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venerdì 15 aprile 2016

LA STAGIONE CHE CI VUOLE


il Paradiso era andato perduto,/ Finito./ Non c’era più nessuno da informare./ Di ogni bel regno,/ Soltanto la materia e la forma./ Tara./ Niente contenuti./ Niente costrutti./ Né aromi musivi,/ né Voglia di Volare./ Il Sole è solo e mi lascio bruciare.  Tara./ Niente contenuti./ Niente costrutti./ Né aromi musivi,/ né Voglia di Volare./ Il Sole è solo e mi lascio bruciare.

La speranza è tornata a farmi visita e a prendermi il fiore dalle mani. E’ stato importante ritrovarci in questo sogno che, mi ricordo, fu ascoltato. Capito.
Le emozioni che girarono per il mondo, tornano la stagione che ci vuole.
Da oltre un quarto d'ora vorrei riprendere il lavoro più importante: capire. Cos’è meglio di un simile eccitamento? La poesia, il poeta, il percorso. Quando la stagione è giusta, quando è quella che ci vuole, le sue emozioni tornano a trovarmi.
Il Sole ricorda a tutto l'universo che c'è chi lo vede. La vita, il sole, si vedono, …e noi siamo solari nell'occhio che lo riconosce. Goethe lo disse, ma non lo capirono. Un altro disse che Dio è morto; neanche lui fu capito.
Per capire il genio ci vuole del genio e la stagione che ci vuole è venuta a trovarmi. Siamo in molti a capirlo... Non siamo pochi in questo sogno già sognato. C'è musica in ognuno di noi.

Noi aspettiamo il genio che riconosca le foglie;

quello che riconosca i fiori;

quello che riconosca gli odori;

quello che riconosca i colori;

quello che veda in trasparenza il tempo … Sì, il tempo.
 
