BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

mercoledì 6 aprile 2016

Sindacati o governo alla prova?

Altro giro, altra corsa!
Forse entrambi perché chi lavora adesso sta a guardare che succederà.
Aran e gran parte dei sindacati hanno firmato l’accordo la mattina del 5 aprile 2016, data storica, provvedimento già anticipato dall’art. 40, comma 2 del decreto legislativo n. 165 del 2001. Ora gli undici comparti del pubblico impiego sono ridotti a quattro:
1. Funzioni centrali, nel quale confluiscono gli attuali comparti Ministeri, Agenzie fiscali, Enti pubblici non economici, Enti di cui all’art. 70 del d.lgs. n. 165/2001, Enac, Cnel; conterà circa 247.000 occupati.
2. Funzioni locali, conserva il perimetro dell’attuale comparto Regioni-autonomie locali; conterà 457.000 occupati.
3. Sanità ricomprende gli enti ed aziende dell’attuale comparto Sanità, con i suoi 531.000 occupati.
4. Istruzione e ricerca ricomprende scuola, università e ricerca, Afam ed enti previsti dal citato articolato, come l’Agenzia spaziale italiana; conterà ben 1.111.000 occupati. Che sia la Cenerentola della fiaba?
In ciascuno dei quattro comparti sono state ridefinite le nuove aree dirigenziali:
1. Area delle Funzioni centrali, comprendente i dirigenti delle amministrazioni che confluiscono nel comparto Funzione centrali, cui si aggiungono i professionisti e i medici degli enti pubblici non economici, con 6.800 occupati;
2. Area delle Funzioni locali, nel quale trovano collocazione i dirigenti degli enti del comparto Funzioni locali; i dirigenti amministrativi, tecnici e professionali degli enti ed aziende del comparto Sanità; i segretari comunali e provinciali, con 15.300 occupati;
3. Area dell’Istruzione e della ricerca, comprendente i dirigenti del comparto Istruzione e ricerca, con 7.700 occupati;
4. Area della Sanità, all’interno del quale sono collocati i dirigenti degli enti ed aziende del comparto Sanità, ad eccezione dei dirigenti amministrativi, tecnici e professionali, con 126.800 occupati.
Chi si preoccupa e chi esulta, come se ridurre le aree sia una soluzione. Piuttosto credo che il nocciolo stia nell'aggregazione perché è chiaro che vale sempre la rappresentatività e la comunione degli interessi.
Le operazioni di accorpamento hanno investito sopratutto il primo comparto con ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici e l'ultimo con scuola, ricerca, università e.
La presidenza del Consiglio rimane autonoma e non si capisce quali prerogative abbiano salvaguardato e reso speciali coloro che ci lavorano. Sono diversi?
Dunque una parte contrattuale comune ed una specifica, giusto per evidenziare le specialità. Però questo significa separare ancora una volta il contratto economico da quello normativo? Come dire prima ti impongo quello che devi fare poi cerco di trovare i soldi ma se non li trovo farai lo stesso quanto ti ho detto di fare?
E poi perchè le ultime rilevazioni delle deleghe? Al 31 dicembre sono state contate le deleghe che i sindacati hanno ricevuto dai lavoratori. La rappresentatività sindacale all'interno dei nuovi comparti salva le ultime elezioni delle Rsu, mantiene la soglia del 5% di deleghe e voti, ma rischiano dunque le sigle più piccole alle quali è stato offerto un salvagente: potranno allearsi, fondersi, accordarsi tra loro purché entro i tempi tecnici stabiliti. E qui dai a contarsi!
Adesso si riaprono i tavoli per il rinnovo dei contratti già da tempo disattesi, alcuni persino da sei anni nonostante la tirata di orecchie della Corte Costituzionale nel 2015.
Adesso ci sarà lo scontro per le briciole di quei 300 milioni trovati nella legge di stabilità 2016 per cui vedremo quali contratti comuni e speciali saranno partoriti. Sono ridotti i contratti?
Se penso a come si possano associare i dirigenti degli enti con i dirigenti tecnici amministrativi professionali della sanità, i dirigenti della scuola con i ricercatori, quali indirizzi normativi ed amministrativi possano intervenire, devo confessare una certa perplessità sull’accordo che, presumo, sia stato pesato politicamente. Semplificare è ottimale ma non sempre le semplificazioni funzionano.
E quando in una materia assai dibattuta quale la valutazione contrattuale del lavoro e delle professionalità si operano innovazioni senza avere preventivamente stabilito la misura della qualità e del rendimento, culture che stentano molto a decollare, mi rendo conto che il terreno è a rischio per tutti.
No, non parlo solo di emolumenti ma di prestazioni, da compensare rispetto al loro peso, che devono garantire i processi di sviluppo e di crescita organizzativa in direzione della chiarezza dei risultati. Il che significa anche tutelare il mantenimento del lavoro e i servizi di cui abbiamo diritto tutti.
Mah! Vedremo anche la recente riforma della pubblica amministrazione quali innovazioni saprà rimuovere, ohhh no, quali consuetudini saprà rinnovare, ma no, che dico, ho confuso innovazione e conservazione!
Maria Frisella

0 commenti:

Posta un commento