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mercoledì 4 maggio 2016

IL SURREALISMO. Roba per pochi perché non siamo tutti uguali


IL SURREALISMO

Il surrealismo fu (o é) un movimento nel senso perfetto di un ambito ampio di vedute di una sfera intellettuale appartenente alla lungimiranza pieno di fermento creativo tale che gli spiriti del subconscio chiamati ad assolvere il ruolo surreale nella letteratura e nell'arte furono proposti e considerati i veri iniziatori, gli autentici pionieri di un modo d'essere attori o attanti dell'arte surrealista. Dalla poesia alla scultura. Dal sogno alla Natura.
A dire il vero le circostanze fecero sì che il surrealismo sconfinasse oltre i canoni Dada della letteratura e dell'arte prima e dopo le vicende belliche sia della prima che della seconda guerra mondiale. E finita la guerra, il Leviatano si oppone dissacrante e fuorviante per non farlo rinascere. ...La censura del surrealismo continua.
Si ha paura, il potere ha paura che l'immaginazione psichica si materializzi nell'arte che viene alla luce insieme alla spontaneità e automaticità applicate al metodo dei suoi mentori che, non sono pochi, per oltre un cinquantennio hanno sperimentato e fatto viva esperienza del surrealismo di cui, ogni tanto, se ne parla a distanza di un secolo.
In effetti, e lo capisce chiunque si interessi sinceramente alla ricerca, il surrealismo è un processo in itinere costante e costantemente censurato. Gli eroi lo scrivono, o lo fanno capire che, essendo contro il capitalismo, il materialismo, contro il super-potere del denaro, contro la cartesiana res exstensa, contro il cristianesimo bigotto e la violenza istituzionale (dalla naja alla arroganza politica) non è difficile capire la costante ma sotterranea censura prima e dopo il situazionismo psicologico che tuttora boicotta ogni forma surrealista dell'esistenza.
Come vedremo fu un movimento nato Dada in riferimento agli artisti che vantavano tendenze o aspettative rivoluzionarie, dissacratici del senso comune, e innovativi anche in relazione ai metodi ed alle tecniche utilizzate dai poeti dagli scrittori e artisti di ogni settore dell'arte. Alcune, come il frottage o il collage o la scrittura automatica, furono inventate ex – novo.
Ciò che importa subito ribadire è che il movimento si ispirò ad una nozione totale e radicale dell'Uomo, posizionato attore e contemporaneamente agito nel particolarissimo ruolo di Attante (dell'immateriale, dell'irreale); un ruolo che è estraneo all'immanenza della provocazione o della rivoluzione intellettuale e certamente iconoclasta, dato che l'Attante incarna lo spirito prima dell'intervento sulla materia per il tramite dei contatti che ha avuto con l'anima, con il pensiero estetico, con il senso di verità e giustizia o con il sogno. In definitiva il surrealista è l'artista che mette in opera l'irrealtà o dimostra che la parte vitale della realtà va resa visibile e intelligibile, astraendola con l'arte dal suo nascondimento fino alla luce. Il surrealismo sa riconoscere nella poca realtà dell'immanenza lo spirito vitale che la vivifica, in certi casi fino al neovitalismo letterario, un'anima insomma che insieme al corpo riveli o sia causa di emozioni rivelatrici di un unicum composto dal trittico attore, immanenza, spirito dell'immanenza e transustanziazione nell'opera. Dunque, il trascendente non è invisibile se il pensiero lo connette.
Siccome gli artisti di tutte le categorie lo sanno, allora la lotta si estende alla politica e al potere che dissacrano l'esistenza della trascendenza formalizzandosi anche in modo estremo sulla necessita dell'immanenza gretta, univoca e disumanizzante. Detto questo è forse più chiaro perché dopo Dada -ma di fatto contemporaneamente- il surrealista dichiarò che era necessario scrivere «La nuova Carta dei Diritti dell'Uomo».
Per quanto riguarda la letteratura, il capo carismatico del surrealismo André Breton, ribadì la peculiarità del significante poetico insito nell'arte che ricerca la verità, una entità indimostrabile con la sola rappresentazione fisica dell'opera che discrimina il mondo interiore.
I Dada non negavano la realtà e l'influenza dell'anima nel mondo esteriore, ma erano oltranzisti nei confronti della politica inquinando di nichilismo l'arte e le sue esternalità surrealiste. (letteralmente:trascendenti)
