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martedì 17 maggio 2016

LA POLITICA SENZA INCONSCIO RENDE I POPOLI INCOSCIENTI

La mia città è unica malgrado somigli a tutte le altre città. Una affermazione molto imprecisa, direi. Almeno fino  a quando l’idea di città che io ho è fungibile con quella che hanno gli altri cittadini di altre città. Questi cittadini non necessariamente sono della mia città, perché una città che piace, una città bella, è una città in cui la storia delle generazioni si è andata incrementando secondo contestualizzazioni simili e, soprattutto, senza soluzione di continuità della coerenza storica.

Teniamo presente che stiamo parlando di bellezza: nel senso che il valore che ci rende cittadini soddisfatti di essere palermitani è l’idea che la bellezza di Palermo è (stata) nel mondo.  Ciò che effettivamente ci rapisce è una memoria, un gradiente, un odore interno di appartenenza che rende vivo il confronto e il mio desiderio di non tradire questi valori che fecero la mia esperienza di bellezza condivisa inconsciamente dalla mia anima.
La bellezza, allora, non è avere una casa, ma sapere che c’è l’Orto Botanico, uno spazio che fu un vero giardino, un motivo edenico. La bellezza allora non è avere una villa, ma andare a Mondello e passeggiare sulla spiaggia con fare meditativo, come fece Goethe che la definì la più bella del mondo. Il problema è consustanziale alla sistematica distruzione della bellezza palermitana datata alla soluzione di continuità.
Ma facendo uno sforzo di immaginazione, fingendo che il lustro e il decoro palermitano non sono stati mai interrotti e io vi chiedessi: secondo voi questo è mito? Una città rivisitata emotivamente così, è una città mitica?
Ebbene il classicismo di tutte le storie è l’idea dell’eroe che supera l’immanenza, va nel trascendente e dunque, torna tra i suoi cittadini  da vivo e da vegeto in mezzo ai vivi e i vegeti ai quali spiega il mistero che ha svelato, che è riuscito a carpire durante il suo, chiamiamolo, viaggio. Tutti così, Enea, Ulisse, Ercole eccetera.  Che il viaggio sia onirico, o drammaturgico, quel che conta è che il mito arriva da fuori e presenta il suo resoconto in società. Quindi, è ovvio, costui, che traduce il trascendente, l'invisibile e il ctonio  mondo   eroicamente introspettivo, è un eroe perché ha svelato con voce intelligibile il mistero accettato come una rivelazione. Allora mi chiedo, come mai questa indagine nell'immateriale che è durata millenni,  da altrettanti millenni o quasi, ha ricevuto il trattamento anestetizzante che l’ha confinato entro i limiti del cristianesimo e ai circuiti turistici dell’estetica? Dall'antica Grecia, facendo i pignoli, all'anno detto zero che diede la stura al dopo Cristo,  per altri 1500 anni a venire, l’affermazione del cristianesimo ha perso il trascendente dell’alleanza con la natura, si è arricchito immensamente con le crociate (quanto pensate che costi San Pietro al vaticano?) e durante la temporalità dei Papi durata secoli è stata imposta agli artisti e ad ogni forma di arte che l’unico argomento rappresentabile artisticamente fosse La Bibbia.
Da questo punto di vista sono scorsi i millenni  e c’è da chiedersi come mai a nessuno è venuto in testa di comprendere che l’origine del mito cittadino non è fuori la città, ma dentro la nostra comunità, dentro la nostra organizzazione civile e amministrativa, dentro il nostro governo? Come mai si sono interrotti i ponti che unirono l'anima individuale  al mondo reale? Del mondo reale fa parte la bellezza della città (naturata). Come mai il pensiero ha interrotto le sue relazioni con il mondo psichico fuori stigmatizzando l’esperienza al minimo comune multiplo del  visibile o ponderabile ai cinque sensi?
Abbiamo da millenni, dunque, qualcuno che ci è venuto a raccontare qualcosa e qualcun altro che ha deciso che ciò che ci è stato raccontato è vero, senza passare più dalla psiche in contatto con il romantico, poetico, l’estetico e il magico di ogni essere vivente qualsiasi sia il regno di cui fa parte, dalle piante agli animali, finché l’intercotidale è letteralmente sparito, sostituito soltanto dall’intelligibilità del profitto e l’immanenza della materia.
