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venerdì 15 luglio 2016

#Nizza. non perdiamo la ragione per UN FALSE FLAG!

La paura non deve sopraffare l'intelligenza, la razionalità Di fronte all'attentato di Nizza. Al momento una sola certezza, se questo è un'altro false flag, dal punto di vista logistico è stato uno dei più facili da organizzare.

Parola d'ordine del sistema di dominio globale in difficoltà: seminare il terrore in Europa. E così terrore istituzionale a Nizza: camion e spari sulla folla. Risultato: 85 morti. Il terrore istituzionale colpisce ancora la Francia. Nel giorno della festa nazionale del 14 luglio, un uomo alla guida di un camion si è scagliato sulla folla riunita a guardare i fuochi d'artificio lungo la Promenade des Anglais, al termine dei fuochi d'artificio per i festeggiamenti del 14 luglio. Correndo all'impazzata, ha lasciato a terra almeno 84 morti e oltre 100 feriti, 20 dei quali in condizioni gravi. Il veicolo ha investito le persone che si trovavano sul percorso per almeno 2 chilometri. Tra le vittime molti sono bambini. 

Lo schema è il medesimo immagini sfocate e riprese video mosse dalle quali non si evince assolutamente alcunché. Tra queste il video che riprenderebbe un autocarro dirigersi verso una zona oscurata dagli alberi (e che si dice abbia investito decine di persone) è stato realizzato, guarda caso, da un regista teatrale che, casualmente abita di fronte alla promenade!. 

Chi sono gli attentatori di Nizza? Lupi solitari, esponenti di un terrorismo che si è radicalizzato in solitario sul web, oppure membri addestrati di cellule jihadiste legate ai servizi segreti come quelli che hanno già colpito a Parigi con la strage del Bataclan? Tutti parlano di atto terroristico, la prefettura di Nizza invece ha dichiarato che si tratterebbe di un'azione criminale perpetrata da un individuo NON CONOSCIUTO dai servizi di intelligence.
Nessun poliziotto ha avuto l'idea di sparare sulle gomme NEL LUOGO DOVE ERANO IN CORSO I FESTEGGIAMENTI PER IL 14 LUGLIO, NONOSTANTE FOSSE ENTRATO SICURAMENTE IN UNA ZONA INTERDETTA AL TRAFFICO IN QUEL MOMENTO?!?
I documenti di un francese di origini tunisine sarebbero stati trovati sul camion. Pletora d'immagini di vittime sui social media ma le autorità non ci mostrano il terrorista morto.
A Nizza sono operative più di 1000 telecamere di sorveglianza, per un costo che supera i 10 milioni di euro, dove sono le immagini?


L'individuo alla guida del camion, ovviamente, è stato ucciso. Era un cittadino francese di origini tunisine di 31 anni. Era già noto alle forze dell'ordine per reati minori, ma non per terrorismo. A bordo del veicolo sono state trovate finte armi pesanti. Ne sa qualcosa la "Direction centrale du renseignement intérieur", comunemente conosciuta anche con la sigla "DCRI", ovvero il servizio informazioni all'interno della Francia. Strano: sul sito online del ministero dell'Interno non vi è neppure un cenno all'ennesimo massacro di civili:


http://www.police-nationale.interieur.gouv.fr/content/search?SearchText=nice&searchinto=3544

«Non può essere negato il carattere terroristico dell'attentato» ha detto il presidente Francois Hollande, che ha prorogato di tre mesi lo stato di emergenza (che doveva essere interrotto a fine luglio). Cui prodest? C'entra Brexit? Comunque, è opportuno decodificare il messaggio proprio nel giorno dell'anniversario della rivoluzione francese. 


Una riposta affidabile davanti a questa strage spaventosa di Nizza non è ancora possibile ma la Francia non è l'America: il terrorismo su questo territorio è radicato da anni, centinaia di cittadini francesi si sono arruolati nell'Isis per combattere contro il regime di Bashar Assad e proprio il ritorno dei jihadisti dalla Siria è uno dei fenomeni più temuti dai servizi di sicurezza di Parigi. La Francia è il Paese che produce più jihadisti in Europa. Un rapporto parlamentare afferma che nel 2015 erano già più di 1.500 i giovani legati al network islamista radicale.
Ricordiamoci che dopo le stragi di Parigi dell'anno scorso la Francia reagì con i bombardamenti su Raqqa, capitale del Califfato. Ma la stessa Francia non aveva visto con dispiacere l'arrivo dei jihadisti in Siria dalla Turchia per abbattere il regime di Assad e poi, dopo gli attentati in casa, non ha esitato a contattare Damasco per esercitare la sua rappresaglia.


Quello che vivono i francesi e gli occidentali è anche il risultato di politiche assai contradditorie nei confronti del mondo musulmano, le stesse che hanno condotto prima all'intervento di Putin in Siria a fianco di Assad e ora alla trattativa tra Mosca e Washington per coordinare gli sforzi per combattere il Califfato. Le potenze occidentali cinque anni fa puntavano su una rapida caduta del regime di Damasco ora si rendono di conto insieme ai loro alleati mediorientali come la Turchia e l'Arabia Saudita di avere commesso un clamoroso errore di calcolo che ha aperto le porte al terrorismo in Europa.

La Francia vive un allerta continuo, dentro e fuori le frontiere dell'Esagono. Pochi giorni fa è stato chiuso il consolato francese di Istanbul, proprio di fronte a quello italiano, dove l'Isis ha appena colpito con un commando l'aereoporto internazionale Kemal Ataturk.

A cento anni di Sykes-Picot, l'accordo franco-britannico che spartì il Medio Oriente, a quasi 60 anni dalle avventure coloniali terminate nel sangue con la guerra d'Algeria, la Francia in realtà non è mai uscita dal Medio Oriente e dal Nordafrica come dimostrano anche le sue iniziative politiche e militari di cui quella più clamorosa, e che ci riguarda da vicino, è stata nel 2011 il bombardamento del raìs libico Muhammar Gheddafi.

Forse non stupisce neppure che sia stata colpita la Promenade des Anglais mentre esplodevano i fuochi di artificio del 14 luglio. I servizi francesi per la sicurezza interna, DGSI, si erano appena detti convinti che lo Stato Islamico sarebbe passato “alla fase delle autobomba” anche in Francia, come a Baghdad o Damasco.

Nessun poliziotto ha avuto l'idea di sparare sulle gomme malgrado il camion sia entrato in zona pedonale a velocità ridotta.
I documenti di un francese di origini tunisine sarebbero stati trovati sul camion. Pletora d'immagini di vittime sui social media ma le autorità non ci mostrano il terrorista morto.
A Nizza sono operative più di 1000 telecamere di sorveglianza, per un costo che supera i 10 milioni di euro, dove sono le immagini?
Nessuno è al sicuro: l'attentato di Dacca con i suoi morti italiani ha chiaramente indicato che il terrorismo può colpire ovunque e chiunque, americani, francesi, europei e musulmani, che vivono questa tragedia del terrore sulla loro pelle da qualche decennio. E' fondamentale che l'intelligenza non sia sopraffatta dalla paura.

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