BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

giovedì 14 aprile 2016

Quattro Angeli per un' Apocalisse


Caro Prof. ci vuole del tempo. A poco a poco, un poco per volta ma giungerò fino all'ultima pagina. Frattanto, mi sorprende l'impostazione critica come si svela molto differente rispetto al mosaicosmo che conobbi, lessi pienamente e commentai alcuni anni fa. L'Apocalisse e la Gloria è certamente il suo stile, la penna è la sua. Tuttavia, credo fermamente che l'Apocalisse biblica è solo una ampia metafora del nichilismo tale che la suggestione provocata dalla assenza di libero arbitrio nel confronto con la dimensione biblica, non può che essere fonte di credula ovvietà. Soprattutto se le alternative non sono complementari ma alternative; nel senso che è necessaria e sufficiente la fine totale per una idiomatica resurrezione. Come uno stupido (e come potrei non esserlo?) mi sono chiesto: di quale eterna alleanza  parla Gesù? Resta da intenderci se la resurrezione è della Natura o dell'uomo. Per il resto, ho tutto, ma proprio tutto quello che posso chiedere e so già che non ci sarà lesina di risposte. Chiedere e ottenere, non è quasi mai (per me) un sinallagma, ma è proprio facile.   Anche la Natura appena sarà liberata o si libera del peso antropico, risorge. Come ho anticipato, ho appena cominciato, ma io farò di tutto affinché l'eterna allenza dell'uomo con la Natura possa esprimere completamente la semplicità della vita e le relazioni di essa con tutti i regni vivi e viventi, anziché l'arrivismo di un dettato che strumentalizza la vita agli ambiti dei cinque sensi e dei sensi comuni non pensati. Qui sta l'ovvietà. Ma ciò che è ovvio, è la risoluzione prospettata da nessuna logica interiore. Logica e creatività verso la comunione che sposa la religiosità del vero, sono discriminati. Ciononostante, se pensiamo il pensiero, io mi accorgo che manca la natura e la sua trascendenza.  Cioè un sentimento che si evolve in emozione e che ancora aumenta in emozione e che può aumentare fino allo stupore.
Ecco perché, l'ho già scritto e dichiarato, viviamo completamente immersi nell'odio degli uomini politici: perché loro mettono in pratica la presunzione di "voler essere unici".
Il salto di qualità "Oltre", come scrive subito lei, egregio prof., per me, e certamente per lei, non è la quotidianità con le sue insulsaggini morali. Perciò non siamo tutti uguali, ma la stragrande maggioranza vuole esserlo, di guisa che l'invisibile "Oltre" sia visibile e immanente, una parola che configura un assioma praticamente irraggiungibile e contemporaneamente, come per me e per lei, meta di pochi. "Oltre" la vita, la Morte. (E prima di tutte le altre morti, l'Apocalisse. Facile, no?) Eppure io mi convinco, e sono secoli che mi scrivono, che l'"Oltre" non è la Morte nel senso che mi hanno insegnato a ignorare, temere, non riconoscere essere la componente contemporanea della vita che potrebbe farmi gioire di stupore; cioè la sinestesia ha preso l'ovvietà del dolore fisico inventato dagli uomini e dal potere. Un dolore che fa paura, quando invece la morte è contemporaneamente una divina alleata della vita. Dobbiamo drogarci per rendere pubblica la libertà di pensiero semplice e piacevole come il vero libero arbitro? ...Che sia chiaro: non è voglia di morte , non è voglia di morire, non è voglia di uccidere. Appunto, non è l'ovvietà dell' Apocalisse.


Grazie per l'attenzione Aprile 2016
Marcello Scurria

0 commenti:

Posta un commento