Perciò, se esiste ancora un uomo o una donna che si è posto la domanda, che fine ha fatto la nostra anima, per il semplice fatto di avere avuta una idea simile è certamente un’intelligenza superiore alla media perché, dopo il millenario lavaggio del cervello che ha reso il mondo popolato esclusivamente di oggetti, è per il mondo occidentale impossibile pensare a qualcos’altro che non sia il successo morale dei comandamenti o il successo personale in termini di ricchezza accumulata. Inoltre, se dopo l’incipit più intelligente della media, abbia avuto anche la determinazione di indagare su quanto la società moderna sia alienata dai mille Leviatani che sono stati (e che inevitabilmente saranno), allora ben venga a dirci il più presto possibile e ci illumini su ciò che il mondo interiore gli ha trasmesso, detto, spiegato, rivelato durante il viaggio a contatto con l’anima del mondo o della città, in alleanza miliardaria con la natura.
Miliardaria? Che significa, direte voi? Significa che chi ha avuto l’incipit di cui sopra, ha capito e sostiene che Il mondo, ovverosia il pianeta Terra, essendo vivo, non è la dolosa res exstensa dei mille Leviatani in tiritera nichilista, bensì che la Terra è proprietaria di buona e personalissima memoria. Pensate a quante cose potrebbe raccontarci il pianeta. Pensate quante eco-narrazzioni potrebbero diventare le entusiasmanti storie rivelate dalla Terra, allo scrittore in contatto interiore con l’organismo superiore che per interminabili miliardi di anni ha empatizzato con il cosmo rivelando all’universo la sua esclusività: aver saputo trasformare l’energia solare in concreta, tangibile e sensibile bellezza, che è intrinsecamente viva, proprietaria di un’anima unica e mondiale. L’Anima Mundi, appunto.  (Per la correttezza della mia cronaca: J.J.Gibson , Cornell University; Edward S. Casey bachelor. Almeno non sono solo ad eludere le offese alla mia intelligenza con le supposizioni di pazzia o ateismo dell’umanità caparbiamente eterodetta.)
Dunque, la bellezza; un sostantivo che va a braccetto con le migliaia di aggettivi che declinano l’onnipresente terrestre. Punto. La Terra  è uno e contemporaneamente tutti gli aggettivi che la definiscono, tanto quanto è stata imparziale nel coniugare la vita in tutte le manifestazioni senza discriminarne nessuna, il che equivale a dire che il male non esiste perché è alieno all’armonia e all’equilibrio della energia vitale che risolve il calore nelle forme della bellezza della Natura. L’opera finale è Adam che traduce Adamah cioè fatto di terra, l’essere vitale nato per dare una voce alla natura quella che ha classificato l’opera che in lui si riconosce. Quest’ultimo paragrafo è una cosa difficile da capire anche per un capo; ma per me non fa differenza, non ha importanza.
Almeno quanto è stato inutile per tutta la brava gente del mondo che Papa Francesco abbia scomunicato sia i mafiosi che i criminali.
Ci furono centinaia di Re che andarono a chiedere perdono e redenzione ai Papi temporali, tranne Federico II, l’imperatore che essendo vissuto in Sicilia, terra certamente edenica, staccatasi dall’Africa per essere la dimora degli Dei, effettivamente capì l’imparzialità della trascendenza dimostrando che la sua affermazione (intendo dire quella della trascendenza,e non quella sua personale) fa deporre le armi ai popoli già dichiarati nemici, tanto da meritarsi il soprannome di "STUPORE".
