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martedì 28 giugno 2016

Ecco cosa succede ora che il Regno Unito ha deciso di lasciare l’UE

Quale potrebbe essere l’impatto dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea? Su questo punto parecchi analisti, case d’affari e banche hanno cercato di dire la loro anche se, come evidenziato dallo stesso Parlamento inglese, non si sa bene cosa possa succedere in termini economici.


Intanto i mercati crollano: L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea potrebbe avere conseguenze piuttosto forti dal punto di vista economico.

Infatti secondo uno studio della Bertelsmann Stiftung in collaborazione con l’Ifo Institute di Monaco, la Brexit potrebbe costare ai contribuenti inglesi circa 313 miliardi di Euro con il Pil in contrazione del 14% nell’arco di 12 anni.

Lo studio prende in considerazione due tipi di isolamento del Regno Unito a seguito della Brexit: uno più leggero e uno più pesante.

Nel caso dello scenario più accomodante la perdita pro capite del Pil si attesterebbe a 220 euro, mentre nel caso di scenario più sfavorevole la perdita pro capite arriverebbe a 1025 euro.

L’uscita del Regno Unito permetterebbe la cancellazione delle spese versate all’UE nella partecipazione al budget europeo, consistenti nello 0,5% del Pil che tuttavia non bilancerebbero l’emorragia di Pil causata dalla Brexit.

Nel report di Bertelsmann vengono anche analizzati gli effetti sui vari settori dell’economia inglese. Una Brexit potrebbe indispettire non poco i Paesi dell’UE che potrebbero decidere di regolamentare in maniera più stringente gli scambi con il Regno Unito. Una mossa del genere influenzerebbe diversi settori dell’economia inglese e per ognuno di loro avrebbe effetti più o meno pesanti.

Il settore finanziario perderebbe un 5% e potrebbe appesantirsi nel caso in cui molti degli istituti finanziari con base a Londra decidessero di spostare le loro sedi nelle capitali finanziarie dell’Eurozona tipo Francoforte.

Il settore chimico è quello che subirebbe le perdite più alte stimate in un 11%. Gli altri settori più appesantiti sarebbero quello dell’automotive, meccanico e dell’ingegneria perché sono ormai troppo radicati nelle economie europee.
Brexit: gli effetti per l’economia UE sarebbero meno gravi ma comunque incisivi

Di contro, per i Paesi dell’UE rimanenti la Brexit avrebbe un impatto nettamente meno significativo ma comunque incisivo.

Prendendo a riferimento l’altra economia più forte in UE ossia la Germania, lo studio mostra cifre ben diverse.

In uno scenario di basso isolamento negli scambi per l’Uk la Germania brucerebbe 8,7 miliardi di euro di Pil, mentre nel caso più sfavorevole ne perderebbe 58. In termini di pro capite, il caso più favorevole costerebbe 100 euro, mentre il caso più sfavorevole 700.

I settori più colpiti sarebbero quello dell’automotive con perdite stimate intorno al 2%, il settore dell’elettronica, quello siderurgico e il settore alimentare. Questo studio non tiene conto dello scandalo Volkswagen che da solo potrebbe costare già l’1,1% del Pil tedesco.

Inoltre, per compensare la mancanza dei contributi al budget europeo da parte del Regno Unito, la sola Germania dovrebbe versare 2,5 miliardi di euro in più rispetto a quanto già versa.
Brexit: le stime economiche nascondono la paura di un’uscita a catena dall’UE?

Ora, quanto mostrato da Bertelsmann è uno scenario che si potrà avverare nel miglior caso entro 2 anni. Questo è ciò che prevede l’articolo 50 del Trattato dell’Unione Europea, il quale stabilisce in 2 anni il termine limite entro cui rinegoziare gli accordi con il Paese uscente.

La cosa sembra difficilmente praticabile visto che andrebbero rinegoziati tutti gli accordi vigenti punto per punto ed è probabile che si giunga ad un accordo di transizione prima che l’uscita del Regno Unito sia effettiva. Bertelsmann in realtà calcola solo costi economici ma non politici.

L’uscita di scena del Regno Unito potrebbe far scattare sogni di uscita sopiti in altri Paesi UE, come ad esempio Spagna, Portogallo, Grecia e Italia che sono stufe di politiche di austerity che durano ormai da anni.

Anche la Francia non è esente da venti di indipendenza europea, visto il successo di Marine Le Pen nelle recenti elezioni regionali che hanno fatto capire come i francesi comincino ad essere insofferenti alle politiche europee.

Il cataclisma economico evidenziato da Bentelsmann così come Goldman Sachs o dalla Confindustria inglese (CBI) (tramite una ricerca di PriceWaterhouseCoopers) è ipotetico e sottintende le preoccupazioni di carattere forse più politico che non economico dei Paesi UE convinti (Germania e blocco nordico).

La Brexit potrebbe rappresentare la fine della zona Euro e dell’Unione Europea e questo preoccupa più di tutto. Le cifre da capogiro come perdite per il Regno Unito da 100£ miliardi (per la CBI, €330 miliardi per Bentelsmann) e aumento della disoccupazione nell’ordine di 2-3 punti percentuali non sembrano veritiere ma forse messe in giro più per far cambiare idea al popolo inglese, nettamente spaccato sulla permanenza nell’Unione Europea.

Attualmente, il rischio Brexit ha più carattere politico che non economico, per quest’ultimo bisognerà aspettare due o più anni per vederne gli effetti.

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