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lunedì 29 agosto 2016

La fine è vicina, Gli indicatori del cambiamento climatico hanno raggiunto livelli record

Le temperature, l’aumento del livello dei mari e le emissioni di gas serra l’anno scorso hanno raggiunto livelli record, facendo del 2015 l’anno peggiore della storia moderna per una serie di indicatori chiave sul clima.
Riduzione dei ghiacci, siccità, inondazioni, … è un ritratto cupo della Terra quello che dà il rapporto annuale sullo stato del clima («State of the Climate»), un documento di 300 pagine al quale hanno partecipato 450 scienziati di tutto il mondo.



Record di caldo

Il fenomeno meteorologico El Niño, particolarmente vigoroso nel 2015, nell’anno scorso ha «esacerbato» la tendenza al riscaldamento secondo gli esperti, che notano che «la Terra ha registrato dei record di caldo per il secondo anno consecutivo».

L’Artico, zona particolarmente sensibile al cambiamento climatico, ha continuato a riscaldarsi e ha raggiunto «livelli registrati nel 2007 e 2011, ossia dei record dall’inizio del rilevamento dei dati all’inizio del 20° secolo, con un aumento di 2,8°C da quell’epoca».

Le concentrazioni di gas serra toccano dei vertici

Le concentrazioni di tre dei principali gas serra, biossido di carbonio (CO2), metano e protossido di azoto, hanno «toccato nuovi vertici nel 2015», indica il rapporto che si basa su decine di migliaia di rilevamenti tratti da numerose basi di dati indipendenti.

Alle Hawaii, sul vulcano di Mauna Loa, la concentrazione di biossido di carbonio ha registrato, nella media annuale, «il più forte aumento dall’inizio dei rilevamenti, cinquant’otto anni fa». Sull’insieme del pianeta, il CO2 ha sfiorato la barra simbolica delle 400 parti per milione (ppm), toccando 399,4 ppm, vale a dire un aumento di 2,2 ppm in rapporto al 2014.

Aumento del livello dei mari

Il livello dei mari ha raggiunto il suo punto più alto, con circa 70 millimetri più della media registrata nel 1993. Il livello sale gradualmente attorno alla Terra, con un aumento di 3,3 millimetri all’anno, secondo il rapporto. L’aumento è più rapido in certi punti del Pacifico e dell’oceano Indiano.

E rischia di accelerare nei prossimi decenni, man mano che fondono i ghiacciai e le calotte polari, minacciando la vita di milioni di abitanti delle coste.

L’anno 2015 è anche segnato da una stagione delle piogge più abbondante della media, che ha provocato gravi inondazioni.

Siccità

Gravi siccità hanno colpito superfici circa due volte maggiori nel 2015 che nell’anno precedente (14% contro l’8% nel 2014).

Propagazione di alghe

Le acque più calde hanno anche aggravato la propagazione di alghe, che ha colpito un’importante zona del nord Pacifico, che va dalla California alla Columbia Britannica, in Canada, con effetti significativi sulla vita marina, le risorse costiere e gli abitanti che dipendono da queste risorse.

Uragani

La stagione degli uragani nell’Atlantico, anche questa in buona parte influenzata da El Niño, è stata particolarmente moderata per il secondo anno di seguito, anche se il numero dei cicloni tropicali è stato globalmente molto al di sopra della media.

Questa tendenza dovrebbe confermarsi nel 2016, poiché i primi sei mesi dell’anno sono stati di gran lunga i più caldi sul globo.

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