La questione poesia è intesa come una essenza primitiva, un'aura primordiale e vitale esterna alla ragione che é, per canone, vincolata da schemi e pregiudizi, di guisa che la poesia neoclassica o, per capirci, legata ai canoni della metrica, della grammatica e del ragionamento razionale, non può essere spontanea e quindi non (può essere) è vera, è (può essere) incapace di illustrare la vera psiche che s'agita nel mondo interiore. Che sia subconscio dell'io o entità esterna, in ogni caso la verità è da preferirsi per essere la guida dell'umanità che vive e che non si sottomette passivamente. In questo periodo di fermento creativo, la poesia si oppone alla borghesia che si imboniva di industria, potere, armi, morte fisica e denaro. ...Ma oggi non siamo tutti uguali. 
Ovviamente il confronto con il trascendente partecipa il diapason dell'empatia tale che il messaggio contenuto nell'opera surrealista deve trascendere la percezione fisica che si ha dell'opera d'arte. Il surrealismo inizia un nuovo lavoro sul significante per stabilire così nuove possibilità e relazioni tra l'Uomo e il Mondo. Ovverosia una ricerca senza fine (senza fine spiega il perché si tratta di un movimento) e senza limiti proiettata nell'unica dimensione immarcescibile, quella del potenziale. In questo potenziale l'uomo deve perdersi per poi ritrovarsi. Dice Morin: «il surrealismo in realtà è stato il primo movimento antropologico poetico rivoluzionario capace di proporre la propria problematica che si poneva l'obiettivo di unificare tutti gli ambiti socialmente distinti della vita.» Si tratta di una prospettiva in cui le esperienze sono tutte facenti parte di un mondo sincretico, percezione mentale della complessità multidimensionale e dinamica dell'esperienza umana. In definitiva una quarta dimensione. La chiarezza e contemporaneamente l'idea che si materializza nel processo epistemologico che il movimento surrealista tramanda sin dai primi anni del 1900 è una idea di solidarietà, empatia, passione e verità che viene raccolta da chi, come me o come noi, intravedono la necessità che un simile genio artistico non si disperda e non venga dimenticato. Infatti, sembra che il surrealismo come obbiettivo elemento della carriera culturale dell'Umanità sia burocraticamente censurato, quasi trattasse del fugace trascorso di una cometa.
Invece, a ribadire l'importanza seppure anacronistica (cosa c'è di più anacronistico rispetto al surrealismo delle elezioni di Donald Trump) del surrealismo, è la sua, che è stata, ampia risonanza a livello mondiale di movimento artistico rivolto a migliorare la condizione umana quale fu il lungo periodo racchiuso fra le due guerre mondiali che ora è uno studio di verità che trova somiglianze ed analogie con la psicologia e la psichiatria.
Per esempio, Guy Debod e Roul Veneighen tentarono nel 2001 [un incipit di Antonio Martorana dell'altro ieri] di una presa all'amo dell'esca lanciata nel lontanissimo 1925 da Andrè Breton dichiarò, come abbiamo già detto, «bisogna giungere ad una nuova dichiarazione dei diritti dell'uomo», invito o meglio, monito raccolto da questi illustri sconosciuti che organizzarono una mostra (dove?) intitolata alla «nuova dichiarazione dell'essere umano.»
La quarta dimensione della coscienza desiderante continua a farsi sentire e scuote come accadde da Marx a Freud Da Cèsar a Frida Kalo fino a James Hillman che dichiarerà, senza sapere di fare parte dell'onestà surrealista, come fare a intendere la differenza tra immanenza e anima, spiegando anche in virtù della sua esperienza di medico, come si svolge o si applica il ruolo di attante, tenendo presente e a mente che «la psicologia è la peggiore nemica di se stessa perché più è certa delle proprie conclusioni, più è distante da una possibile verità».
Da questo punto di vista, il surrealismo fu anche detto situazionismo, esperienza della verità profonda o sinestesie di vissuti in trasparenza che tramite l'abbandono psico-fisico verso i lidi e le conoscenze di un passato interiorizzato, caratterizzano il sintomo specifico, proprio di quella situazione, da cui appunto il situazionismo psicologico. L'inconscio collettivo è un vettore potentissimo del situazionismo che va visto, quindi, nel suo potenziale e in potenziale gli effetti sull'inconscio collettivo che reagirà in prospettiva di ciò che è piuttosto difficile prevedere,ma facilissimo da scoprire. E accadrà. Dunque, Anima-Corpo-Intelletto del singolo, interagiscono con l'Anima Corpo Intelletto di un inconscio collettivo.
