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martedì 19 aprile 2016

la mia esperienza con i DETENUTI

Caro amico detenuto,
innanzitutto scusami se mi rivolgo a te con tale appellativo. Purtroppo, per questa nostra società che vorrebbe distinguere sempre più nettamente ciò che è bene da ciò che è male, tu vieni designato come “il cattivo”. Io non condivido questa categorizzazione e la visita che abbiamo avuto la fortuna di compiere a quella che è per il momento la tua “casa” ha rafforzato le mie convinzioni. Questa visita te la racconterò allora con i miei occhi di neodiciottenne fino ad allora totalmente estraneo alla realtà carceraria in cui ti trovi. All’inizio, i miei compagni ed io pensavamo di essere i protagonisti di uno dei tanti telefilm americani proposti dalla TV. Il rigido clima invernale non aiutava a rendere meno estenuanti i minuziosi controlli di sicurezza cui siamo stati sottoposti prima di poter varcare i pesanti cancelli del Due Palazzi. Lo so, non ti racconto nulla di nuovo rispetto alla tua quotidianità fatta di chissà quanti controlli, ma per noi l’impatto è stato abbastanza forte.
Poi siamo entrati e lo scenario ha inaspettatamente cambiato tono. Ci ha accolti un lungo corridoio, luminoso con tanti dipinti sui muri. In un carcere pensavamo di trovare un corridoio stretto, buio, disadorno e sporco, perché l’immaginario collettivo questo tramanda, quasi fossimo ancora fermi ai tempi di Dickens, invece ne abbiamo trovato uno simile a quello della nostra scuola, se non più sprizzante. La nostra meta era l’auditorium, la vostra sala comune. Qui ci avete intrattenuti con poche ma significative canzoni e tante risposte alle nostre domande. Se le rigide misure di sicurezza non ce lo avessero impedito, sarei stata molto curiosa di visitare anche altre parti del penitenziario e sono sicura che avrei trovato altri motivi per apprezzare il vostro impegno. In particolare penso ci sarebbe stata utile una visita al reparto in cui alcuni di voi hanno l’opportunità di frequentare lezioni scolastiche e universitarie, oppure la redazione del vostro giornale. Per noi, studenti a volte svogliati ed eccessivamente lamentosi, la passione che ci mettete sarebbe sicuramente stata da stimolo e da esempio. Ancora grazie di averci permesso di conoscere il vostro mondo, ora noi vi attendiamo nel nostro.


Ho cambiato parecchie idee su di voi



Caro Nicola,
L’incontro per me più interessante e produttivo è stato quello che ha coinvolto anche te di persona, qui nel nostro istituto, assieme ad un altro tuo “collega” che fa parte della redazione di ‘Ristretti Orizzonti’. Rispetto alla prima lettera che vi ho scritto ho cambiato parecchie idee su di voi, e in positivo! Io sono quello che hai incontrato in aula finita la conferenza, se ti ricordi ho parlato di te, perché mi era capitato di soffermarmi maggiormente sul tuo articolo “Il ritorno in ‘quasi libertà’” dovendo preparare per la classe l’argomento del rientro nella società dopo il periodo di detenzione.
Questa lettera non sarà come tutte le altre che “tirano le somme” di come sono andate le cose, ma è solo un modo per salutarti e augurarti buona fortuna. La tua storia mi è sembrata incredibile, soprattutto per tutti quegli anni che ti hanno dato per aver combinato qualcosa dentro il carcere… per questo ti auguro buona fortuna per il futuro e anche ti raccomando di evitare a tutti i costi quel “fallimento dietro l’angolo”. Quindi a presto, perché spero verremo ancora coinvolti in futuro in questo progetto molto costruttivo ed in certo modo deterrente… sappiamo tutti cosa voglio dire, perché conoscendo prima certe cose si cerca di evitarle.

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