BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

giovedì 17 marzo 2016

Quant'è cattivo quest'uomo!

Bisogna capire quant'è cattivo quest'uomo. 
Mi ricordo seduto sul divano di una casa che avevo raggiunto dicendo io vengo in pace. E' quello che succede sempre, ormai ha l'età della seconda guerra mondiale, da quando mi capita di conoscere qualcuno, è così: vado e vengo in pace.
Ma lui,  non lo conoscevo abbastanza. Il cattivo s'era nascosto sempre, mi sfuggiva o fuggiva. Non l'ho mai capito bene. Fatto sta che capitò che stavo male, forse per colpa sua, ma di certo per colpa di mia madre che mi impose di fare il giudice. Anche i giudici sono come me: s'impongono.
A quel tempo pensavo che l'America fosse il massimo. Lo pensavano tutti, del resto, siamo i migliori amici degli americani e dei marines che non ci fanno la guerra. E questo basta a chiarire il paradosso. Ma quando entrai in quella stanza, fui certo che non era come l'avevo immaginato. Un giudice anche lui e con il mio stesso cognome? Una famiglia dovrebbe avere gli stessi geni, le stesse animosità, gli stessi complessi, altrimenti che famiglia è? Non a caso esistono i cornuti. Quindi venne a sedersi di fronte, sulla poltroncina rossa. Vabbè. Seppure a mezzo metro, lo sentii distante e mi parve un telepatico di prim'ordine. Infatti, non riuscivo a pensare nient'altro se non che mi stava pensando. Ma così, io,  non riuscivo a pensare e mi chiesi se avesse capito cosa ci stavo a fare lì, io. Non lo sapevo neanch'io. Ma ero lì che pensavo d'essere pensato durante una conversazione di qualche parola. Quando uscii, il suo quadro americano appeso al muro mi perseguitava come un chiodo infilato nella testa. Non potevo liberarmene, la mia testa era anima e corpo dentro la cornice insieme a un quadro orribile che detestavo tanto quanto mi ossessionava.
Un giorno arrivò la telefonata, quando mi disse che ero da mangiare. Cioè, non mi disse proprio così, ma il mio vicino, Luigi, si mise a ridere sotto i baffi alla Adolf Hitler macchiati di nicotina sigarrosa e toscana. Beh!, non disse proprio così, ma che avrei dovuto mangiare fu la traduzione di Luigi, un cattivissimo anche lui. Mia madre non declinò l'invito, ma neanche le fece piacere. Era come la casa calda alla quale bisogna far cambiare l'aria perché sa di rinchiuso.
Dunque, come dissi, vengo in pace.
Cazzo! Bisogna capire quant'è cattivo quest'uomo, perché durante un interrogatorio, la migliore performance dei telepatici, gli dissi "a volte" che lui sentì con le due "vv" che significano una coniugazione del verbo avvolgere e non l'avverbio di tempo nato dalla composizione di "a".
Cazzo! Bisogna capire quant'è cattivo quest'uomo, se malgrado il doppio gioco delle "v" decise che ero un professore. Lo decise e la malattia si propagò alla velocità della luce, tant'è che tre minnuti dopo, quando uscii da quell'interrogatorio, ero confuso e fui infastidito dal portiere che mi salutò arrivederla, professore.
Non è passato neanche un giorno che anche i carabinieri si sono persi dietro l'epiteto del professore perché tuttora non si spiegano come possa essere vero che un cattivo come lui, sia improvvisamente così buono, da non avere mentito. E tenetelo presente, i professori sono anche giudici. Infatti, credo che i mafiosi usino il pensiero... Meglio per me. Detto da loro, sarebbe un'offesa. Mi piace che sia vero. 
Grazie per l'attenzione una mattina di marzo 2016
Marcello Scurria

0 commenti:

Posta un commento