La cosa importantissima da dire subito è, che certamente interagiscono sempre; per cui, non è l'unico sintomo programmabile, quello che l'opportunità (fa mostrare) mostra in apparenza.
Il Surrealismo nega le regole e comporta il capovolgimento della coscienza e dei motivi della ragione verso gli elementi di verità. Inconscio profondo, sogno ad occhi aperti, improvviso approfondimento nel corso della veglia che si abbandonano all'immaginazione e alla conseguente intuizione usata dall'artista come complessità risolutiva e aggregante delle molte fasi metodologiche.
«Quanto, come e cosa riuscirà ad anticipare l'artista che ha realizzato l'opera?» si chiese Bréton rispetto alle opere dei dadaisti. Che in altre parole, significa «Quanto sono surrealisti, i dadaisti?»
In un'epoca attraversata dal 1910 in poi dai venti di guerra, i futuri surrealisti avranno numerosi contatti con i futuristi dell'epoca, a cominciare da Marinetti. «E' il 20 febbraio 1909 quando Filippo Tommaso Marinetti pubblica a Parigi Le futurisme» la rivista che si presenta come avanguardia della modernità contro un passato da distruggere.
Essendo scoppiata la prima guerra mondiale, Breton insieme a Soupault sono medici militari di stanza nel reparto di neurologia di Nantés dove conosceranno Jacques Vaché la cui avversione per la classe borghese si espresse con la venerazione del poeta Alfred Jarry per la sua partecipazione ad alcune serate Dada. Vaché è un carismatico della dissacrazione tout-court e avrà su Breton e Soupault una influenza determinante, tale che nel 1917 Vaché inauguerà l'opera teatrale Le Mammelle di Tiresia. In questa occasione André Breton conoscerà Paul Eluard con il quale si tiene in corrispondenza epistolare. Frattanto, anche Max Ernst si appassiona all'arte dei pazzi del nosonocomio di Bonn e la «giovane renania» è posta a conoscenza delle scoperte di Sigmond Freud.
Gli esponenti artisti che saranno i futuri sublimisti, Breton, Soupault, Aragon, ovvero tutti i seguaci di Apollinaire, opposero all'illuminismo e al positivismo in rapidissima crescita economica e scientifica di riferimento (ancora si diceva che la guerra fosse un motore del progresso scientifico che contemporaneamente all'inconscio collettivo confermava l'assioma) l'energia dello slancio vitale, della liberazione degli istinti, del fascino della bellezza, una volontà purificatrice d'opposizione, implicazione non secondaria nella formazione della cultura fascista e nazista. Un movimento letterario e artistico implicitamente più vicino al diapason dei dadaisti svizzeri e tedeschi che militano in un movimento ancora in nuce, ma pieno d'energia e, per capirci, in cerca di gloria.
Infatti il primo manifesto Surrealita è del 1924 e viene scritto da André Breton per dare continuità alla produzione letteraria di se stesso e ai molti, chiamiamoli, simpatizzanti attratti dal fermento rivoluzionario ma non dalla identità anagrafica; un'esigenza che certamente va evolvendosi nei personaggi come Bréton che chiameranno Surrealismo (utilizzando un termine coniato da Apollinaire quando disse «Chi ama l'amore è un surrealista») la corrente artistica che taglierà i ponti con il Dadaismo, dedicandosi alla quarta dimensione, il potenziale di verità unificante e notorio perché è di per sé un significante a-priori. Principi che Breton e Saupoult affermeranno praticamente insieme sul Primo Manifesto Surrealista: «Il surrealismo è automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere sia verbalmente sia per iscritto sia in qualsiasi altro modo il funzionamento reale del pensiero. Dettato del pensiero in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale.»
Il surrealismo si basa sull'idea di un grado superiore della realtà idonea a liquidare definitivamente tutti gli altri meccanismi psichici e a sostituirsi ad essi nella risoluzione dei principali problemi della vita.
Insomma, la realtà superiore è nelle complesse dinamiche del pensiero, è insita nel suo funzionamento, che va ricercato. In tal senso, l'artista e l'arte in ogni sua forma, categoria e produzione, ma anche la lungimiranza sociologica di una politica vera, intitolata all'uomo e per le cose dell'uomo, consentono di andare oltre l'affermazione dell'arte per l'arte, incoraggiando la collaborazione fra persone o gruppi di persone.
