BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

venerdì 18 marzo 2016

Morte di Varani tra disagio, degrado e ineluttabile follia

La morte di Luca Varani, barbaramente massacrato durante un festino, è uno degli episodi più agghiaccianti accaduti negli ultimi anni, forse uno  scenario peggiore del massacro del Circeo: pura violenza e il nulla esistenziale da parte dei protagonisti.


Resta la grande rilevanza mediatica che ha calcato la mano sul particolare che l’orrendo delitto è stato consumato all’interno di un’orgia omosessuale con uso sfrenato di cocaina e alcol.

Marco Prato, uno dei due  carnefici di Luca, è un noto attivista LGBT,  conosciuto come “la lesbica con la parrucca” e organizzava serate ed eventi nel primo club transgender in Italia. Il compare, Manuel Foffo, dichiaratamente etero.

Invece si tratta solo di degrado. Luca sì, è stato ucciso anche da uno che gli aveva promesso 150 euro per una serata in compagnia. Prato lo ha accolto vestito da donna perché “A Manuel piaceva che fossi la sua bambolina, con smalto e tacchi a spillo” insieme volevano simulare uno stupro con un prostituto, un rapporto a tre, condito da droga e alcol, sfociato nel delirio.

Varani, a causa di un farmaco, ad un certo punto si è sentito male, e questo ha scatenato una ferocia bestiale in Foffo che urlava invasato “Questo stronzo deve morire”, ferocia unita ad un improvviso quanto insensato odio nei confronti della vittima.

Almeno trenta le martellate con cui hanno devastato il cranio di Luca, dopo lo hanno accoltellato al collo e al volto, tentando di strangolarlo a mani nude, dopo avergli reciso le corde vocali per far sì che non urlasse: uno scenario che le parole fanno fatica a descrivere.

Un’agonia infinita, quella di Luca, durata tutta la notte “La mattina gli abbiamo messo una coperta sul volto, respirava ancora, hanno ammesso gli assassini.

Quando i carabinieri hanno fatto irruzione nell’appartamento si sono trovati di fronte una scena del delitto raccapricciante per l’efferatezza delle sofferenze inferte alla vittima, che aveva ancora il coltello conficcato nel collo.

I due erano usciti, dopo essersi addormentati, sfatti, sul corpo devastato di Luca. Erano andati a bere tranquillamente in alcuni locali, dopo aver appagato il loro crudele desiderio di malvagità.

Fonti attendibili confermano che Marco Prato amava fare sesso usando delle lamette per tagliuzzare il corpo del partner o farsi tagliare a sua volta, così da succhiare il sangue che fuoriusciva.

In questi casi ci troviamo di fronte ad un disturbo grave dell’identità di genere unito a una omosessualità egodistonica, elementi che incidono sull’equilibrio psicopatologico e possono portare l’individuo a un tentativo di ‘automedicazione’ con sostanze psicoattive come la cocaina”.

Prato, il  mostro amante delle notti sbagliate, dense di alcol, coca e allucinogeni, si faceva di GHB, la “droga frocia”, consumata mentre si intratteneva in fugaci rapporti sessuali, parte integrante del suo universo malato.

Uno spaccato neanche più borderline, il confine Foffo e Prato, lo avevano oltrepassato da un pezzo. Ma si tratta di individui, non di una comunità, che adesso ha paura che si racconti di folli serate arcobaleno, che qualcuno tenti di scoperchiare un vaso di Pandora che non esiste, o meglio, che coinvolge un numero fisiologico in ciò che viene definita depravazione, così come avviene tra gli eterosessuali.

Prato e Foffo sono due soggetti malati, ossessionati dal sesso estremo, sino ad arrivare alla distruzione di se stessi, oltre che del povero Luca, semplicemente capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Tutto senza ciurlare nel manico e parlare di vita gay o comportamento gay.

Non è la comunità omosessuale che ha creato due mostri, ma solo le loro menti malate di un edonismo che non conosce limiti e il disprezzo di qualsiasi regola.

Le miserevoli vite dei due assassini si srotoleranno tra talk show, rinvii a giudizio e processi, che non vedranno il giusto epilogo per tanto orrore: ovvero l’ergastolo, ma sicuramente aggrappandosi al cavillo che erano strafatti di cocaina, gli abilissimi legali otterranno attenuanti e la momentanea incapacità di intendere e volere.

Liberi di tornare tra qualche anno, neppure molti, nella profonda disperazione di un mondo di degrado, di disagio, di ineluttabile follia.

0 commenti:

Posta un commento