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sabato 10 settembre 2016

"ABBIAMO DIMENTICATO IL POPOLO PALESTINESE?"

Di certo lo abbiamo rimosso. Dal nostro cuore, dalla nostra agenda, dall'agenda politica e mediatica. Di scuse ne abbiamo molte: la crisi economica che ci ha colpito, il grande caos internazionale, il terrorismo che piomba sulle nostre vite, le tante guerre che dobbiamo affrontare, una situazione in Palestina e Israele che non riusciamo più a capire, un'informazione che non ci aiuta ad andare oltre l'ultimo episodio di cronaca nera.
Ma il problema rimane. E come tutte le malattie trascurate sta degenerando. La parola chiave di questa fase è "disperazione". Una disperazione profonda, diffusa. Quella che viene dopo la fine di una grande speranza. Quella che precede l'irreparabile.
Sono passati ben sessantotto anni, dal giorno in cui l'Assemblea Generale dell'Onu istituiva in Palestina uno "Stato ebraico" e uno "Stato arabo", assegnando alla città di Gerusalemme uno speciale status internazionale gestito dalle Nazioni Unite. Dei due Stati previsti nella Risoluzione 181 (II) del 1947, conosciuta come Partition Resolution, finora è stato creato solo Israele. Lo Stato di Palestina ancora no. E il popolo palestinese continua a sopravvivere nella morsa dell'occupazione militare israeliana, circondato da violenza, muri, filo spinato e uno sterminato silenzio internazionale.
Il 29 novembre l'Onu ci invita a riaccendere i riflettori su un'insopportabile tragedia umana e politica che ogni giorno diventa più pericolosa per tutti. È come una molla che si sta continuando a caricare e che all'improvviso ci scaricherà addosso tutta l'energia distruttiva che ha accumulato.
Le cose da fare per scongiurare il peggio sono note. Serve un piano serio per chiudere il conflitto nel più breve tempo possibile. Entrambi i popoli hanno diritto di godere la stessa dignità, gli stessi diritti e la stessa sicurezza. L'Europa ha un grande "interesse" a chiudere al più presto questo conflitto ed evitare che finisca per alimentare il terrore. E l'Italia, che vanta ottime relazioni sia con gli uni che con gli altri, può fare moltissimo. Ma serve un impegno nuovo, di tutti e di ciascuno. Domenica 29 novembre chiediamo pace per Gerusalemme (e il resto del mondo).
"Non ci sarà pace nel mondo finché non regnerà in quelle terre piena pace. E tutti gli sforzi di pace in quelle terre avranno una ripercussione straordinaria sul pianeta intero."

1 commenti:

  1. paolo bucci ... la palestina è stata sacrificata sul'altare del dio ebraico , quel dio che ha eletto gli ebrei come suoi figli ,che hanno tanta forza da uccidere continuamente dei loro simili , uomini donne anziani e bambini , che umiliano e vessano un popolo vicino di casa , che hanno costaretto dietro un muro fatto con prepotenza e sul territorio palestinese ... un israeliano ha assassinato Rabin un loro leeder ... hanno assaltato navi in acque internazionali come dei pirati di altri tempi , ma che razza di gente sono , solo perchè sono una " razza " molto antica e ricchissima possono fare delle cose atroci che , solo hitler ha fatto nei loro confronti , la palestina è un enorme lager tenuto nel'oblio e nelle difficoltà dagli israeliani , che stanno rubando territorio alla palestina per costruire insediamenti per nuovi " gangester " che aiutino gli israelosionisti a creare condizioni di disagio ... quando il mondo capirà cosa hanno fatto nel momento che hanno creato i due stati , a cosa hanno dato inizio ...

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