Intorno agli anni 20, la Parigi bohemienne e libertaria, si opponeva alla borghesia mentore di un materialismo inverecondo del quale si andava decretando il successo storico. Contro lo sviluppo del capitalismo gretto, bacchettone più che bigotto perché iniziatore di una nuova ipocrisia capace di strumentalizzare le masse con promesse che non somigliano più agli anatemi ecclesiastici, il Surrealismo prende le distanze dal movimento Dada che dall'Austria, dalla Germania, dalla Svizzera e dall'Italia (per esempio Giacometti), ha raggiunto la Francia dove sta operando con intenti esclusivamente sovversivi creando confusione culturale che ferisce l'intelligenza popolare, correndo il rischio di far perdere i contatti con il suo trainante necessario e sufficiente potenziale unificante di mente e corpo, di uomo e mondo. Questo periodo immediatamente precedente alla declaratoria del Primo Manifesto Surrealista è contraddistinto da una fitta e nuova serie di contatti epistolari e differiti tra Breton e altri esponenti sparsi per il mondo appartenenti a quella coscienza rivoluzionaria che profeticamente come già Rimbaud, Baudelaire e Apollinaire, e poi con Vaché e Mallarmé, Latreamont, Raymond Russell, definisce e determina che è l'ambito umanistico, che è la crescita interiore del genere umano la fede civile dei surrealisti nella società capace di distinguere tra la verità (del mondo psichico) e l'ipocrisia. La veggenza di Rimbaud ne è una prova inconfutabile, come le profezie di Baudelaire, condannate ma salvate dal rogo, che mettono in risalto l'ineffabile stupidità del volgo raggirato dal nichilismo della borghesia che affianca il potere alla ricchezza.
Una veggenza che molti anni dopo le fleurs du mal, le illuminazioni e la mia stagione all'inferno, i surrealisti Breton e Saupoult tentano di evocare con gli esperimenti (come li chiamano) di scrittura automatica che pubblicheranno con il titolo «I campi magnetici».
Breton è già oltre la fase della poesia neoclassica tinta di Paul Valery che lo ispirò fino all'incontro con Vaché nel 1916; un momento che segna il cronotopo della sua svolta quando supera il classicismo e le sue regole per essere iniziato nel mondo del subconscio, sede anche del destino. E senti senti, dopo un ventennio trascorso in silenzio, Paul Valery si fa vivo e chiede a Breton di fargli pubblicare sulla rivista «Airone o il pomeriggio nel parco» un articolo che gli fa pervenire brevi manu.
La nostalgia del maestro che scopre d'essere stato superato dal suo stesso allievo, ricompone la storia e questo, è l'aspetto sur-reale delle nelle menti abituate a pensare che si riconoscono nei pensieri. Menti di altissimo livello che si raggiungono nella veglia e si amalgamano nell'universo platonico delle idee, dove regna la verità che non ha motivo di dichiarare la guerra a nessuno, perché la verità è surrealista. E' dunque questo, il senso da dare alla frase di Apollineare «Chi ama l'amore è un surrealista!»
«Chi ama l'amore», vuol dire anche chel'amore è un aggettivo da riconoscere nell'unione surrealista. Signore e signori, roba per pochi, perché dove eccelle il meraviglioso è davvero fantastico.
Allora è chiaro che l'evoluzione Bretoniana prende le mosse da una metodistica molto disciplinata di rispetto dei canoni poetici e letterari, della metrica e della nomenclatura dei versi, condizioni iniziali della creatività di André Breton spodestate dal podio dei paradigmi per tingersi di libertà, un significante molto comune e anche facile da riconoscere da parte dell'inconscio collettivo. Allora, il senso della libertà non non va fatto esautorare, proprio come capì prima di noi Ignazio Buttitta, il poeta bagherese che ha già profetizzato che un popolo si estingue appena gli togli la lingua.
E questo è surrealismo. E' pura verità.
Talmente pura da essere inconscia e irrinunciabile, per tutti i siciliani. Ovvero la fedeltà di bottinamento (bot.) del territorio siciliano che tiene ancorati alla sua terra, i suoi figli. La lingua è la voce data alla natura che tramite l'uomo ha la sua ugola.
E questo è surrealismo, è verità.
La nostra anima non potrebbe essere più contenta di continuare a vivere nel sogno le sue esperienze.