Dentro di noi abbiamo il pianeta, …noi lo sappiamo. Non ha voluto niente in cambio. Lo abbiamo visto. Abbiamo dato, ed è cresciuto alla velocità della luce.
Che sorriso!
Ma i bambini? E gli adolescenti? Viene difficile scrivere una parola tanto importante: “gli adolescenti”; perché vuol dire che sono già trascorsi quindici anni: E sono molti senza le stagioni che ci vogliono! Sono molti, molti...
Facciamo la squadra delle Ville di Palermo. Le ville che hanno il nome che meritano, i colori che sono, il profumo che emana la gioia di vivere custodita nella rena… Che sembra una cosa rara come i muri che la tengono, ora. La gioia scende da questi muri antichi. …No, non sono vecchi, e le muffe si ricordano le stagioni che ci vogliono. Anzi, ...che ci vorrebbero. Non ci sono santi, è…  E’ spazio templato.
 Questa Città l'ho nel cuore. Non faccio il girotondo. La mia villa è di fronte, di fronte. Senza il muro, il mio sguardo può arrivare sino al mare. Sino al mare.
Il piu' bel momento è la gioia che si é eretta a statua!
Il piu' bel momento è la gioia che si è eretta a statua!
 E siamo da venticinque minuti in giro, già, da venticinque minuti per rendermi conto che non avviene tutto in una volta.
E poi, c'è il silenzio. La natura che parla. Ecco la stagione che ci vuole.
Ma la gioia degli adolescenti? …Mi viene da tossire? Dov’è la gioia?
Le note, le note, le note, ...hanno raggiunto ogni monte e da lì si vede alto. Si spazia sul resto che ci ospita. La storia dell'uomo viene fuori … Cammina la sua stagione che ci vuole. Sì, cammina la sua stagione che ci vuole!
Vedo il sogno che ho.
Per – Capire - Il – Genio-, Ci – Vuole - Del - Genio! …Lo penso come lo dico.
 La musica la sento, eccome! Mi illumina come il Sole la vita. … Fa cultura la musica. La musica. E' questa la cultura che ha le leggi e le torri. Sono forti anche le note e la gioia, sì… Ma la stagione che ci vuole non bussa, si prende come l’amore non si compra e non si paga. Per capire il genio ci vuole del genio. 
Che gioco divino di parole… Lo sento il gioco della vita… Il Sole e il concerto, l'aspetto della vita è la bellezza.
Che armonica euforia!
Oh, ma non è difficile.
Pulsa.
Si sente che è viva.
La creazione si sta preparando a fare di nuovo. L’arte del fare bellezza è nelle sue mani e io la capisco! Io capisco l’arte del fare, e non è difficile!
La stagione che ci vuole è pronta; tra poco arriva sconosciuta anche alla natura. E’ nuova, ma è perfetta, per Dio! Come la chiamo? Ecco, buona e bella… E’ questa la stagione che ci vuole.
Applausi.
Cosa ho pagato? Niente. Solo a pensarci mi sento bene… Molto bene.
Sento gli uccelli che cantano un gospel, e sento che il ritmo è un battito, ...in salita.
Cammino! Il primo ostacolo è andato. Cammino ancora! Anche la nota ha scoperto la sua difficoltà e non può restare sola. Va via con il vento, la nota si allarga, si riempie, diventa un concerto di passi, bellissimi e belli. Come battiti d'ali le mie veloci parole nel vento. Toh! Non sono più i miei passi. E’ la vita che cammina… Da sola cammina!
E l'uomo ha inventato il treno, …il treno che corre e che non si ferma, non si ferma, non si ferma, non si ferma fino alla stagione che ci vuole.
Punto!
Il vento ha sparso tutto il possibile, non ha lasciato niente, è entrato ovunque… Come il Sole.
Che musica ragazzi! Che musica ragazzi! Questa Palermo è amica dell'universo.
Ecco la stazione, la stazione sta arrivando. Una pagina una corsa fino allo sportello, dieci passi con molta rabbia e la promessa futura di esserci.
VORREI TORNARE INDIETRO, A OTTO MINUTI FA, PER L'ETERNO RITORNO. IL RITORNO NEL PARADISO.
Ho paura di perderlo. E’ angosciante!
E gli adolescenti? Quelli neanche sanno dove l’ha lasciato il vento, figurati se vedono dove andarlo a cercare.
Dio è morto. Proprio non c’è!
Non fu capito, Dio. E' cosi facile ucciderlo!
Applausi. Gli angeli mi sono d'intorno.
Sono proprio tutti? Si sono tutti, e non sanno che gli abbiamo concesso un infiltrato. Ne è bastato uno per farli morire alla velocità della luce o lentamente. Dipende, ma non lo sanno. Ho un groppo alla gola, mi viene da tossire, i borgogismi mi confondono… Hanno bisogno di aiuto. Per capire il genio ci vuole del genio.
Il direttore si gira e li vede applaudire, urlano, è un delirio di giubilo.
Il direttore s’infila la bacchetta in tasca a urla a tutta la gente come uno scaricatore di porto: "CI VOGLIONO LE STORIE, LE STORIE DA RACCONTARE AL PIANETA. LA MUSICA…"
Frattanto quattromila persone avevano fatto il silenzio e smise di urlare, ma gridava, però: "La musica può farlo, il ritmo può farlo, la musica è nei loro archetipi. Come pensate che l'ugola di un fringuello, di una rondine o di un usignolo, sia stata possibile? Dio ascoltò."...
Già. Ascoltò. Disse
Ora c'era Il silenzio e c’era da pensarci su. S’era creato Il silenzio.
Ecco. Un'altra stagione che ci vuole è venuta a trovarmi. Ci trova, …viene a noi come il vento, …come la luce…

Grazie per l'attenzione, Aprile 2016

Marcello ScurriaLa speranza è tornata a farmi visita e a prendermi il fiore dalle mani. E’ stato importante ritrovarci in questo sogno che mi ricordo, fu ascoltato. Capito. Le emozioni che girarono per il mondo e tornano la stagione che ci vuole.
Da oltre un quarto d'ora vorrei riprendere il lavoro più importante: capire. Cos’è meglio di un simile eccitamento? La poesia, il poeta, il percorso.
Quando la stagione è giusta, quando è quella che ci vuole, tornano a trovarmi. Il Sole ricorda a tutto l'universo che c'è chi lo vede. La vita, il sole, si vedono, …e noi siamo solari nell'occhio che lo riconosce. Goethe lo disse, ma non lo capirono. Un altro disse che Dio è morto; neanche lui fu capito.
Per capire il genio ci vuole del genio e la stagione che ci vuole è venuta a trovarmi.
Siamo in molti a capirlo... Non siamo pochi in questo sogno già sognato. C'è musica in ognuno di noi. Noi aspettiamo il genio che riconosca le foglie;
quello che riconosca i fiori;
quello che riconosca gli odori;
quello che riconosca i colori;
quello che veda in trasparenza il tempo, …sì, il tempo.Tara./ Niente contenuti./ Niente costrutti./ Né aromi musivi,/ né Voglia di Volare./ Il Sole è solo e mi lascio bruciare. Tara./ Niente contenuti./ Niente costrutti./ Né aromi musivi,/ né Voglia di Volare./ Il Sole è solo e mi lascio bruciare. ateria e la forma./ Tara./ Niente contenuti./ Niente costrutti./ Né aromi musivi,/ né Voglia di Volare./ Il Sole è solo e mi lascio bruciare.

 

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