trentina di guerriglieri, in tre giorni di assedio. È il bilancio del massacro avvenuto un anno fa a Beslan, il più grave bagno di sangue per un atto terroristico nella storia della Russia.
L’orrore inizia alle 10.20 del primo settembre 2004, quando un commando di separatisti ceceni, alcuni con delle cinture esplosive addosso, prendono in ostaggio la scuola elementare numero 1 di Beslan, nell’Ossezia del nord (Russia meridionale). Quando la polizia arriva sul posto ci sono 1.100 persone chiuse nell’edificio in balia dei terroristi, che chiedono la liberazione di alcuni ceceni detenuti in Inguscezia. Il primo scontro a fuoco lascia a terra dodici morti. La scuola viene minata, e in terroristi minacciano di farla saltare in aria.

IL MASSACRO – Nel pomeriggio del primo settembre 65 piccoli ostaggi riescono a fuggire. Il 2 settembre 11 donne e 15 bambini vengono liberati dai ribelli senza che le trattative si evolvano. Il terzo giorno la situazione precipita. Alle 13 si sentono due esplosioni, seguite da rumori di arma da fuoco. Un’ora dopo gli «spetsnaz», le teste di cuoio russe, irrompono nell’edificio e iniziano gli scontri, che si protrarranno fino a tarda notte, quando verrà data notizia dell’operazione. Nel caos generale alcuni ostaggi tentano la fuga, la maggior parte di loro vengono falciati dai terroristi. All’alba del 4 settembre le forze speciali del Cremlino hanno preso possesso della scuola, Putin si reca sul posto. I guerriglieri sono stati uccisi, e con loro decine di bambini, ai quali in tre giorni erano stati negati anche acqua e cibo.
L’ANNIVERSARIO – A un anno dalla strage, i nodi da sciogliere sono ancora molti. Non è, ad esempio, ancora chiaro se gli ordigni che deflagrarono prima del blitz, e che si suppone abbiano ucciso decine di persone, siano esplosi accidentalmente, come racconta una sopravvissuta, o se siano stati detonati da due donne kamikaze.
LE POLEMICHE – Dopo un anno non è stata fatta ancora chiarezza «giudiziaria», nonostante tre inchieste promosse dal governo e indagini parallele dei servizi segreti. I famigliari delle vittime, riuniti nel comitato delle Madri di Beslan, vogliono sapere con esattezza chi fossero i terroristi, quanti erano. Ma, soprattutto, chi è responsabile per le azioni del gruppo «Alfa», che cercò di liberare gli ostaggi. Tra esplosioni, crolli e incendi causati da lanciafiamme «Shmel» (vietati dalle convenzioni internazionali), queste truppe speciali provocarono il maggior numero di morti.
GLI ARRESTATI – Quell’inferno fu rivendicato in un video dal terrorista ceceno Shamil Basayev (di cui proprio oggi viene diffuso un nuovo filmato con i preparativi dell’operazione), l’uomo più ricercato della Russia, ma il gruppo non è stato ancora trovato. Finora è stato arrestato un solo uomo, Nur-Pashi Kulayev, che il 19 maggio in tribunale si è dichiarato innnocente. E che ieri ha nuovamente puntato il dito contro le teste di cuoio russe. «Chiedete a loro chi ha iniziato a sparare», ha detto.
NELLA SCUOLA DELL’ORRORE – Dopo un anno, la palestra della scuola, il teatro principale dell’incubo, ha il tetto ancora scoperchiato e sul muro si vedono macchie di sangue scure. Nella rabbia, pochi si curano delle due nuovissime scuole fatte costruire a tempi di record dal presidente Putin. Venerdì, poi, si terrà un incontro al Cremlino – prevedibilmente difficilissimo – tra , una delegazione del comitato e il presidente Vladimir Putin.
Un anno dopo l’orrore e’ ancora forte e ci colpisce in modo devastante per quella strage di bambini innocenti, colpevoli solo di essere stati scelti come bersagli indifesi, e soprattutto “russi” come colui che li combatte.Colpe enormi e incancellabili le porta anche Putin per le stragi di civili morti sotto i colpi di mortaio e cannone in quella Cecenia insanguinata e martire,culla del terrorismo ceceno nato e alimentato da gruppi islemici che vorrebbero portare nella regione la loro legge, ovvero terrore e morte,finanziati da Al Qaeda e istruiti in campi di addestramento esteri.Non si puo’ pero’ perdonare quella strage ancora impunita che si portera’ dietro sangue e disperazione per sempre.

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