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martedì 21 giugno 2016

La poesia è lunga ma il blog la differisce.


PARIAMOCI IL CULO
Siamo come tonti, siamo troppo buoni,
diciamo: fateci di tutto. 
I conti li paghiamo

senza sconto

e lesti siamo crocifissi.

Indefessi cittadini

tutti in una volta

nella fossa comune,

accomunati a  liberare

lo spazio angusto

fatto merce  d'insensato.

Cosa ci resta?

Non lo sappiamo ancora,

ma s’appresta l’ora,

pur nolente s’avvicina.

Una metafora ci accoglie

fra le voglie

cadute come autunno

e spente come foglie al passo.

Cosa  lesta

si presta al contrappasso

tra grasso e compassione

cova la tenzone

del governo e ribaltone

dell’ennesimo cialtrone.

Eppure,

è sempre festa!

Più il tempo è tosto,

più il  contesto

vacilla di vangelo

senz’angeli, però, ne’ cielo,

ma l’italiana scena ingrata al  mondo

si fa  tornar dov’era

più pazza di com’era.

Sulla terra nostra

siamo ghettizzati,  ci fanno scozzonare;

e vendiamo pelli

prima di trovare l’orso

a quest’aderno invaso dal governo

più volte innominato.

“Troppo buono”

porta a nulla la destrezza!

Rischia così, la costa che fu mite

un orde di batoste sulla gente,

festina lente, 

d’esser buona con il vino

e gentile con il corpo,

la pelle è già venduta

sebbene l’orso non sia morto.

Nulla dice

la politica funesta

che ricca, ipocrita e coreuta unita

azzera, ascolta, ma impazza arguta

che la Sicilia s’è arricchita.

Eppure, pure prega

che finisca la miseria,

e giura,

d’onorar l’attesa;

come il Nobel di Godot

spiegò la storia al disperato

morto di speranza e così ammazzato. 

Il lauto premio,

qui,

non è né mito

né genio di ritorno

e di Palermo

se ne parla come cimitero,

quasi pronta al necrologio

sull’onda del  “mistero!”

Soffia l’ordalia sorte

talmente è inclita l’arte della morte

nelle piastrelle a vista

del Trionfo

dov’è svanita l’acqua

dove non c’è più la fonte.

Fanno festa, allor,

chi suda ozio

e galleggia senza sazio

l’odio

di chi è dio di questo vanto

a cui manca  il cosiddetto ARSano santo.

Benvenuti, benvenuti siate voi,

che v’arraffate

questo mondo

sebbene non veniate a niente

numero di gente

che campate  a scrocco

per il fare di un governo

faccendiere e porco

nella corsa all’oro e alla regione

di una qualche mafia da campione.

Questa strada persa

passa dentro l’ano

del toro amaro, tradito e disarmato

al tempo istante

inerte pure a messa

dove regna una magia

che della gente illusa

fa una testa chiusa.


Ti dò io la soluzione

pirata sdolcinato

quanto un diabetico infrollito

e per quel che ti riguarda (indicibile)

La salvezza di Palermo

è nella sua bellezza di città,

di promontorio;

di storia Favorita;

di moneta presa al banco di sicilia;

di boschi dorati sì virtuosi e generosi

da sciogliere nel mare il profumo a noi vicino

dal limone al gelsomino.

La sua brezza

è parte della vita inclita,

e dove la natura incanta

è viva la sortita!

Di quest’esempio esimio

fanne cassa che si sbraccia

fra i poetici contorni

causa di ritorni e di morti venerate.

Non lasciare al tempo

la peggiore pulizia

di ogni sterco o vespasiano d’ospitalità indolente,

che si vede,

l’imbroglio è appariscente, è lì

flagrante d’essere l’ affare malacarne

      che ci fa 

la  beltà  per eccellenza

a cui è negata l’esultanza.

La bellezza non dev’essere espiata

dai seduti intorno alla più bella conca,

e  bari,

nella sala dove non si parla

come fare ad aggiustarla.


(indicibile) è questo Presidente!

e con lui lo è il presidio,

ché l’assiso non lo teme

al massimo lo geme come specchio

di un racconto fabulato.


Ma la gente,

intanto muore lentamente.

Muoion gli uomini

gli amici

le donne

e i bambini;

muoiono le spose

muoiono i figli

muoion tutti

in questa  comunione con le allodole

dalle cronache fattiste.

Invece,  l’era è immobile

in quest’azione immemorabile

in cui  il tempo della società

scorre nel vano vanto

d’essere il campione

della più grande suggestione.



Grazie per l'attenzione Giugno 2016

Marcello Scurria

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