BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

lunedì 11 luglio 2016

Dal diario di stalin secondo donald trump, matteo renzi e rosario crocetta.


Un giorno, Luhil apparì all’improvviso in mezzo alla via, con una collana di denti al collo e una chiostra di piccoli carapaci intorno alla vita, inequivocabili trofei conquistati a chi è incapace di difendersi, dato che le tartarughe sono la metafora della vita che va protetta. Fino allora, nessuno aveva cacciato per procurarsi dei trofei, ma con Luhil ebbero inizio le mattanze, quelle inutili, le più crudeli, ma efficaci per chi ambisce al piacere d’essere unico.

Era solo l’inizio; e quell’uomo addobbato di denti e carapaci, somigliava più a un alieno che al primo assassino della carriera della specie umana. Di stregoni ce n’erano molti e costoro non offendevano la Natura, anzi dipendevano dalla sua perfezione. Invece Luhil, arrogante come il primo assassino dell’umanità, alzò il bastone: «Io, sono Luhil e non avrete altro dio al di fuori di me!» ordinò.

«Perché saresti Dio? Cosa sai fare?» chiese un anziano del villaggio.

«Molte cose le ho già fatte, come fai a non saperlo?»

«Ciò che ho saputo, non mi è piaciuto. La natura disprezza l’uomo che dice di chiamarsi Luhil».

«Avvicinati vecchio! Mettici la faccia! La luce del sole mi acceca.» disse Luhil quasi ringhiando. Il vecchio si diresse verso la voce, finché uscì dal controluce e Luhil lo ebbe di fronte. Si avvicinò fino a sentirne l’alito e vide che i suoi occhi non brillavano.

«Sei cieco, non puoi vedermi.»

«Certo, ma posso sentire»

«Ma ora non sentirai più» e detto questo, gli schiantò il bastone sulla testa.

«Ecco! Ora sai perché sono dio… Perché io decido di vita e di morte.»

Furono le ultime parole che il villaggio ascoltò. Dopo, soltanto tragedie, lacrime e sciagure. E come ogni dio che vuole farsi rispettare, paranoico in quel piacere di essere unico, Luhil estese la sua influenza raccapricciante in ogni modo, aiutato dalla fama, dea dell’eccesso, che lo precedeva insieme alla paura.

La voce che un uomo fosse capace di mangiare cento tartarughe e dieci maiali conservandone le ossa per costruire nuove pareti alla sua casa, di divorare un intero cavallo dopo avergli spezzato l’osso del collo con un morso, si fece fama di Luhil. Fama che divenne vanto fino a dirsi che era talmente forte da sradicare un albero con la forza delle sole braccia e che rise a crepapelle mentre vedeva morire la vipera che l’aveva morsicato.

Anche il seme dell'immortalità. Come si fa a non capire che è troppo?

Invece, tutti si chiedevano chi fosse. Sentivano la fama, ma il mito non gli dava un volto e le sue azioni popolavano l’immaginario collettivo di immagini e pregiudizi. Luhil non era uguale a nessuno, questo era certo, ma tutti lo pensavano esattamente come Luhil voleva che fosse ricordato. E come un dio onnipresente, temevano la sua onniscienza.

«Cosa avrebbe detto? Cosa avrebbe fatto?» si domandava la gente. Ma, invero, non c'era motivo di chiederselo, Luhil non cercava colpevoli, né aveva bisogno di innocenti. Lui era il cafarnao; istantaneo, nudo, crudo, crudele e inutile.
GRAZIE PER L'ATTENZIONE, LUGLIO 2016
Marcello Scurria 

1 commenti:

  1. Quindi ho contributo alla coalizione democratica CLINTON-SANDERS nata ieri 12 luglio 2016 in opposizione al candidato repubblicano che è meglio per tutto il mondo che non sia eletto presidente USA...Soprattutto per noi italiani, dal dopoguerra amici come parenti degli americani i quali consegnata la Sicilia ai mafiosi, non hanno fatto più nulla per liberarci da questa piaga peggiore della peste ma tuttavia, empatica con la triade Renzi Napolitano Crocetta. Intanto scongiuriamo l'intervento dei marines trumpiani appena il governo italiano sarà di maggioranza Pentastellato.

    RispondiElimina