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martedì 28 giugno 2016

#Brexit, Escono quelli che in Europa non ci sono mai stati

Sono usciti quelli che già erano fuori dall’Europa. Ambiguo? Capriccioso? Forse l’aggettivo che sintetizza meglio l’atteggiamento del Regno Unito nel suo rapporto d’amore e odio con il progetto europeo è “petulante”.

Alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1946, il Regno Unito, attraverso Winston Churchill, invocò la creazione di “una struttura sotto la quale vivere in pace, in sicurezza e in libertà… Una specie di Stati Uniti d’Europa”. Una decina di anni dopo, lo stesso paese rifiutò di entrare in questa struttura quando i suoi vicini europei cominciarono effettivamente a costruirla. Come definireste un paese del genere?

Nel 1961 cambiò di nuovo idea e chiese di entrare nella Comunità economica europea (Cee), un obiettivo raggiunto alla fine nel 1973 con il governo del primo ministro conservatore Edward Heath, salvo poi esigere di rinegoziare gli accordi di partecipazione e tenere un referendum per decidere se stare dentro o fuori la Cee due anni dopo, sotto il governo laburista. Che ne pensate?

Sempre lo stesso paese pretese un’ulteriore rinegoziazione sotto il governo conservatore di Margaret Thatcher nel 1984, per poi decidere di restare fuori del progetto della moneta unica quando i paesi della Comunità europea hanno firmato il trattato di Maastricht nel 1992.

E cosa direste di quel paese se nel 2013 un altro primo ministro conservatore, David Cameron, avesse imposto l’ennesima rinegoziazione dei termini d’adesione a quella che oggi si chiama Unione europea, promettendo di indire un altro referendum?

Il fatto è che la Gran Bretagna è un’isola. Quasi tutti gli altri paesi europei, a eccezione della Svizzera e della Svezia, hanno visto terribili guerre sul proprio territorio. Metà di essi sono stati occupati da truppe straniere per lunghi periodi. La Gran Bretagna invece non subisce un’invasione riuscita da quasi mille anni.

Londra non è la sola a considerare assurda la burocrazia dell’Unione europea e a vedere con fastidio i compromessi necessari a tenere in piedi il progetto. Ma è la sola, o quasi, a pensare che l’unità europea è una scelta di cui ogni tanto bisogna valutare i benefici economici e confrontarli con i costi politici e psicologici .

Soprattutto in Inghilterra c’è ancora l’illusione che il paese avrebbe un futuro migliore se fosse totalmente indipendente, libero dalla noiosa Unione europea, e che se la caverebbe da sola come una spavalda potenza economica globale. Al che non si può che rispondere: in bocca al lupo.

Questa visione romantica non è condivisa dagli scozzesi, i quali sicuramente si sfilerebbero degli inglesi dal uscire il Regno Unito dall’Ue. Ma una Scozia indipendente farebbe fatica a essere ammessa nell’Unione europea, perché la Spagna non vorrebbe stabilire un precedente che potrebbe essere usato dai separatisti catalani per sostenere che anche la loro indipendenza non avrebbe conseguenze.

Per l’immigrazione: chi ha viaggiato in Kenya, in Egitto, in Congo, oppure in Messico, in Argentina, in Perù o negli Stati Uniti d’America, difficilmente teme lo straniero in quanto straniero, perché sarà cittadino del mondo. Chi invece è inchiodato alle rivalità di quartiere come se fossero il perno dell’universo, e a un colore come se fosse una ragione, avrà paura di chiunque abbia gli occhi di un’altra forma. Per non parlare di una diversa religione o di un cibo di un altro sapore.

Poi, per convincere del tutto un cittadino impaurito, c’era bisogno di qualcuno che parlasse contro i banchieri e i finanzieri, come se questi non fossero gli unici che da sempre hanno trovato il modo per riciclarsi. E qui sono arrivate le destre che hanno coagulato paure e malcontenti, ma anche reali disuguaglianze, proprio loro che le disuguaglianze creano e sono l'arma preferita di chi per governare ha scelto di dividere.


Ricordatevi che per stracciare un banchiere dovrebbe vincere la solidarietà, perché è l’unica carta che gioca su un tavolo che il banchiere non conosce. Tutte le altre carte fanno vincere il banco. E per costruire un’altra Europa (perché comunque di un’Europa diversa c’è bisogno), bisognerebbe starci, in Europa.

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