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martedì 1 marzo 2016

Questioni di Crudeltà

Facilmente sentiamo parlare di donne vittime, donne picchiate ed uccise dai loro mariti, dai loro fidanzati, dai loro ammiratori. Sembra qualcosa di ordinario, inarrestabile come una valanga.
Ogni anno se ne discute, perchè ogni anno sono tante le donne che subiscono questi uomini.
Donne, che sono brave persone, madri amorevoli, sorelle, letteralmente amate da tutti.
Dopo che si leggono e si vedono ai Tg nazionali questi fatti di cronaca, si diventa femministe quasi per forza; se non lo diventi significa che non sei empatica.

Eppure mi chiedo se non sia facile, dare solo questa versione dei fatti, se non sia comodo e in qualche modo, paradossalmente, maschilista; perchè è meglio dare la colpa al sesso forte, lasciando alle donne il ruolo di vittime.

Eppure, i migliori omicidi, per me, sono le donne a farli, sarà perchè quando vengono innescate non si fermano mai, spingendosi oltre, arrivando dove gli uomini non osano.
Iniziando da Bloody Mary, Erzsebet Bathory, parlando di Leonarda Cianciulli, assaporando la vicenda di Katherine Knight, entrando dentro Bergen-Belsen con Irma Grese, la storia invece è piena di donna mostruose, sadiche, violente, tanto da far rabbrividire il sesso forte.
Nel 1700 è  Elizabeth Brownrigg il vero mostro della Gran Bretagna, una levatrice che per divertimento torturò ed uccise diverse ragazze, insieme al marito e al figlio. Scoperta per caso, perchè una vittima non è morta quando doveva.
Nel 1800 è invece Martha Rendell ad atterrire l'Australia, per avere ucciso i figli del compagno tramite un veleno che, provocava loro una morte lenta per soffocamento, in preda a tosse e sangue.
Nel 1988 in California sarà il caso di Kerry Dalton a scuotere l'opinione pubblica, quando uccise la sua amica durante una discussione per la loro dipendenza da Anfetamina. Torturando per ore quella che era anche la sua coinquilina lo fece diventare quasi un gioco, aiutata dal compagno e da una loro conoscenza.
Famosa è anche Karla Leanne Homolka che insieme al fidanzato e poi marito ha ucciso e stuprato anche la propria sorella, pur di rendere contento il suo "Ken".
Jane Andrews, guardarobiera di Sarah Ferguson ucciderà il fidanzato quando lui minaccerà di lasciarla, escludendola dalla vita sfarzosa a cui ambiva.

Ma questo è nulla se consideriamo anche altri casi, dove sono le madri a togliere la vita ai loro stessi figli, sia per punire il marito o per riscuotere i soldi delle polizze sulla vita.
Nel 1992 Robin Lee Row uccide in un incendio doloso il marito ed i due figli, curandosi di avere come alibi una sua amica che l'avrebbe ospitata per la notte.
Uccide per denaro, come già aveva fatto anni prima.
1972, U.S.A. MaryBeth Roe Tinning viene incriminata per la morte di uno dei suoi figli, anche se per anni uccide tutti quelli che mette al mondo. Cercando di attirare su di se, l'attenzione di tutti è stata dichiarata affetta dalla sindrome di Munchhausen by proxy.

Io credo che tutte queste donne, anche se in modo contorto, puntavano prima di tutto a realizzare loro stesse, ad innalzare la loro persona, anche a livello sociale, volevano uscire da uno stereotipo e quando non ci sono riuscite, crollando, hanno distrutto la vita stessa a cui sentivano di dover appartenere.
Le opportunità che avevano sfruttato, fossero anche persone innocenti diventavano l'ostacolo alla loro libertà o un veicolo per potersi riaffermare.
Mi piace ricordarle perchè mi danno un senso di uguaglianza, anche quando si parla di assassini seriali, di sociopatici, di menti che sembrano vivere solo per fare del male al prossimo.

La verità è che possiamo tutti commettere un crimine, in modo diverso, ma possiamo farlo e certe volte, anche le donne riescono ad esternare una malvagità primordiale e violenta. Credo sia congenito, questo aspetto, in tutto il genere umano, sta alla base delle guerre, delle stragi, di moltissime sparizioni.
Mi piace ricordare queste donne perchè maggiormente mi informo, più semplice sembra il quadro della situazione, ed ogni volta che rileggo o rivedo un caso di cronaca nera che, mi ha entusiasmato, mentalmente inizio a fare considerazioni sociali, antropologiche e man mano il mondo dove vivo mi fa meno paura.
Sono Mostri, ma sono reali, e prima di diventare i volti del male erano persone con problemi, con passati difficili, esseri umani che avevano dato dei segnali e non sono stati colti.
Trascuriamo così tante cose nel mondo che, alcune di loro finiscono per uccidere.




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