Mettiamo il caso che a Palermo i monumenti di questa città siano stati costruiti affinché il cittadino che paga le tasse possa vedere nella statua o nella fontana costruita con i suoi soldi, il piacere di essere palermitano. Mettiamo il caso che uscendo di casa, decida che la passeggiata di ieri è stata piacevole a tal punto da farlo stare bene… Bene come? Psicologicamente o fisicamente? …e che vuole ripetere la sua camminata salutare, per tornare su altri luoghi messi e costruiti dal buon governo per farlo stare bene. L'anima desidera ardentemente la contemplazione della bellezza e la gioia del pensiero estetico  che scuote il mondo interiore di vitalità, è un contributo salutare ottenuto gratuitamente e praticamente indimenticabile.
Ecco cosa hanno fatto i grandi sindaci palermitani (dai quali escludo Lima e Ciancimino): hanno propagandato il piacere della politica fissandolo in una opera pubblica che per generazioni sarà utilizzabile e che per generazioni tramanderà benessere.
Alla luce di questo ragionamento,  malgrado i milioni di scheletri nell'armadio in attesa dei detrattori, questo principio ispiratore di piacere e benessere anagraficamente palermitano, è innegabile  che esalti il nostro concittadino che dirà insieme a circa quattro-cinque  milioni di visitatori annui (ci crediate o no, è questo il potenziale che fu della Palermo di allora): il mio sindaco è un mito! Dunque, come dico e come scrivo, bisogna, è indispensabile, è necessario normalizzare Palermo in quanto città dalla bellezza conclamata che sarà nuovamente normale  appena (esiterà la condizione necessaria e sufficiente) potrà accogliere dai due ai tre milioni di visitatori annui richiamati da un tipo di bellezza praticamente introvabile e impareggiabile. Quello a cui mi riferisco non sono i posti letto in albergo o ai tavolini dei ristoranti e trattorie. No.
E' ovvio che non sarò capito. Perché dovrei meravigliarmi se siamo guidati politicamente in discesa? una discesa sempre più inclinata che ora è quasi precipizio?
Questo guaio palermitano, si diffonde come un empiema virulento simile al vaiolo: VIVIAMO DA DECENNI NELL'ODIO DELL'UOMO POLITICO. (Perché il vaiolo? Perché il vaiolo fu utilizzato dai conquistatori cristiani per sterminare intere generazioni di popolazioni.) NON E' UNA QUESTIONE DI SOLDI, MA DI ODIO DEGLI UOMINI POLITICI NEI CONFRONTI DELLA COMUNITA'.
Detto questo, cosa credete di raccogliere da questa semina dello sciacallaggio dogmatico e della delazione preterintenzionale?
Figure giuridiche che esistono di fatto; praticamente lo statuto della politica peggiore che motiva i politici della medesima miopia sociale dei mafiosi. Figure facilissime da capire per un capo, il quale le agisce,  non le subisce, insieme alla sua compagine di ipocriti eletti e successivi non eletti rimpastati.  
Allora, siccome capiamo che questo non solo è possibile, ma è certamente lo stato dell'arte della gestione della  res publica, come diciamo La Vespa è un mito, La nazionale è mitica, la Targa Florio è un mito, ci rendiamo facilmente conto che il mito non viene soltanto dal classicismo, ma possibilmente nasce e cresce tra noi, fino a riconoscere in costui o in costoro un elemento di aggregazione talmente piacevole e salutare da farne il Mito.
Dunque, il mito nasce in contemporanea, almeno può nascere contemporaneamente all’azione o applicazione di un programma o progetto che la cittadinanza vive come libido.
Esatto, avete sentito bene: libido, cioè eccitamento, interesse, approfondimento, risoluzione.
Rispetto alla precedente impostazione neo-classica, che è neo-classica per il fatto che chiunque la abbia intrusa dall’esterno per renderla una componente culturale e non mitica, ha dovuto classificarla e così istituzionalizzata ne abbiamo definito i contorni e i limiti retroattivi. In altre parole, sappiamo una definizione, ne abbiamo una configurazione mentale, senza possederne contemporaneamente l’emotività, il significato profondo che durante il verificarsi aveva sospeso intere popolazioni in uno stato ansioso e d’attesa per le sorti di quelle gesta eroiche che innalzeranno il suo fautore a mito. L’ansia prima del risultato. Possiamo chiamarlo amore? Possiamo chiamarla amicizia? Anche se vi do alcuni secondi per pensarci, la vostra conclusione non sarà: non è né l’una nell’altra, perché la risposta giusta è la politica.

