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martedì 7 giugno 2016

Il quadro catastrofico della democrazia italiana

Il primo turno delle elezioni amministrative ci consegna quello che potremmo definire un tripolarismo spappolato nel quale l’unico che risulta in salute nelle grandi città sembra il Movimento 5 Stelle, che però possiede un insediamento territoriale scarso, se non inesistente, nei centri medi e minori.

I due ormai ex poli sono in crisi e, tengono solo dove sono riusciti a mantenere quell’unità che rottamatori da una parte e nostalgici di una ormai impossibile egemonia berlusconiana dall’altra hanno cercato pervicacemente di scardinare.

Dalle elezioni locali emerge tutta la crisi politica di un Paese governato da una minoranza con un’opposizione maggioritaria nell’elettorato ma nell’impossibilità di allearsi se non offende e urlare contro qualcuno. Il paradosso è che mai come ora le forze politiche che si scontrano si somigliano per indeterminatezza ideale e sembrano essere divise solo da un diverso tipo, qualità e tasso di populismo.

La stagione dei sindaci sembra definitivamente finita dall’astensionismo e dalla delusione, nessuno, nemmeno Renzi, oggi userebbe come slogan quello del “Sindaco degli italiani”. Quasi la metà degli elettori non ritiene utile andare a votare per chi dovrà amministrare tutti i giorni il luogo in cui vivono. Non c’è più, in gran parte della popolazione, quel senso di appartenenza e quella voglia di partecipazione che sta alla base della vita democratica.

In questo quadro di confusione totale il risultato della Sinistra è catastrofico e la condanna ad un ininfluenza pari a quella dei estinti verdi. La Sinistra a sinistra del PD non ha saputo nemmeno intercettare una frazione dello scontento e la protesta per le politiche centriste del PD, che pure denuncia, ed è evidente che molta parte del suo possibile elettorato vota per l’alternativa che considera più credibile e efficace: il M5S, del quale magari non condivide molte cose riguardo all’immigrazione o alle alleanze con la destra ecoscettica in Europa, ma che preferisce ad un voto identitario per esangui esponenti di una Sinistra incapace di unire e mobilitare.

Ha quindi ragione il premier Matteo Renzi quando sottolinea, con perfidia ed evidente soddisfazione, che la Sinistra è sparita perfino dalle roccaforti rosse e che anche i suoi esponenti di prestigio hanno ottenuto risultati a volte umilianti. E’ chiaro, che la sinistra e l’ambientalismo politico progressista, sono arrivati a toccare il fondo e che rappresentano una minima parte di quell’elettorato che in altri Paesi europei vota per una nuova sinistra che spesso è tinta di verde.

E’ arrivata a compimento, nella sinistra dentro e fuori il PD, una lunga stagione di autologoramento, di interminabili riflessioni onanistiche e di nostalgia dell’antiberlusconismo tramutato in antirenzismo. Un identitarismo senza identità visibile, senza idee forti proprio mente il neoliberismo è in crisi, un’afasia che cerca nemici e non si batte contro quello reale, quello eterno della sinistra: l’ineguaglianza, la concentrazione della ricchezza in poche mani.

Mentre Il PD si fa interprete e garante della governabilità “moderata” della crisi neoliberista, il centro-destra si dibatte tra neoliberismo, destra neofascita e leghismo xenofobo, il Movimento 5 Stelle incarna efficacemente una protesta anti-sistema che può anche diventare governo persino nella Capitale del Paese, la sinistra e l’ambientalismo politico, pur avendo ancora una non trascurabile base ideale, culturale e politica nel Paese, sono incapaci di interpretarla, attrarla e forse addirittura di riconoscerla e farsi riconoscere.

In questi giorni la distanza tra la sinistra europea, che protesta nelle piazze francesi e del Belgio e che vuole diventare maggioritaria in Spagna, e quella italiana è siderale.

C’è un’intera classe politica in crisi di credibilità e chi è meno credibile per gli elettori italiani è una sinistra senza più militanza, passione e organizzazione, sfiancata da furbizie e fughe in avanti, senza generosità per se stessa e i suoi elettori superstiti.

Come diceva qualcuno, non ci sarebbe niente da perdere se non le proprie catene.

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