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venerdì 2 settembre 2016

Ad un anno dalla morte di Aylan Kurdi, sono 590MILA i bambini vittime dei trafficanti

È passato esattamente un anno dalla morte di Aylan Kurdi, il piccolo siriano trovato morto sulla spiaggia di Budrum, in Turchia. Questa foto del suo corpicino riverso aveva fatto il giro del mondo, milioni di voci si erano levate al grido ipocrita di "mai più", mentre 12 mesi dopo la situazione dei bambini profughi in Europa non è migliorata neppure lontanamente.


Sono circa mezzo milione i bambini rifugiati e migranti che si ritiene siano venuto in contatto con i trafficanti durante gli spostamenti. A rendere pubblico questo dato, l’Unicef che sottolinea come l’attesa nel limbo alle porte dell’Europa e la disperazione abbia condotto circa 500mila minori nelle mani di criminali pronti a sfruttare la loro vulnerabilità. I dati pubblicati questa settimana da Eurostat rivelano che dal gennaio 2015 più di 580.000 richieste di asilo sono state presentate da parte di bambini in Europa*. Secondo un recente rapporto di Europol-Interpol oltre il 90% degli spostamenti effettuati da rifugiati e migranti che arrivano nell'UE sono stati favoriti da trafficanti che lavorano per reti criminali: è stimato che almeno mezzo milione di bambini si siano rivolti ai trafficanti ad un certo punto nei loro viaggi. I minorenni non accompagnati sono quasi 100.000 rispetto al totale e sono particolarmente a rischio di rivolgersi ai trafficanti.

La chiusura delle frontiere è stato come aver chiuso le porte, ma lasciato le finestre aperte; questo spinge i bambini, in particolare quelli non accompagnati, ad affrontare rischi maggiori.  Gli Stati dovrebbero costruire sistemi di protezione più forti per i bambini, non costruire muri.


Anche se l'ondata di rifugiati e migranti sta rallentando, chiusura delle frontiere, politiche migratorie rigide e l'accordo UE-Turchia hanno portato questi gruppi criminali ad adattare le rotte tradizionali utilizzate per il traffico di droga e armi per trasferire rifugiati e migranti.

Politiche di controllo dalle migrazioni piuttosto che i diritti reali e urgenti e le esigenze dei bambini rifugiati e migranti hanno spesso guidato gli Stati nella loro risposta. Se ci fossero alternative sicure e legali, i bambini e le loro famiglie non sarebbero costrette a finire nelle mani dei contrabbandieri e dei trafficanti che portano molti di loro verso pericoli su rotte irregolari.

Il traffico e la tratta di esseri umani si stima che abbia un valore di circa 5-6 miliardi di dollari l'anno. Poiché il numero di persone che effettuano viaggi pericolosi è calato, l'Europol ritiene che questi criminali abbiano triplicato i loro prezzi, con molti migranti che ora pagano fino a 3.000 euro per ogni singola tappa del loro viaggio. I bambini spesso contraggono un debito con questi criminali per essere trasportati. Per far fronte a questi debiti sono spinti a correre maggiori rischi di sfruttamento da parte dei contrabbandieri, con segnalazioni di minorenni non accompagnati in Francia e in Italia costretti a subire favori sessuali, a lavorare e a commettere crimini.


La cultura di guerra sembra aver preso il sopravvento ancora una volta in Europa. Dalle frontiere interne ed esterne, alla Libia, il linguaggio che unifica le scelte dei governi dell'UE, nonostante le tragedie del novecento e quelle più recenti, dentro e fuori il vecchio continente, è ancora una volta quello delle armi.

Negli ultimi 25 anni l'intervento armato, giustificato in tanti modi, quasi sempre dettato da interessi economici, ha prodotto ulteriori tragedie e aggravato i conflitti. 

I dati Eurostat sulle richieste di asilo di minorenni negli ultimi 19 mesi indicano un totale di 586.645 richieste presentate in tutta Europa, di cui 560.140 richieste di asilo presentate nei paesi dell'UE. Mentre il totale può includere qualche doppio conteggio di bambini, in particolare quando la richiesta d’asilo è stata presentata in più di un paese, il totale non include quei bambini rifugiati o migranti che non hanno chiesto/non possono chiedere asilo.

In Siria è già in corso una guerra, con una presenza europea e internazionale che punta a raccogliere eventuali quanto illusori dividendi post bellici. In Iraq e Kuwait saranno presto presenti circa 1300 soldati italiani.
L'invio di soldati italiani, così come quelli di altri Paesi, produrrebbe solo altre tragedie e non consentirebbe alcuna soluzione dei conflitti sul campo. Ma nessuno sforzo è stato fatto per ricomporre con mezzi politici e pressione diplomatica i conflitti sottostanti che dilaniano Iraq, Siria e Libia, o per sostenere le proposte di pace della società civile locale.

Da Calais a Idomeni, dalla Turchia all'Austria, i nemici contro cui schierare l'esercito NON sono le persone e le famiglie in fuga dalle bombe e dalle persecuzioni.

Fermiamo subito le armi e la violenza. 

Basta guerre e muri! È arrivato il momento di essere civili e umani e di costruire politiche di pace e di accoglienza.


Per aiutare a proteggere i bambini rifugiati e migranti, FREE-ITALIA lancia un appello urgente per compiere maggiori sforzi per documentare e bloccare il contrabbando e il traffico dei bambini coinvolti nelle migrazioni. 

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