Infatti, nessuno che non sia stato James Hillman ha parlato di politica contemporaneamente al processo di mitologizzazione che è uno stato dell’animo popolare, cioè, uno stato psicologico, o meglio ancora una contestualizzazione cronologica. Ciò che avviene mentre avviene mi coinvolge fino al punto da sentirmi trascinato emotivamente, mosso da una libido.
Ci resta da capire perché la psicodinamica sociale che da circa ottant’anni studia l’inconscio non ha risolto i suoi dilemmi liquidandoli con la più giusta affermazione che l’inconscio è fuori, è nella polis, e che il mio inconscio ne è influenzato al punto che il mio sé, oscuro, nascosto, eccitato o ferito, non può farne affatto a meno.
Dal punto di vista di James Hillman l’assenza sempre più consistente di valori nell’attività politica è andata allargandosi fino a creare crateri talmente vasti, da non riuscire a unificare i valori che per secoli hanno caratterizzato un popolo e la sua vera cultura, tanto che per esempio, invece di parlare di Leonardo da Vinci come il vero e unico colonizzatore dell’America, parliamo di Cristoforo Colombo che oltre a essere stato imposto in conflitto con Leonardo (sono più o meno contemporanei: Leonardo è ancora vivo nel 1500 quando Colombo si dice abbia scoperto l’America nel 1492) ha vanificato l’arte del genio sostituendola all’interesse economico della conquista. Perché come certamente saprete, Cristoforo Colombo portò denaro alla regina di Spagna. Le invasioni di Cortes, sono una conseguenza sanguinaria e crudele almeno tanto quanto quelle dell’Isis delle cronache attuali. Questo paragone non è una dichiarazione, ma la prova che la storia non si ripete se invece di chiederci perché scoppiano le guerre e le violenze, ci chiedessimo chi e come hanno utilità e fanno che l’Isis esisti? Chi, come, quando, sono domande anti-lobbie, ma sono le risposte che conducono alla pace. Il perché cambia gli strumenti, ma non il fine. C’è chi dice che la storia si ripete. Ma neanche per scherzo! Non è affatto vero!
Il fatto è, che il punto di vista sociale è uscito dalla storia umana per trasferirsi nell’angusto e arido universo dell’immanenza.
Esempio banale e decisamente fantasioso, ma calzante: A chi chiesero se Leonardo fosse un genio da preferire a Colombo, la risposta più inflazionata è stata quella che Leonardo è vissuto, malgrado tutto, povero in canna mentre Colombo fu insignito di onori e ricchezze in vita.
Chi dei due somiglia a distanza di mezzo millennio ai nostri uomini politici di oggi? Ovviamente Cristoforo Colombo.
Questo ragionamento lo ha fatto anche James Hillman che, per essere un ragionamento rivoluzionario, non si insegna nelle scuole di tutto il mondo sia per motivi economici sia per gap temporale che ha fatto annichilire l’interesse alla domanda stessa, un ragionamento che si chiede perché gli psichiatri e gli psicologi non chiedono ai loro pazienti di cosa pensano della politica, che cosa hanno votato, perché non condividono il loro inconscio malato con l’inconscio collettivo fuori e studiare fino a che punto il mio Io e il loro sé (cioè l'inconscio collettivo) sono responsabili del malessere che intanto l’analista cerca di curare?
In altre parole, un paziente non può essere più un cittadino invece che un malato, e consentire che l’analista verghi la sua professionalità come un libero eroe che dica chiaro e tondo che il malessere, l’ansia, la depressione di quel paziente sono dovuti ad una politica soltanto insalubre e mortifera per la città di Palermo e per i suoi cittadini, tutti, mentalmente e socialmente anestetizzati. Chi ha avuto la pazienza di lasciarsi tediare ha certamente capito che stiamo parlando della “Patologia della Politica”. ...Stiamo parlando di una cosa pericolosamente contagiosa...
Qualunque cosa io sostenga sia l’Io, è necessario renderci conto che una parte è fuori dalla personale azione e consapevolezza del singolo individuo. Una parte di questo Io  è inevitabilmente una frazione dell’inconscio collettivo che a sua volta contiene una parte di me. Allora l’equazione singolo-tutto, come è facile capire, si ricompone, e i due elementi inizialmente solipsistici certamente si compenetrano. Queste relazioni sono conosciute, giusta la certezza che il super organismo di Gaia,  sinonimo di pianeta Terra, serve a custodire la  vita in tutte le sue manifestazioni quale risulta dalla interazione di ogni singola parte con il tutto  olistico. Infatti, nella contemplazione della natura è possibile compenetrarsi nella finità dell’infinto, una derivata del processo contemplativo che nel mentre intuisce l’appartenenza del finito ad un tutto praticamente infinito. Questa, è una delle emozioni alle quali si dà il nome di: trascendente.    
In parole altre, la vita sulla Terra è il prodotto olistico maggiore alla somma delle singole parti. Come ho sempre detto, non c’è centimetro cubico dell’aria dell’acqua e del suolo pianeta che non sia abitato da forme viventi. Che siano batteri o microalghe provate a immaginare 1.000 miliardi e passa di chilometri cubici che brulicano di una vita incessante che, essendo viva, emette gas e arrischiatevi a confermare la paranoica, folle, suicida teoria (invero non è neanche una teoria dato che fallisce nella ripetitività della prova) cartesiana che tutto il mondo che ci circonda, purché non sia bipede, è morto come una cosa, tale e quale una res ampia, cioè exstensa. Infine, quello che la chiesa, Mersenne e Cartesio hanno imposto, una Res Exstensa. Una imposizione, dunque, che possiamo facilmente invertire affermando, invece, che se questa enorme quantità di gas utili alla sopravvivenza della vita nel senso più lato del termine,  finisse di raggiungere l’atmosfera il genere umano finirebbe di esistere nello spazio di mezza giornata.
Da questa orribile congettura della res exstensa e della supremazia umana che deterrebbe il primato dell’anima, tale che neanche gli animali ne avrebbero, neanche l’indispensabile per  provare emozioni  o avvertire dolori, scaturisce l’estrema sintesi paradigmatica dell’eterna alleanza solo per e fra gli uomini.

