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martedì 2 agosto 2016

If Henry Propter as FABULA IN TABULA


 ANTEPRIMA
L’uomo nato senza vincoli, da quell’istante ubbidì ad un sedicente principe. Non c’erano né Re, né Regine, né Regni da regnare, né Dinastie da preferire, e il titolo di principe era un neologismo derivato da principio. Dunque, un inizio. Nella testa di Him, il principio secondo le predizioni di un principe socialmente seducente quanto lo era il dilemma che Him dicesse la verità di Dio con l'esclusiva di incarnarlo.
Cosa doveva accadere prima che qualcuno intelligentissimo sciogliesse il dilemma e smascherasse l’ipocrita?
La perfezione era ovunque, il cibo era in ogni dove, la natura si dava e si lasciava prendere senza chiedere nulla in cambio. E l’anima del mondo pulsava vaporosissima fra la bellezza che meraviglia l’attenzione, che non è cosa, ma un’emozione che le valeva tutte, tanto è intensa la percezione dell’equilibrio che regola il creato, che intrude di divino il pensiero del cuore mentre aleggia insieme al trascendente. L’anima della bellezza traspare, e si può solo coglierla nell’attimo di questa idea inviolabile, tanto è certa la sua esistenza. Il modo d’essere di tutti i regni è nella forma, ma la loro appartenenza al creato è nell’immaginazione che coglie al volo il senso per cui esiste, un ruolo della fantasia dalla quale nasce per essere immanenza e parte di un progetto enormemente più vasto, decisamente sovrumano. Forma viva che ringrazia di essere nella perfezione contemporaneamente a dio che in quella forma e in quel ruolo si riconosce.
L’uomo può immaginare tutto; l’uomo capisce perché Adamo mentre vide, a sua volta fu visto; che mentre sente, a sua volta è ascoltato. L’uomo compendia il senso di quell’opera finita e multiforme, una complessità che vive del suo stesso equilibrio con il resto del mondo, pregno fino a scoppiare di una coerenza affine solo alla perfezione che di quella immanenza è finità nell’infinità del cosmo che conosce ogni particolare. La vita lo integra nel tutto visibile o invisibile e l’anima di questo mondo, l’anima mundi, è il pensiero planetario alto, talmente alto da essere pensato un pensiero avvolgente, contenitore universale e setaccio di tutti i pensieri pensati da tutte le creature della terra, grandi, piccole e piccolissimi organismi che parlano lo stesso dio, allo stesso dio, con lo stesso dio frattanto fermo sulla soglia, nel pensiero di un uomo stupito di supremo stupore.
La religiosità della terra lo avvolge e lo incanta, e anche il vento non è un fenomeno a caso. Anche lui ha qualcosa da farsi capire.
Grazie per l'attenzione Agosto 2016
Marcello Scurria

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