E' chiaro che alla luce di simili intuizioni, Breton non può farsi sopraffare dalla volontà di violenza dei dadaisti appoggiati dagli spartachisti, gli stessi che nel 1918 furono decimati a Berlino dalla polizia di Weimar durante una manifestazione antigovernativa, la stessa dove furono prima arrestati e poi uccisi Rosa Luxembourg e il marito Karl Liebknec. Ci sono fotografie che mostrano i cadaveri dei manifestanti uccisi e lasciati sul selciato durante la repressione dei violenti movimenti rivoluzionari della la c.d. settimana rossa. L'invito al disordine è, infatti, un messaggio molto forte e bisogna prendere le distanze per ribadire l'originalità del surrealismo rispetto alla ancora barbarica condizione dell'anima dadaista.
Di fronte a questa storicità André Breton si fa attore di molte iniziative con lo scopo di attenuare il nichilismo dadaista di Tzara, Arp o Picapia, proponendo incontri, mostre, pubblicazioni nella Parigi di questi anni venti città ospitale e interessata all'arte in ogni sua manifestazione.
Scrive Gaetan Picon: Il s'agite d'une attitude collective in cui Breton ribadisce la necessità culturale di eguagliare la vita pratica a quella del pensiero al fine d'evitare ogni ambiguità. Breton vuole procedere ad una estrazione continua della coscienza e sulla sua stessa lunghezza d'onda si esprime l'amico e collaboratore Soupault sostenitore della filosofia surrealista incomparabile e incompatibile con quella dadaista di «sovvertire il senso», di disordinarlo. Perciò, il Manifesto dadaista datato 1918 e ritenuto vecchio, obsoleto, a confronto della brigata bretoniana anticipatrice del surrealismo.
La linea creativa «dell'eguaglianza con il sé stesso» coinvolge il tedesco Max Ernst un artista geniale sotto molti aspetti e inventore del collage, migliorando il senso espressivo delle sue opere prodotte con la tecnica dell'assemblaggio.
Marx Ernst ha già esposto a Zurigo e a Cologne presso la Società delle Arti dove le opere dadaiste sono state relegate ad un apartheid all'interno della stessa galleria dove sono discriminate durante la mostra dedicata alle Nuove Tendenze (nella Kunstverein) dove all'ingresso hanno appeso questo avviso: <<nessun legame esiste tra Dada e la Società delle arti che non ha niente in comune con l' amatorismo di questa meritevole società.» Max Ernst, Hans Arp, Baargeld sono esposti nella sala nascosta insieme alle opere di artisti definiti analfabeti e malati mentali.
Ma si verifica qualcosa di inaspettato raccontato da Max Ernst molti anni dopo: «mentre Baargeld ed io installiamo le nostre sculture con il fil di ferro, con i nostri oggetti trovati e gli oggetti scientifici da mostrare, una signora sconosciuta stava ferma nella nostra sala e seguiva i nostri gesti con un fare ammicante. Noi non sapevamo come disobbligarci per quei sguardi che ammiccavano amorevolmente. Finché Baargeld le chiese «Che fate qui, madame?»
«Io attendo il mio treno che partirà entro un'ora. Ma prima di partire vorrei dirvi una cosa: Ho un amico negli stati uniti che sarà contento di farvi esporre. Il mio amico si chiama Marcel Duchamp e io sono Caterina Dreyer. Abito nel Connetcuth, a New York ed ho una galleria d'arte abbastanza grande per ospitare la vostra esposizione. Ecco il mio indirizzo.»
Venuto a conoscenza dei collage di Max Ernst, Andrè Breton resta semplicemente affascinato da «trovarli equivalenti alla scrittura da me praticata». E lo invita a Parigi nel maggio del 1921, certo che Ernst ha capito che il surrealismo si identifica con la doppia identità, poetica e classica.
Anche in questo caso Breton supera la sua formazione classica. Come già avvenuto con Paul Valery, di fronte a Marx Ernst e alla su arte, Bréton si libera dell'influenza di Gustave Moreau che a sedici anni lo aveva conquistato.
Poco tempo dopo affermerà di avere scoperto Lautreamont, lo scrittore che dopo Baudelaire, Rimbaud e Paul Valery, lo intrude sino a sentirsi posseduto.
Il fatto importantissimo è che la fama di Bréton e dei suoi seguaci fa il giro del mondo e il mondo artistico si trasmette le conoscenze fra gli esponenti simbolisti dada spartachisti e avanguardisti sparsi un po' dovunque.: Shwitter-Candisky-Arp-Ball-Klee-De Chirico-Dalì-Picasso e Cocteau finiranno per conoscersi tutti. Praticamente, tra il 1920 e il 1922 Parigi è il centro culturale per eccellenza e i libri sull'argomento si divertono a riferire che vivevano quasi tutti a pochi metri l'uno dall'altro. Il 23 gennaio 1920 Tzara fa esporre a Marcel Duchamp la Gioconda di Leonardo da Vinci con i baffi e il pizzetto, opera battezzata LHOOQ (l’ennesimo titolo fonetico che ripete Il Caldo al Culo) e Tzara annuncia una conferenza con la partecipazione di Charlie Chaplin; una notizia che fa annunciare un ciclo di 40 conferenze e su questa scia si mettono in scena delle commedie che sembrano vogliano sottintendere alcuni tentativi di riappacificazione tra il Dada e il nascente Surrealismo .
Ma Charlie Chaplin non arriva: la notizia è una bufala e Bréton ne approfitta per scrivere su Litterature n.13 che «Il nome Dada ha il vantaggio d’essere perfettamente equivoco. Dada è uno stato dello spirito e non c’è verità in Dada.»