Una trama che ha esaltato l’Egoico umano narcisisticamente estasiato da questo assioma ribadito istituzionalmente  per escludere - fra quelli dell'incipit c'è certamente un mio omologo -  che il Male non è nelle cose della Terra e, pertanto,  che se un Diavolo dev’esserci, allora Dio non potrebbe accorgersene. (Giambattista Vico, Scoto Eurigena, Giovanni di Samostata, Jorge Luis Borges, Duccio Demetrio, Spinoza, tanto per citarne alcuni oltre a James Hillman.)
Che c’entra tutto questo con la bellezza? In questo mondo sconvolto da guerre, genocidi e atti terroristici che fanno subito la notizia, è inutile o è meglio parlare della bellezza?
Questo è un problema (attualmente lo è, non è una questione) che investe pochi intellettuali dato che il governo sociale è sottoposto alla subordinazione politica di qualcuno che può usare, anzi usa la popolarità in funzione di un modello, e non, sempre che non sia una parola detta per piaggeria, di un Mito. In questi termini molto attuali e purtroppo banali, praticamente vuoti di umanesimo, il capo personifica un tipo di successo che allo stato dell’arte della natura, è inverecondo quanto il disastro di questo mondo contemporaneo.  Ieri, 19 maggio 2016,  in Venezuela è stato bruciato vivo un innocente. La forza dell’ordine l’ha cosparso di benzina e gli ha dato fuoco, nella pubblica piazza. Mi sovviene un detto piacevole da ricordare che afferma: “Correggi un saggio e vi farete più saggi, correggi un ignorante e diverrete nemici.”
Ecco. A quale dichiarazione mediatica possiamo ricondurre questo gesto di profonda inciviltà, vecchio almeno di 1.000 anni, dove un fungibile Macbeth ha ispirato il poliziotto (sing.) venezuelano che,  ammesso ma non concesso, avrebbe potuto evitare il supplizio del fuoco? Intendo dire, ci sono mille modi per uccidere ingiustamente senza far soffrire inutilmente la propria vittima o capro espiatorio.
Allora, il fatto è che l’assassino ha voluto fare spettacolo. A chi ha intitolato questo orrore sapendo che le immagini dello strazio faranno il giro del mondo? 
Ecco, provate a immaginarlo, è quel tipo di fantasia che necessita alla civiltà e al lieto vivere, pregna di un messaggio esplicito di condanna del brutto. Quindi, a quale modello si è ispirato questo poliziotto che ha estromesso ogni forma di cultura umanistica dal suo scrupolo personale? Dobbiamo pensarci, è obbligatorio rendersi conto che un simile burocrate auto-incoronatosi il capo di un esercito di ignoranti  può  essere degenerativo come una Apocalisse. Dove ci sono i media a fare la propaganda del politico da imitare, i confini si abbattono in maniera direttamente proporzionale all’idolatria suggerita dalla medianità. Spero nella comprensione della metafora del mondo che si è fatto talmente piccolo che l’atlantideo esalta l’utopico.  
Se c’è qualcuno che non riesce a capirla, non posso farci nulla, ma lo annovero tra i potenziali bruciatori di esseri umani innocenti sacrificati alla idolatria dell’ignoranza pungolata a trasferire la latenza in azione.  
...Beh, a scriverla quasi tutta, c’è uno che ha dichiarato senza il minimo buon senso, (una delle qualità che non deve mai mancare a nessun politico) che gli  piacciono gli ignoranti!  Allora, non esclamiamo  “Che Dio ce ne liberi!”, perché non è Dio ad avercelo messo; un modello politico del genere non è da prendere neanche in considerazione, ed è assurdo che se ne possa fare un idolo.
Sarà possibile confutare(mi) a piacimento, ma è innegabile che il brutto ha un costo sociale altissimo, in pericolosissima progressione geometrica mondiale perché la mancanza di buon senso, è certamente una propaggine dell’assenza di bellezza. Costui, non ha mai provato il piacere della bellezza, non sa cos’è, e, concesso che si sia fatta un’idea di bellezza femminile, è solo la congettura algebrica dell’immagine rielaborata di una foto osè diventata virale.
E allora? la domanda si dovrebbe imporre alla vostra intelligenza, spontanea: di che amore di coppia stiamo parlando?
Io credo nei contatti umani. Dobbiamo credere nei contatti umani, più che a un dialogo politico. Il contatto umano, ad altezza d’occhio, con la vista sulle labbra che si muovono è da elevarsi al potenziale che manca alla relazione fra le persone, fra i cittadini.
L’anima di ogni cittadino di qualsiasi città del mondo agogna la bellezza e la desidera come una componente mancante della serenità interiore che è, ineluttabilmente vero, il vettore discriminante fra l’immondo e il mondo.  
Il genere umano sta perdendo l'abitudine alla sensibilità verso la vita. Si è perso l'interesse  a scoprire o individuare l'innumerevole messe di elementi che l'osservazione della bellezza propone alle emozioni. Sì è persa la libido verso un interlocutore infallibile, costruttore di idee chiare e di emozioni capaci di affermarsi come l'esperienza di un transfert.
Questi fenomeni si rivelano nel silenzio e nella solitudine di una ricerca interiore la cui regola è che non esistono regole che possano dissacrare il giudizio del pensiero estetico sulle immagini che il mondo semina come storie che attendono d'essere raccontate, quasi si trattasse di un germoglio in attesa del sole per schiudersi alla verità.
Una voce da dare alla natura. In fondo, la letteratura, le biografie, l'arte nel suo aspetto creativo accolgono la bellezza come un motivo straordinario da inserire nell'ordinario incompleto che l'artista può, invece, completare. Un intervento che coglie l'emozione di un messaggio nella bottiglia lasciato a navigare nel pensiero del mondo, nell'Anima Mundi che interagisce con tutti i regni, ognuno secondo il proprio linguaggio, mentre attende di appartenere ad un compendio, cioè alla psiche umana in cui riconoscersi. Duccio Demetrio è molto chiaro in questo; e molto più profondo è Hillman che spiega come sia incontestabile la perfezione dell'anima. 
Praticamente, cos'è una mente ecologica? C'è da privilegiare qualcuno?: chiunque rincorri la bellezza lasciando alla natura il compito di materializzarla.

