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sabato 16 luglio 2016

#TurkeyCoup #Turkey. #GolpeTurchia. #Erdogan ha inscenato un golpe fittizio

Un golpe di quattro ore in un paese complesso come la Turchia suona strano, e se fosse stato un colpo di stato fasullo, creato ad arte dal “sultano per fare piazza pulita dei suoi avversari e rafforzare il suo potere. Un risultato raggiunto con una manciata di morti, un danno collaterale minimo in un paese che di morti per attentati ne macina centinaia. C’era malumore, c’era nervosismo. La popolazione è schierata per metà con il regime, l’altra metà morde il freno ma non ha la forza nè la voglia di costruire una alternativa. Si sapeva che lee Forze armate turche erano in agitazione, in opposizione a Erdogan, che in questi mesi non si è fatto mancare niente, repressione della libertà di stampa, bugie sui profughi, una posizione ambigua sulla lotta al terrorismo. I vertici delle Forze Armate per scelta o per timore non hanno mai pensato seriamente di mettersi contro il Sultano, qualcuno potrebbe aver soffiato sul fuoco di quella che appare un maldestro tentativo di rivolta dei colonnelli. Dicono che ad influenzare i golpisti sia stato Fetullah Gulen, il predicatore sunnita che vive in esilio negli Usa. Un islamico visionario e moderato, amico in passato dello stesso Erdogan. Gulen è miliardario, controlla scuole, università, ha radici nella magistratura, nei servizi segreti, nella polizia, ed è molto popolare tra i soldati. Magari ha provato a dare uno scossone al regime. Ma senza credere in un risultato. E magari Erdogan ha approfittato del passaggio ed è salito sul carro in corsa, controllando il tentato golpe a tavolino. Il sultano è uno stratega bizantino, capace di mosse e contromosse sullo scacchiere mediorientale. Prima la nomina di un nuovo capo del governo, Binali Yildirim, fedelissimo. Poi l’aumento della pressione militare sui curdi in armi del Pkk, i segnali di pace con Israele, le scuse a Putin, la mano tesa al regime siriano di Assad, il rilancio del ruolo della Turchia nella Nato e la comferma della amicizia perenne con gli Usa. Sullo sfondo la posizione ambigua rispetto alla deriva islamista di un paese equamente diviso tra Oriente e Occidente, tra la spinta ad un ingresso nella Ue e la considerazione di un ruolo di leadership autonoma- marcatamente islamico – nel quadrante mediorientale. Servivano dei capri espiatori, un po’ di fumo, e per un momento il mondo ha guardato con interesse diverso a Istanbul e Ankara. Non siamo più abituati all’idea di un golpe, la Grecia dei colonnelli è storia vecchia. Dicono che non sia mai scappato, che sia rimasto volutamente in volo in attesa di scendere da trionfatore sul Bosforo. Non pare abbia il senso dell’umorismo, il sultano. E dunque la gestione dell’operazione golpe attraverso l’uso di quei media che ha fin qui demonizzato e combattuto non va letto come un tocco di ironia. Semplice realpolitik.

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