Finora va così; non c'era belligeranza tra Breton e Tzara

L'avanguardia così riunita decide di organizzare il processo ad un notabile, tale Maurice Barrés, il campione dell'individualismo, autore di «un uomo libero e di Il culto dell'Io», uno scrittore che durante la guerra era diventato un ottuso propagandista del nazionalismo più gretto. Tzara e Breton mettono in scena presso «Le sale della società selvaggia» la Messa in stato d’accusa di Maurice Barrés da parte di Dada. La “Sala della società selvaggia” è addobbata come un vero e proprio tribunale dove Breton (presidente) Ribemont-Dissegne (pubblico ministero) Aragon e Saupault (avvocati difensori) Tzara e La Rochelle (i testimoni) Perét (il milite ignoto) insieme ad altri personaggi minori iniziano il processo. Il presidente legge il capo d’accusa «M. Barrés è colpevole di truffa ai danni dello spirito poiché per ragioni miserabili ha sacrificato quanto di unico poteva esserci in lui» e chiede la pena di morte. Il processo si svolge regolarmente finché Tzara chiamato a testimoniare si rifiuta di svolgere il ruolo e canta La canzone dell’ascensore che aveva Dada nel cuore . Tzara è richiamato all’ordine dal pubblico ministero Saupault ma Tzara inveisce contro tutto il gruppo di Litterature.
Il pubblico presente in sala ascolta in silenzio le provocazioni Dada finché non è il turno di Peret che avanza sulla scena in uniforme tedesca al passo dell’oca recitando frasi del nemico, cosa che fa reagire i patrioti fra il pubblico che rispondono cantando la Marsigliese.
A Breton non resta che definire Tzara “fuori di testa” prima di emettere la sentenza che condanna Barrés ai lavori forzati.
Da questo momento in poi dadaisti e surrealisti sono in aperta tenzone e i capitoli dei libri, pochi in realtà, si intitolano «dal Dada al Surrealismo»,
La rottura tra i Dada e i Surrealisti si fa sempre più imminente e i due movimenti si ostacolano a vicenda. Per esempio Francis Picapia parte per l’america dopo avere scaricato una montagna di critiche su André Breton e il suo modo di fare arte e riunioni. Ma Tzara non è piaciuto e resta praticamente solo insieme ad un disprezzato Perèt.
Per tutta risposta, nel 1922 Breton organizza il «Congresso per la determinazione e la difesa delle tendenze dello spirito moderno». Inizialmente aderirono tutti, tranne Tzara. Ma Breton, temendo che stesse tramando un complotto fa diramare un comunicato contro Tzara che ha l’effetto boomerang di fare disertare Eluard, Ribemont-Dessaigne e Picapia che, come abbiamo già detto, si allontanò da Parigi.
Dunque, il congresso, salta. Ma Bréton ha le idee chiare e per questo è un osso duro che pubblica sulla rivista Comoedia il definitivo superamento dell’epoca dadaista:«Dada non è stata da noi mai considerata altro che l’immagine approssimativa di una certa condizione di spirito che non ha affatto contribuito a creare.
Tzara replica e Breton chiude la polemica con la poesia diventata una pietra miliare della storia del movimento Lasciate tutto.

Lasciate tutto

Lasciate Dada

Lasciate le vostre donne e le vostre matrone

Lasciate le vostre speranze e i vostri guai

Lasciate i vostri bambini ai margini di un bosco

Lasciate la luce per l’ombra

Lasciate la vita conosciuta per le situazioni sconosciute (cioè abbandonate il certo per l’incerto)

Partite sulle strade.


Tzara tenta di nuovo la carta di invitare Duchamp che risponde con le parole fonetiche sul telegramma «Peu de balle!»
Nel 1923 Tzara rappresenta la sua opera «Coeur a Gaz» dove Breton e Peret vengono alle mani. Pierre de Massot si rompe un braccio Paul Eluard è spinto lungo il corridoio con Tzara che urala che chiederà alla compagnia di Breton 8000 franchi di risarcimento danni.
Dopo questi fatti Breton dichiara chiusa l’esperienza Dadaista e inaugura ufficialmente quella Surrealista. Laissez tout - Pas Perdu - e Aprés Dada sono produzione esclusivamente surrealista.
La rottura «apre una prospettiva di ricerca dopo le esperienze di scrittura automatica, con i collage di Max Ernst, I rayogrammi di Man Ray, le Ready-mode di Marcel Duchamp, contemporaneamente all’allargamento dei rapporti pregressi con Lautremont, Raymond Russell, Picasso , Picapia Dalì Coucteau e Bunuel.
In fondo il surrealismo è riconducibile al fenomeno dell’estasi che è l’antico filo conduttore al quale fecero riferimento i primi esponenti e ricercatori del surrealismo. Gli anni dal 1922 al 1931 sono anni di intensa ricerca surrealista come si leggerà sulla rivista “Il surrealismo al servizio della Rivoluzione” che pubblica questa classificazione sulle ricerche compiute per scoprire lo spirito, l’anima, degli oggetti: 

1)Oggetti dal funzionamento simbolico (di origine automatica)
2)Oggetti transunstanziali (di origine affettiva)
3)Oggetti da progettare (di origine onirica)