Costui che se ne prende cura, è contemporaneamente chi offre bellezza per far stare bene il suo popolo e senza dubbio per amplificazione, anche la comunità internazionale... Perché prendersi cura della bellezza è un daffare divino che non chiede nulla in cambio mentre dona serenità, pace, amore, riflessione, umanesimo, poesia, salute, voglia di vivere. 
Nella solitudine della contemplazione risiede la libertà di avere immaginazione e di sognare anche ad occhi aperti la libertà di una fantasia, per esempio. Una storia che potrebbe essere nata nel silenzio di una gioia o di una sofferenza incontaminate da ogni forma di alienazione che in questa purezza esprimono tutta la forza del transfert. Ed ecco che l'idea vola per i meridiani e i paralleli del mondo alla ventura del caso, ma con la necessità interiore di trovare un suo alter ego fra gli uomini colti da una simile sorpresa.
Allora, è proprio vero che può aversi il diritto di rimanere in silenzio, e non nel senso che ogni cosa che si direbbe può essere usata contro lui stesso, ma nel senso di un silenzio peno di energia, forza e chiarezza espressi nel linguaggio universale dell'Anima Mundi che, trasformando in bellezza qualsiasi preghiera bella o brutta che sia, è sempre affascinante al punto da trovare il suo messo eco-narrativo.
Ogni popolo libero e ogni buon governo sa di poter fidare nelle capacità d'immaginazione dei suoi giovani in empatia virile con l'idealizzazione della libertà. Ovvero, la voglia di dare un senso alla propria vita. 
La bellezza è il vettore che consentirà di esorcizzare il narcisismo dell'Ego che induce i potenti a ritenere che la Bellezza non permette loro di essere consacrati degni «del piacere di essere unici.»
Un popolo pieno di idee è un popolo nato bello che comprende la bellezza dove si condivide l'inconscio profondo. I nostri costituzionalisti, i redattori della Carta Costituzionale, furono uomini pieni di idee e con l'immaginazione molto fervida. Uomini che trasferivano l'idea di bellezza italiana al nuovo popolo che di questa bellezza fece speranza. Come pensate si possa scrivere una cosa bella senza la coerenza delle previsioni di pace? Simili previsioni - paradigmi  sono possibili alla sana immaginazione e, volere o volare, l'ottima carta costituzionale italiana è figlia della bellezza della natura italiana. Siamo stati i più grandi esteti del mondo.
E' lei la fonte d'ispirazione del senso di giustizia che  permise la redazione della carta costituzionale italiana.  
Una composizione normativa che non poté fare più belli gli italiani. La Costituzione Italiana, dunque, toccò il climax, cioè raggiunse il suo vertice, non con la ratifica o pubblicazione, ma - e qui sta la differenza difficile da capire anche per un capo -  ma con la certezza emotiva dei redattori che si immaginarono tutti gli italiani sorridenti, felici di fare l'amore, felici di calpestare questo suolo miracolato e di costruire il futuro ai propri figli o nipoti che non rischiarono di morire disperati. Già, proprio così. Perché ora che il ruolo trascendente della natura è stato esautorato nei confronti del denaro, delle lobbie e del potere incarnatosi "nel piacere di essere unico", la speranza è un sostantivo preda dell'ipocrisia (unica anche questa, coerente soltanto con il narcisismo del pulpito) che la differisce nel tempo, fino alla morte dei speranzosi.
Non dimentichiamoci che, come dico io, la speranza è il successo di chi non muore prima!
Oggi, 2016,  la carta costituzionale non si aggiorna, bensì si adatta (o si fa adattare) allo stupro che il sistema economico mondiale opera (o fa operare) sul creato che fu, che è stato, e più non è.
Quest'ultima affermazione espressa dal passato remoto al presente indicativo, so che non sarà capita abbastanza, soprattutto dai giovani o più giovani italiani. Ma non posso farci niente. Se non fidarmi dei pochi che serbano il ricordo di quanto sono state educative e pedagogiche le personalissime esperienze vissute di fronte alle emozioni offerte dalla bellezza. 
La cosiddetta sindrome della Via Gluck non è una novità per la psicologia e neanche è una condizione da scoprire. No.
Tuttavia, questa disciplina è (dolosamente per: adattamento; etero-adattamento; unicità alla piaggeria; odio degli uomini politici nei confronti della comunità;  voglia d'eccesso spregiudicata; sciacallaggio dogmatico; razzismo; tossicità delle emozioni.) ignorata;   tant'è che James Hillman, non io me medesimo, si è scagliato contro la psicologia e la psichiatria che da ottanta anni si ostina ad ignorare la componente psichica della bellezza sebbene la psicologia o la psichiatria siano consapevoli che NON c'è da conciliare la malattia con l'interesse personale di un usurpatore, ma di ravanare  fra i sogni fino all'idea eccellente che un mito, un dio, un'emozione profondamente religiosa, vogliono riscattare l'umanità dei nostri antenati che vissero in bellezza. ...Come dire, alla grande... Per dare un senso alla vita... Per essere nel ruolo stabilito dal destino agito nel profondo dell'anima dagli angeli custodi che ne vogliono la sua realizzazione.

