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venerdì 1 luglio 2016

La #brexit è Il risultato di colossali BUFALE e TRUFFE al popolo UK

Due cose accompagnano i giorni della Brexit: l’incertezza e le bufale. Della prima si è già discusso con ampiezza. Sulle seconde un po’ meno. Anche perché, dopo il voto di giovedì 24 giugno, sono fioccate come neve nell’Artico: una dopo l’altra, hanno invaso la rete e abbindolato elettori delusi.

Boris Johnson, l’ex sindaco di Londra che somiglia a Donald Trump, e Nigel Farage ne hanno fatto un cavallo di battaglia. Tuttavia, una volta vinto il Brexit ecco che Farage ammette che uno dei punti cruciali della campagna per l’uscita dall’Unione Europea era un errore dichiarandolo apertamente in televisione a “Good Morning Britain“:

Alla domanda relativa se poteva garantire che i 350 milioni di sterline venissero usati per il sistema sanitario nazionale lui risponde “Non posso” per poi ammettere che è stato un errore parlarne durante la campagna referendaria. Ammissione da parte di Farage dopo che nei mesi precedenti al voto si era detto più volte che la proposta dei “Leave” era una falsità. L’intervistatrice Susanna Reid, di fronte alle dichiarazioni del leader dell’Ukip, aveva posto una domanda interessante:
You’re saying, after 17m people have voted for Leave based – I don’t know how many people voted basis of that advert, but it was a huge part of the propaganda – you’re saying that was a mistake?
Una domanda estremamente lecita: dopo che milioni di britannici hanno votato per il Brexit, senza sapere il reale numero di votanti in seguito a questa proposta, Farage ammette che era un errore? La risposta è “Si”.
La cosa buffa è che mentre per il referendum Farage proponeva fondi per il sistema sanitario nazionale nel 2015, cioè l’anno scorso, sosteneva che bisognava privatizzarlo seguendo il modello americano attraverso il sistema delle polizze assicurative:

Nigel Farage: NHS might have to be replaced by private health insurance
Farage: ‘There is no question that healthcare provision is going to have to be very much greater in 10 years than it is today, with an ageing population, and we’re going to have to find ways to do it’

In vista del Referendum, nel mese di marzo 2016, accusò l’Unione Europea di voler introdurre un sistema sanitario basato sulle assicurazioni private, sostenendo che lo volesse fare “di nascosto” e in accordo con i “cattivi americani” delle case farmaceutiche citando il TTIP.

La petizione per rifare il Referendum ha una storia piuttosto controversa. Sarebbe stata pensata da una grande mente pro-Leave, presentata un mese prima del voto “per evitare – parole sue – che l’Inghilterra restasse ammanettata alla Ue” e, infine, dirottata dai pro-Remain, che l’avrebbero rilanciata per contrastare l’esito del voto. Nel giro di pochi giorni avrebbero raccolto tre milioni di firme, ma non si capisce bene quante siano vere (pare poche migliaia) e quante siano di veri inglesi ma è chiarissimo quanto, invece, saranno valide: nulla. La petizione è stata una grande valvola si sfogo psicologico per i pro-Remain, che, almeno, hanno avuto la possibilità di addolcire i bordi dell’amaro calice.

I  pro-Leave sono ignoranti, è ovvio. E a riprova di questa piuttosto discutibile lettura del voto sono emerse varie scoperte. Ad esempio, che subito dopo aver votato gli ignoranti britannici avrebbero googlato “What is EU”, per capire su cosa avevano espresso la loro preferenza. Apriti cielo! Le ricerche sarebbero addirittura triplicate. Vagonate di editoriali (ad esempio sul Washington Post) hanno stabilito quanto gli elettori scelgano con la pancia, senza nemmeno conoscere l’argomento in dibattito e, addirittura, senza nemmeno conoscere cosa fosse l’Unione Europea. Può considerarsi valido un voto del genere? Purtroppo sì. Anche perché la notizia non è vera. Prima di tutto, la ricerca non è “What is the EU” ma “What happens if we leave the EU”. E poi perché è vero che le ricerche sono triplicate, ma il dato di partenza (mai indicato nei giornaloni) è molto basso: sono 43 al giorno, 1.300 per il mese di maggio. Triplicarle vuol dire 129 ricerche. Insomma, non proprio tante.
Un’altra bufala che ha girato molto in rete riguarda una connessione pressoché millimetrica tra sezioni in cui ha vinto il Leave e la diffusione dei casi di mucca pazza. Un evidente caso di satira: il post metteva a confronto la stessa cartina modificandone, nel secondo riquadro, i colori e le date. La battuta è chiara: solo i pazzi potevano votare per il Leave, e non erano nemmeno pazzi qualsiasi: erano i pazzi della mucca pazza. Un divertissement che, nella furia cieca dei supporter del Remain, ha generato mostri, mandando a ramengo logica e buon senso.


Infine, una bufala diffusa sul lato pro-Brexit. È girata appena dopo il risultato del referendum britannico e riguarda una frase di Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo. Secondo il politico tedesco, reso noto dal suo celebre scontro con l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, “non rispetta la filosofia della Ue il fatto che la gentaglia possa decidere sulla crescita e sulla caduta della Ue”.


Non lo ha mai detto. La frase originale è molto simile e non ha “mob” ma “opinion”, che cambia – non poi di molto in realtà – il pensiero di Schulz. Pochi si sono presi la briga di risalire alla fonte originaria. Di sicuro non lo ha fatto ZeroHedge, sito ex-anonimo di informazione finanziaria sensazionalista, che lo ha presentato come vero. È una delle ennesime vittime della Brexit, insieme a tantissimi giornali internazionali. In un’epoca in cui l’informazione fai-da-te piace sempre di più ma è piena di insidie, e quella tradizionale mostra tutti i suoi limiti, non è strano che la gente si lasci ingannare.

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