Oggetti che «solo in minima parte sono idonei al funzionamento meccanico perché si tratta di proiezioni concettuali cioè la realizzazione artistica di atti inconsci dei quali è quasi impossibile spiegare la conquista, la rimozione o la teoria» dei quali certamente c'è un aggettivo che li definisca intelligibilmente concreti, vivi, opportuni, esistenti e/o contemporanei.
Il fatto determinante è che l’inconscio è comunque un evento vero e psicologicamente collettivo, tant’è che il surrealismo è stato spesso fautore di contagi psichici certamente oltre le semplici previsioni. Per esempio Dalì e Bunuel producono il film “Il Cane Andaluso” che inizia con il primo piano di un rasoio che taglia in due l’occhio aperto sotto una palpebra. Una sequenza di immagini che fece parlare di sé a cominciare da George Bataille a finire ad Einstein passando per Picasso Paul Klee Karl Blossfield e altri, dichiarazioni pubblicate su Documents la rivista non surrealista che senza il surrealismo, tuttavia non sarebbe mai esistita.
George Bataille parla dell’occhio come un organo commestibile che questa scena fa perdere l’appetito ai suoi degustatori. Ma se ne parla anche come la metafora del’occhio di Victor Hugo , indemoniato e sinistro, quello di Grandville descritto prima di morire.
Invero, il surrealismo sostenitore delle produzioni artistiche mai viste e pertanto sempre autentiche,
chiarisce che l’Occhio tagliato a metà vuole significare che le realtà sono due, una materiale e immanente che fa da corpo contemporaneamente a forze vitali irreali, le quali seppure invisibili, sono presenti psicologicamente nel senso che sono individuabili tramite i meccanismi del pensiero che implica anche il pensiero del cuore. Nel surrealismo non si tratta solo di fatti, ma anche e soprattutto di idee che l’arte trasforma in forme della voce interiore.
Dunque, l’arte esiste per essere surrealista e l’artista si ingegna come fare per mostrare l’invisibile, nel senso di farlo pensare come una componente ineluttabile dell’opera che ha il potere psichico di mostrare la sua anima.
Dice Matta: «a quel tempo avevamo un orientamento ben preciso. Era la volontà di essere un nuovo modo di intellettuali impegnati a raggiungere una intellettualità collettiva.»
Insomma è la possibilità della metafisica, proprio quella apologia del potenziale intrinseco e di scaturigini che essendo intrise di verità, scongiurano il male. (che appunto, non esisterebbe)
Dice Ernst:«Se sono le piume a fare il piumaggio non è la colla a fare il collage».
Il primo passo verso questa direzione universale fu l’istituzione dell’Ufficio di Ricerca Surrealista (Le bureau de recherce surrealiste). Una realtà dai contorni ben definiti e dalla funzione evidente che nel contesto del movimento e dell’agire dei suoi rappresentanti deviano da un falso assoluto ad un assoluto nuovo e poetico.
«L’incontro casuale di una macchia da cucire e di un ombrello su di un tavolo operatorio» (di Lautreamont) costituisce l’esempio divenuto classico che spiega il fenomeno della realtà e l’epifenomeno dell’irrealtà ambedue conflati, amalgamati, fusi, dedotti o intuiti per essere «la detonazione poetica che provoca». Grazie a questo esempio il meccanismo è quello della completa trasmutazione ogni volta che l’unione dei due elementi reale e irreale coincidono nella metafisica del significato unendosi ad un livello che non sembra corrispondere a nessuna delle due creando nuove premesse necessarie.
Tuttavia, in questo caso siamo di fronte a due realtà che sono unite dall’intuizione rivelatrice di un piano di complicità (ombrello e macchina da cucire fanno l’amore) il quale però, è immagine della creatività personale di Lautriamont che malgrado la transustanzialità è intuito/veggenza propriocettiva, che non risolve da un ingresso dall’esterno (natura) verso l’interno (psiche umana). Distinzione importantissima che avvicina a passi degni delle 7 leghe, all'anima mundi della natura; cioè la finità dell'infinito e l'intuizione della totalità.
Un nuovo salto di qualità va ancora fatto quando è il trascendente a mostrarsi sul piano della realtà figurandosi psicologicamente come un aggettivo dell’immanenza.