Un tipo di realizzazione che potrebbe salvare il mondo.

Siccome questa è la verità, allora via agli psicofarmaci e alle botte.
Il ruolo della bellezza è subito manifesto in chi ha, fra i giovani, spirito d'osservazione, la capacità di stupirsi è indice di sensibilità estetica e desideri da soddisfare. Una emozione che è contemporaneamente l'affermazione del proprio destino da vivere fino alla realizzazione.
Invece, i giovani e gli adolescenti di oggi sono preda della sindrome conosciuta come iperattività, una malattia sociale derivata dall'egoismo politico che «per essere unico» esclude i suoi cittadini da avere una corresponsione con la bellezza.


Abbiamo parlato di Costituzione Italiana e futuro. E abbiamo capito che senza bellezza nessuna speranza può considerarsi concreta, soprattutto se trattasi della promessa fatta da uno dei politici motivati dallo sciacallaggio dogmatico e delazione preterintenzionale.
Tuttavia si continua a dire che la bellezza salverà il mondo. Un’ affermazione accreditata allo scrittore russo Fedor Dostoevski che aveva le idee molto chiare sul ruolo della cultura e su quello della bellezza. Si tratta di due componenti sinergiche, la cultura e la bellezza, capaci di fondersi in un sodalizio talmente forte da escludere anche il pur minimo dubbio sulla qualità e purezza dei risultati. E in termini di risultati non c’è bisogno di elencare la serie di opzioni  che servirà il dogma dei numeri ordinali in quanto espressione di certezze matematiche inconfutabili in quanto incomprensibili.
Vero è che i bilanci sono pubblici. Ma avete mai partecipato alla lettura pubblica per l’approvazione di un bilancio? Se il paragone può rendervi l’idea, sappiate che i numeri stanno alla chiarezza tanto quanto i dieci comandamenti di Mosè stanno alla bellezza.
So bene che quest’ultimo paragone non sarà capito da molti; ma non posso farci niente, tranne che ricordarvi che la verità non esiste senza la bellezza, com’ è paradossale che l’eterna alleanza sia una dichiarazione cristiana rivolta in esclusiva al genere umano, l’unico destinatario di un improbabile ballo del mattone che l’eterna alleanza danzerebbe per e fra gli uomini. E basta, in quanto tutto il resto, ma proprio tutto il restante, sarebbe morto, dalle piante agli animali, dalle alghe ai pesci. Sembra immediatamente inverosimile; ma, invero, se lo sembra è per merito della cultura e dei bambini: dai neonati alla età scolare. Poi, si comincia ad ubbidire, ad avere regole da rispettare, a subire l’alienazione dei pregiudizi, a sostituire la fantasia con la memoria etero-detta, finendo, psicologicamente parlando, per rimuovere completamente quel senso di appartenenza alla Terra, al creato, all’equilibrio, al fascino, all’attrazione, all’amore disinteressato, alla spontaneità, all’intuito, al regno animale e ai pensieri del regno animale, insomma, in una parola, alla bellezza che è tutto questo, ovvero una miriade di aggettivi che rendono la Vita non solo sensibile ai cinque sensi, ma intelligibile oltre l’apparente materia sensibile.
Se ancora non lo sapete, i nostri cinque sensi servono ad interrompere il movimento. Ma questa risoluzione, questo evento interruttivo della continuità, è una cosa che ha capito soltanto James Hillman e chi, per capire il genio, ha a sua volta del genio.
Quando, ci si abbandona al fascino di un fiore possiamo ricordare l’effetto benefico che ha avuto sulla nostra psiche il guardarlo, l’annusarlo, innamorandoci fino al rispetto della sua forma, dei suoi colori  e del suo odore che ci fa rinunciare di tagliarlo. Per la gioia di tutti gli altri che seguiranno e che proveranno le medesime emozioni benefiche e salutari. La Terra e la Natura sono il tempio vivente di una religiosità spontanea, nata dal bisogno interiore di ricambiare la serenità e la gioia interiore che la bellezza ci dona, anzi, che certamente ci donò, senza chiederci niente in cambio. E’ l’alleanza con la natura, quella che il più bravo naturalista di tutti i tempi definì eterna, che unisce in fratellanza gli uomini, e non viceversa.
Infatti, la vita, già sa; la vita ci sente; la vita si commuove di fronte al nostro pensiero estetico;  e comunica con la nostra anima il piacere di averci fatto del bene. Questo è trascendete vissuto, ed esso corrisponde ad una esperienza interiore indimenticabile e pedagogica importantissima, talmente importante che ogni regime interessato ad essere unico, si attiva per rimuovere dalla psiche dei suoi cittadini.
Perché lo fa? La risposta è banale: lo fa per denaro.
Tuttavia, e qui il potere è schizofrenico, talmente tanto pazzo e sclerotico, da insistere a chiedersi, farsi chiedere e ad autosuggestionarsi con l'avverbio: perché?
Invece, i giusti devono solo rispondere a <<Chi?>> e <<Che cosa?>>  costringe il potere a scannare l'umanità e infine, trovate le facilissime risposte passare al <<Come>> fare la pace. Infatti le guerre non hanno un perché? 
 
