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sabato 4 giugno 2016

MUHAMMAD ALI 1942 2016

Certe volte i migliori se ne vanno via, spesso con grande silenzio ed umiltà; lasciano a chi li ricorda le gesta, l'umanità, la voglia di lottare, i sogni di una vita.
Non ci resta che ricordare, allora, la vita, di queste persone straordinarie che hanno puntato i piedi, che hanno sofferto con la consapevolezza che, erano nel giusto, certi che un giorno. il mondo intero si sarebbe fermato, per riconoscerglierlo.
Un omaggi allora, ad una leggenda del Ring che, prima di ogni altra cosa è stato un Uomo d'onore.


Altezza un Metro e NovantaUno centimetri, per novantasette kg, nato in America, Cassius Clay forse non avrebbe mai potuto immaginare cosa sarebbe diventano, per decine di persone,me compresa.
Accade un giono per caso, quando, allora dodicenne inveiva contro chi gli aveva rubato la bicicletta, fu allora che un poliziotto gli suggerì di imparare la Box, prima di rimetterci anche un occhio nero, insieme alla sua due ruote.
Forse, quel bambino di allora, si lasciò tentare dalla possibilità di difendersi, ma stava nascendo una stella.
Il suo primo riconoscimento fu l'Oro, alle Olimpiade di Roma del 1960, e da quel momento diventò un vero professionista, anche quando sfidando Liston correttamente si vide ricevere del sale sul volto.
Dopo questa importante vittoria Cassius cambiò il suo nome ed aderì alla Nation of Islam diventando Muhammad Alì.

Ancora una volta si ritroverà faccia a faccia con Liston che, questa volta batterà con il celebre "Pugno Fantasma" lasciando, alla storia della fotografia una delle immagini sportive più belle di sempre, sovrastando completamente l'avversario.

Da quel momento la sua carriera divenne inarrestabile, titolo dopo titolo, incontro dopo incontro, allenamento, dopo allenamento; difese il suo titolo per ben otto volte, sempre con professionalità e correttezza. 
La sua prima battura d'arresto la vide quando si scontrerà aspertamente con il governo Americano non volendo combattere nella guerra del Vietnam.
Lui quella Guerra non la voleva fare, non gli apparteneva, anzi la sentiva come un tradimento, una guerra alienante dove i giovani di due paese morivano senza una ragione.


"Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato "negro"
Sostenne apertamente.
Sembra impossibile ma, l'amato Pugile vide anche la prigione, pur di continuare a mantenere la parola data, l'amico di Malcolm X perse anche i suoi riconoscimenti sportivi.
Ma questo, forse lo aveva messo in conto, aveva capito benissimo che in un mondo brutale fuori dal ring più di quanto non lo fosse dentro, omertoso per eccellenza, era facile cadere, essere messi all'angolo.
Un mondo razzista, un mondo dove il colore della pelle singificava ancora qualcosa
Allora, divenne, per me, il più grande, si, quando tornò sul ring e riconquistò tutto, ma facendolo per dimostrare ben altro, lo fece perchè una vecchia onda di bugie e razzismo non avrebbe potuto arrestare il cambiamento.

“I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loroprofondo: un desiderio, un sogno, una visione.”

Aveva ragione, certo, ed oggi che ci lascia, resta questo il messaggio più profondo della sua vita una visione dello sport da ritorvare nella sua completezza, perchè non erano pugni, non era lo sfogo, non era un arrivare a fine mese.

“Dentro un ring o fuori, non c'è niente di male a cadere. È sbagliato rimanere a terra"

 A terra no lo abbiamo visto mai, anche negli ultimi anni da professionista, quando iniziava ad essere meno veloce, perchè dentro ai guantoni c'erano prima di tutto delle idee, dei sogni, e quelli anche se cadono, anche se soffrono, trovano sempre il modo per tornare; una strada, le grandi imprese la costruiscono a dispetto di tutto.

Amerò sempre ricordarlo per quest'ultima frase, perchè è piena di consapvelozza, piena di umiltà, di umanità, in una frase c'è tutta la vita di un essere umano; i suoi errori, le sue paure, la sua redenzione, la sua ricerca:

"Un uomo che a cinquant'anni vede il mondo come lo vedeva a venti ha sprecato trent'anni della sua vita" 

Quindi grazie Ali, perchè l'incontro più bello è stato la tua vita, la tua beneficenza la tua persona, il tuo saper cambiare, il tuo saperci mostrare che nulla finisce, fin tanto che siamo pronti a lottare, fin tanto che dentro abbiamo un songo, fin tanto che difendiamo la libertà di essere e la speranza che in un mondo migliore non ci siano guerre da fare, non ci siano persone da discriminare.
Ogni tuo gesto, dimostra che siamo tutti Uguali, noi esseri umani, ci dividiamo da soli: quelli che non vogliono essere e quelli che amano vivere.

W.O.


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