Il surrealismo di Antonino Artaud si propone di spiegare alcuni esempi: «Cedete al pensiero integrale. Il meraviglioso è alla radice dello spirito. /…/ L’abitudine che avete di voltare le spalle alle questioni /…/ non impedirà che i cieli nel giorno stabilito si aprano e un nuovo linguaggio si installi in mezzo alle sciocche contrattazioni del vostro pensiero.
2) «Liberazione dei linguaggi dalle censure del pensiero razionale, procedimenti nei quali o per volontà o per caso si scorgono giacimenti inesplorati da quale attingere solo parzialmente le loro risorse immense»
3) «René Crevel nel 1922 si presta ad una esperienza di sonno ipnotico. Dopo di lui, Beniamin Perèt
e Robert Désnos faranno altrettanto. Quest’ultimo durante le sedute di sonno ipnotico, scrive, parla e disegna. Si presta anche al dialogo, e i presenti (le sedute di sonno ipnotico si svolgono in pubblico) non resistono alla tentazione di fargli domande sull’avvenire. Beniamin Perét gli chiede di sé e Desnos gli rispondera che «morirà dentro un vagone pieno di gente». La serie di profezie non si interrompe finché Breton non decide di interrompere la pratica del sonno ipnotico (che ha già sperimentato personalmente durante le esperienze di scrittura automatica) perché Desnos in trance diventa anche violento.
4) Duchamp noto per i suoi giochi di parole, durante il sonno ipnotico di Desnos è chiamato Marchand du Sel, cioè con il suo anagramma, al quale Desnos recita così«Dans un temple en stuc de pommes le pasteurs distillent le suc de psamas».
5) Nella corrente surrealista entra a far parte Raymond Russel di cui i surrealisti prendono le difese durante la rappresentazione di Locus Solus quando il pubblico va in escandescenze perché trova l’opera provocatoria e incomprensibile.
6) André Masson stravolge la composizione cubista con una pittura di grafismi nervosi e liberati dai vincoli del significato
7) Max Ernst racconta che «Il mio sguardo cadde sul pavimento i cui mille lavaggi avevano approfondito le scalanature. Poggiandovi sopra dei fogli di carta comincia a strofinare con la matita. /…/ I disegni così ottenuti assunsero l’aspetto di immagini d’insperata precisione. Da qui usai questa tecnica per ogni genere di materia fosse nel mio campo visivo: foglie, sfilacciature di tele a sacco, un filo di rocchetto dipanato /…/ per cui posso affermare senza esagerazione che il Surrealismo ha permesso di allontanarsi, a passi di stivali delle 7 leghe, dal classicismo per vedere aprirsi le visioni inerenti alla capacità di apertura e miglioramento delle facoltà mentali.
8) I  rayogrammi, le solarizzazioni, le sovrimpressioni, seguono criteri analoghi di oggetti che mostrano il loro spirito. Spontaneamente, l’immagine della loro anima affiora dalla materia.
9) Picasso e Quineau si avvicinano al surrealismo.
10) Breton delinea una prospettiva precisa: «Tutto conduce a credere che esiste un certo punto dello spirito da cui la vita e la morte il reale e l’immaginifico il passato e il futuro il comunicabile e l’incomunicabile cessano di essere percepiti in modo contraddittorio /…/ L’attività surrealista mira a determinare questo punto. Il vero sviluppo del surrealismo è il lavoro sui linguaggi del mondo oggettivo e dell'esistenza umana. E' possibile ricollocare l'uomo nell'universo , nel cuore dell'universo e pensarlo con il cuore, e astrarlo con un aggettivo che lo definisca l'universale il cui significante è riferito al luogo indefinitamente perfettibile di risoluzione e di eco.
11) Nel 1942 Marcel Duchamp organizza l'esposizione mondiale del surrealismo intitolata a TRE V vittoriose

1) Vittoria sul regresso;
2) Vittoria dovuta all'emanciapazione dello spirito;
3) Vittoria contro il nazismo.

Invero, Duchamp che nacque deciso e dadaista, recupera quel poco di surreale che restò memorabile dopo la sconfitta del dadaismo da parte del surrealismo e i surrealisti. Volere o volare, Tzara individuò il trascendente durante la composizione di un testo poetico, o meglio nel metodo di composizione di un testo poetico, che mette in pratica il trascendente di cui alla seconda V di Duchamp che dopo 20 anni vuole rinnovare/ricordare/affermare l'emancipazione dello spirito proprio nell'america perbenista e posititivista dove lo spirito ha perso i canoni della bellezza sostituita dall'affermazione esclusiva di assiomi, secondo la pratica americana del «o me lo dai con le buone o me lo prendo lo stesso con le cattive».

Contro il regresso Duchamp ricorda che il subconscio si rivela spontaneamente. Dio o l'inconscio non si trova neanche a cercarlo, ma è lui che si rivela.
Così è se:
Prendete un giornale
  • prendete le forbici
  • scegliete nel giornale un articolo della lunghezza che desiderate per la vostra poesia
  • ritagliate l'articolo
  • ritagliate, poi, con cura ognuna delle parole che compongono l'articolo e mettete le parole dentro un sacchetto
  • agitate dolcemente
  • estraete le parole una dopo l'altra disponendole nell'ordine in cui sono uscite dal sacchetto
  • copiate scrupolosamente

e  vedrete che la poesia vi somiglierà essendo stato l'inconscio decidere la sequela delle parole e dei versi.

Grazie per l'attenzione 3 Maggio 2016

Marcello Scurria.










tot. Pagine: 9







































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