Dunque, volere o volare, volenti o nolenti,  il lavaggio del cervello inizia con i pregiudizi generalizzati.
A questo punto, è indispensabile suggerirvi questa riflessione seguente: ma vi rendete conto del danno incalcolabile che facciamo alle nostre discendenze che oggi sono private di qualsiasi bellezza come natura comanda?
Già, per chi è abbastanza intelligente, sa benissimo e spero che mi ripeta, che dipendere da questo tipo di Amore, significa essere liberi. Veramente. Liberi come chi non conoscendo il male, capisce che non esiste e che il diavolo è una invenzione. Un pregiudizio.
Allora, se un diavolo dev’esserci, la bellezza  non può accorgersene e Dio è un aggettivo della Vita, uno delle migliaia di aggettivi che possono identificarlo in tutte le lingue del pianeta perché la Terra è una ed è di tutti, nessun vivo escluso.
Allora, chi vuole godere del piacere di essere unico, distrugge la natura e con essa tutta l’umanità. Che c’ha concluso? Nessuno si ricorderà di lui, perché avrà ucciso tutti.
Ebbene, tanto per convincervi su quanto è facile abituare i popoli alla condivisione dei pregiudizi (un’altra lista che non c’è bisogno di compilare) tenete presente che la matematica è l’opinione per eccellenza, che essa incarna la teoria nella sua definizione filosofica più ampia, perché ciò che è certa, è soltanto l’aritmetica di tre di quattro operazioni fondamentali. Infatti, appena entriamo nella sfera delle divisioni, l’esca verso il trascendente è già in viaggio: pensiero trascendente, pensiero oltre, pensiero fuori l’immanenza dell’aritmetica e soprattutto, nuovo intelletto scientificamente relativo.
A questo punto la domanda giusta da porsi è <<come mai non ci abbiamo pensato?>> Non ci abbiamo pensato per il semplice fatto che siamo stati anestetizzati da un pregiudizio. Siamo caduti nella sua trappola che non cerca uscite dai labirinti perché il pregiudizio serve esattamente a evitare che il pensiero si formi. Di cosa pensate che sia fatta la coscienza? Uscire da un labirinto è sinonimo di dare una risposta ai dubbi a chi ha avuto la fortuna di porseli, scoprendo per caso che il dubbio è necessario alla verità.   
Con la bellezza, saltiamo il seminato a scienza per passare a piè pari nell’edenico, nell’equilibrio cosmico, nell’armonia, nello stupore delle emozioni che da sempre, molto prima che l’uomo imparasse a scrivere e a contare, ha reso felici i nostri antenati che con la natura, ci parlavano. Gli Dei e i Miti, sono loro, i protagonisti di questi dialoghi con il mondo.  
Quindi, fate uno sforzo di immaginazione, create e contemporaneamente disciplinate la vostra fantasia colorandola di un costrutto coerente con la bellezza che incarna e rivela poesia e musica, magia e emozioni, ovvero la serie di percezioni immateriali che il pensiero del cuore apprezza, valuta e riconosce in termini di meraviglia in rotta verso lo stupore.
Lo sguardo sul trascendente è una prerogativa del pensiero del cuore, un pensiero mondiale che La Bibbia riunì nella metaforica costruzione della Torre di Babele, il quale, appena decise di <<essere unico>>, scoprì di non parlare più la stessa lingua dei popoli che collaboravano in pace.
 
Grazie per l’attenzione, puntate di maggio 2016
MARCELLO SCURRIA

 
 
 

 
 



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